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Arte
prosa

Nei ricordi

Nei ricordi di ogni uomo ci sono certe cose che egli non svela a tutti, ma forse soltanto agli amici. Ce ne sono altre che non svelerà neppure agli amici, ma forse solo a sé stesso, e comunque in gran segreto. Ma ve ne sono infine, di quelle che l'uomo ha paura di svelare perfino a sé stesso, e ogni uomo perbene accumula parecchie cose del genere.

 

Fëdor Dostoevskij "Memorie dal sottosuolo" (1864)

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Sapere

Sapere che lui si era emozionato guardandomi le gambe mi sembrava una cosa straordinaria: lo straordinario del desiderio. Che fantasticasse eroticamente su di me non c’era dubbio, e tanto intenso è stato il suo fantasticare che ha finito per contagiarmi.

Dacia Maraini
(Dolce per sé)

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Egli trovò il mio essere

Egli trovò il mio Essere - lo tirò su -
Lo mise bene a posto -
Poi incise il suo nome - su di esso -

Emily Dickinson

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Perché lasciare l'arte solo agli artisti?

« Perché lasciare l'arte solo agli artisti? Sta a ciascuno di voi diventare poeta, pittore o musicista nella vostra vita. E non domandatevi se sarete riconosciuti come artisti dalle persone che vi sono vicine o dal pubblico. Sarete voi a sapere, a sentire, che il vostro lavoro è lì, in voi: non potrete dubitarne. Direte: «Ma se quelle creazioni rimangono in me, nessuno ne beneficerà». In effetti, all'inizio sarete un artista sconosciuto, autore di capolavori ignoti. Ma nel mondo invisibile vi sono altre creature, vi è tutto un pubblico angelico che verrà a guardare, ad ascoltare. È prima questo pubblico angelico che dovete attirare.
Quindi, per il momento, preoccupatevi solo di fare bene il vostro lavoro e di perseverare. Perché è una legge: nulla di ciò che riusciamo a realizzare interiormente rimane senza effetto, e questo vale in primo luogo per noi stessi. Se con i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri desideri, riusciamo a creare in noi il paradiso, saremo noi i primi a viverci. E poi, a poco a poco, tutti gli esseri che si avvicineranno a noi, inizieranno a sentire che lì ci sono costruzioni magnifiche, che c'è un giardino pieno di alberi, di fiori e di uccelli.  »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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La fine è il mio inizio

I libri. Sono stati i miei grandi amici, perché non c'è di meglio che viaggiare con qualcuno che ha fatto già la stessa strada, che ti racconta com'era per paragonare, per sentire un odore che non c'è più, o che c'è ancora. (Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio)

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Voglio che tu abbia una felicità delirante!

O almeno non respingerla.
Lo so che ti sembra smielato ma l’amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: Buttati a capofitto! Trovati qualcuno che ami alla follia e che ti ami alla stessa maniera!
Come trovarlo? Be’, dimentica il cervello e ascolta il cuore. Io non sento il tuo cuore perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente, beh, equivale a non vivere. Ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto.

( Anthony Hopkins in Vi presento Joe Black del 1998 )

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Accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti – (Dal film/libro “Mangia, prega, ama” – di Elizabeth Gilbert)

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali David. Accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere se stesso, e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione.
Anche in questa città eterna l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo essere sempre preparati ad ondate infinite di trasformazioni.
Sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.”
(Mangia, prega, ama – autobiografia della scrittrice statunitense Elizabeth Gilbert)


 

«Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo “La Fisica dell’Anima”, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.»
(Mangia, prega, ama – autobiografia della scrittrice statunitense Elizabeth Gilbert)

 

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Ritratti, n°6 - Marco Cavaliere

Oggi ho tre soldi in meno in tasca.
Il primo soldo l'ho dato ad un distributore per comprare le sigarette, le ho aperte, le ho fumate e ho chiuso gli occhi. Mi sono sentito un po' più povero, ma molto meno nervoso.
Perché un po' di nicotina vale più di un soldo in meno in tasca.
Oggi ho tre soldi in meno in tasca.
Il secondo soldo l'ho dato ad un bar per comprare un gratta&vinci, l'ho grattato, non ho vinto e ho chiuso gli occhi. Mi sono sentito un po' più povero, ma molto meno annoiato.
Perché un po' di adrenalina vale più di un soldo in meno in tasca.
Oggi ho tre soldi in meno in tasca. Il terzo soldo l'ho regalato ad un gelataio per un cono a due gusti, stracciatella e pistacchio. Poi l'ho consegnato al bambino di cinque anni che mi aveva chiesto un soldo e l'ho guardato negli occhi.
Non mi sono sentito un po' più povero, questa volta no.
Mi sono sentito infinitamente ricco.
Perché il sorriso di un bambino vale tutti i soldi del mondo.

Oggi ho le tasche piene.

(Tratto da "Ritratti": http://www.marcocavaliere.it/index.php?category=Ebooks)

Marco Cavaliere
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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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