Quanti di noi potrebbero raccontare almeno un’occasione in cui, mentre eravamo affranti, arrabbiati, preoccupati o sofferenti, abbiamo tenuto in braccio il nostro micio e le sue fusa hanno mitigato il nostro stato d’animo?

Quanti di noi potrebbero raccontare almeno un’occasione in cui, mentre eravamo affranti, arrabbiati, preoccupati o sofferenti, abbiamo tenuto in braccio il nostro micio e le sue fusa hanno mitigato il nostro stato d’animo? Penso che sia capitato a tutti, così come ciascun fortunato “coinquilino” del gatto si sarà abituato a godere dei momenti passati ascoltando il ronfare placido del soddisfatto felino.

Chi ha proposto la teoria che vede le fusa come effettivamente terapeutiche (anche a livello medico) è Véronique Aiache, che nel libro “La terapia delle fusa” (Armenia editore) dimostra questa tesi con esempi, ricerche scientifiche e qualche aneddoto personale.
La cosa più interessante di questo libro sono alcuni studi scientifici relativi alla positiva influenza del gatto sulla nostra salute: “Sapevamo che accarezzare un gatto fa abbassare la pressione arteriosa e il ritmo cardiaco. Avevamo constatato anche che le fusa del gatto hanno un effetto calmante sul bambino che si muove nel ventre della madre. Studi più recenti rivelano che le fusa faciliterebbero inoltre la guarigione di disturbi osteoarticolari, muscolari, tendinei e respiratori”. Questo si deve al fatto che la frequenza delle fusa feline si estende dai 25 ai 50 hertz, che è lo stesso intervallo di frequenza usata in ortopedia per trattare fratture mal consolidate o artrosi degenerative. Inoltre è stato osservato che che “i gatti presenterebbero cinque volte meno postumi dei cani e ritornerebbero in forma tre volte più in fretta… di qui l’ipotesi che le fusa avrebbero una vera e propria azione terapeutica”.

Le fusa del gatto funzionano come un farmaco per ridurre lo stress e anche per tenere sotto controllo l’insonnia. Le vibrazioni sonore emesse dall’animale, infatti, hanno potere terapeutico secondo il veterinario francese Jean-Yves Gauchet padre della ‘ron ron terapia’ nel Paese d’oltralpe.
Secondo Gauchet quando l’organismo lotta contro situazioni di disagio, come lo stress, le fusa del gatto agiscono come calmante, al pari della musica. Il ‘ron ron’ prodotto dal gatto proviene dalla laringe e, tra gatti, è un segno di rilassamento. “E’ il primo segnale, dice l’esperto, che la madre invia al cucciolo, un richiamo al riconoscimento e anche di rassicurazione”.

L’uomo percepisce le fusa attraverso il timpano, ma non solo. “Anche attraverso i corpuscoli di Pacini, recettori sensoriale presenti nella cute, sentiamo i ronflamenti che emette l’animale a frequenze base, tra 20 e 50 hertz. Pensieri positivi e di benessere vengono così inviati al nostro cervello”, spiega Gauchet.
In generale, tutti sappiamo come il suono del “ron-ron” abbia il potere di cullarci e distenderci i nervi tesi e anche il gatto “usa” questa sua capacità non solo per esprimere felicità ma anche come auto-calmante naturale.

A onor del vero, mi sono rimaste alcune perplessità rispetto a un paio di capitoli: forse sarò troppo “occidentalizzata” e poco incline a discorsi mistico-spirituali che indicano il gatto come “fonte di energia positiva” e stimolatori del “Chi”… ma in ogni caso un paio di questioni non mi hanno convinta, non ultimo il fatto che la gatta della scrittrice non sia stata sterilizzata e la sua seconda cucciolata abbia seriamente corso il rischio di essere soppressa poco dopo la nascita.

In ogni caso vi invito a leggere questo libro, se vi dovesse capitare, perchè nel complesso resta una lettura molto interessante e sicuramente altrettanto originale, anche in quanto ricca di approfondimenti storici e folkloristici davvero ben fatti. Inoltre è indubbio che la compagnia di un gatto fuseggiante sia tra le più positive al mondo, non solo per i suoi effetti “sonori” benefici, ma anche per l’affetto che il micio ci dimostra con questo dolce suono!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here