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Arte

Ciascuno

Ciascuno la propria tristezza
se la compra dove vuole –
come vuole –
anche qui –

Antonia Pozzi
[12 maggio 1933]

Posted by Fare del bene

Altro di Fare

Te

Te
lasciarti essere te
tutta intera
Vedere
che tu sei tu solo
se sei
tutto ciò che sei
la tenerezza
e la furia
quel che vuole sottrarsi
e quel che vuole aderire
Chi ama solo una metà
non ti ama a metà
ma per nulla
ti vuole ritagliare a misura
amputare
mutilare
Lasciarti essere te
è difficile o facile?
Non dipende da quanta
intenzione e saggezza
ma da quanto amore e quanta
aperta nostalgia di tutto-
di tutto
quel che tu sei
Del calore
e del freddo
della bontà
e della protervia
della tua volontà
e irritazione
di ogni tuo gesto
della tua ritrosia
incostanza
costanza
Allora
questo
lasciarti essere te
non è forse
così difficile.

[E.Fried]

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Le persone pi incantevoli al mondo hanno sempre un vissuto complesso.

Sono spesso le più difficili
ma anche quelle che sanno dare di più.
Chi ha fardelli di dolori interiori ma non si è arreso riserva a chi ama i sorrisi migliori,
quelli ancora vivi.
Perché le persone incantevoli hanno vinto
il disincanto e per vincere il disincanto
ci vuole tanto coraggio,
lo stesso che serve per i sentimenti…

M.Bisotti

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Spesso ripeto

Spesso ripeto sottovoce
che si deve vivere di ricordi solo
quando mi sono rimasti pochi giorni.
Quello che è passato
è come se non ci fosse mai stato.
Il passato è un laccio che
stringe la gola alla mia mente
e toglie energie per affrontare il mio presente.
Il passato è solo fumo
di chi non ha vissuto.
Quello che ho già visto
non conta più niente.
Il passato ed il futuro
non sono realtà ma solo effimere illusioni.
Devo liberarmi del tempo
e vivere il presente giacché non esiste altro tempo
che questo meraviglioso istante.

Alda Merini

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Scegli

Scegli i vetri colorati – verdi, rossi, blu,
un po' di viola e il rosa con parsimonia.
Lo sai, ci vuole moderazione coi colori;
inoltre non un disegno già tracciato.
Meglio sia il disegno a secondare i colori, e non l’opposto.
Una certa indeterminatezza,
insieme all'imprevisto, aggiungono molto all'opera.
Ma senza esagerare; – ogni eccesso tradisce.
Sì, così. Per esempio
questo Santo ti è venuto un po’ troppo giallo.
Lascialo pure.E queste foglie
troppo grandi, troppo verdi – innaturali.
Mi piacciono.
Quando declina il sole,
questo verde si gloria nella casa.
In una simile foglia
può essere avvolto il mondo intero e anch' io, e riposarci
tutta notte.

Ghiannis Ritsos

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Se potessi...

Se potessi rivederti fra un anno farei tanti gomitoli dei mesi.
Se l'attesa fosse di secoli li conterei sulla mano.
E se sapessi che finita questa vita la mia e la tua proseguiranno insieme, getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l'eternità.

Emily Dickinson

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Ode all'autunno

Stagione di nebbie morbidamente infruttuose,
intima amica del sole al suo culmine,
che cospiri con lui per caricare e benedire
di frutti le viti che s’arrampicano sulle grondaie;
e che fai piegare sotto le mele gli alberi del casolare,
e riempi di maturità tutti i frutti fino al torso,
tu che gonfi la zucca, e arrotondi i gusci delle nocciole
con dolcezza; per poi farne sbocciare altri
e altri ancora, fiori tardivi per le api,
affinché esse credano che i giorni tepidi non finiranno mai,
perché l’Estate ha colmato fino all'orlo le loro dimore.
Chi non t' ha visto immerso nella tua ricchezza?
Talvolta chi ti cerca, può trovarti
seduto senza pensieri sull’aia,
con i capelli appena sollevati dal vaglio del vento;
o sprofondato nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
assopito dai fumi dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il prossimo fascio, e i suoi fiori intrecciati:
e talvolta come una lama, tu tieni
ferma la testa sotto un pesante fardello attraversando un ruscello;
o presso un torchio da sidro, con sguardo paziente,
osservi smarrito gli ultimi stillicidi per ore ed ore.
Dove sono i canti della Primavera? Sì, dove sono?
Non pensare ad essi; tu che una musica ce l’hai,
mentre nuvole striate fioriscono nel giorno che lento muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di fieno;
allora in un lamentoso coro i moscerini gemono
tra i salici del fiume, portati in alto
o lasciati cadere, dal vento lieve;
e adulti agnelli belano forte dal limite collinoso;
le cavallette cantano; ed ora con dolci acuti
il pettirosso fischia dal recinto d'un giardino;
e le rondini si raccolgono trillando nei cieli.

John Keats

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La dolcezza di quel viso

È inutile - mi perseguita struggente
La dolcezza di quel viso.
Lo sfavillio del suo sguardo splendente -
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L'ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L'aura della mia memoria.

John Keats
 

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Nonna

Un giorno moriremo, ma il canto viene prima.
Nonna tu nei cortili dell’estate, già alzata all’alba,
sola ad aprire imposte e ricevere il sole,
accompagnando la febbre dei miei ultimi sogni con lo strofinio appena udibile dei tuoi passi,
entrando dalla parte del giorno a restituirmi il mondo nella fragranza del caffellatte.
Non dimentico nulla, io crebbi sulla sponda della tua vestaglia e dei tuoi scialletti,
del tuo gusto per il lilla che ti fa come una cenere di colombe fra i capelli e le guance,
e sento un’altra volta il soave andare delle pantofole che ti portai dal Cile.
Tu non lo sai, nonna, però in te finisce il tempo, la successione dei giorni e delle spiagge, delle aule e dei pianti, dell’amore nei suoi mille specchi, dell’uomo e del bambino che riconciliano le loro distanze nei tuoi occhi, paese della pace.
Ti vedo e sono piccolo e sono proprio io, e niente impedisce che il piccolo e l’uomo ti diano lo stesso bacio e si rifugino nel tuo abbraccio. Questi capelli che tu accarezzi e che pettinasti per la prima volta, questa fronte che stai baciando e che lavasti dal sudore della nascita, queste mani che vanno per il mondo palpando i suoi bei vuoti, e che guidasti nel primo incontro con il cucchiaio e la palla,
tornano al posto del riposo, e non se ne vanno, nonna,
sebbene io viva alzato verso tante rotte, non se ne vanno, nonna.
La nonna spunta con il giorno a visitare l’orto e le galline
spartisce l’acqua e il mais, ammira i pomodori e i loro progressi,
e va per le profondità della casa distribuendo l’ordine.
Ho dieci anni, vivo insieme ai bruchi e alle anatre, sono tenero e crudele, ammazzo e proteggo, ordino come un re le cose del mio regno,
e sopra di me sta la nonna, le arrivo già all’altezza delle spalle, sulla punta dei piedi arrivo a baciarla,
e i nostri occhi si scoprono nell’allegria comune dei polli nati durante la notte.
Il nostro giardino durò quanto l’infanzia. Né tu né io lo dimenticheremo,nonna.
Non dimenticheremo il sapore delle pesche bianche,
delle barbabietole, delle zucche incendiate.
Fu il tempo del riso al latte coperto di cannella, del piacere delle pannocchie sulla tavola tesa sotto i pergolati.
Stai nella cucina in penombra, con i glicini alla porta,
e curi le cadenze delle bacinelle di gelatina,
le marmellate invernali che ordinerai nella credenza.
Io sto lì, con Giulio Verne e una botta al ginocchio,
felice, guardandoti, sicuro che niente potrà mai accadermi,
tu mi tieni con te, vicino al fornello da cui l’aroma
inzuccherato cresce come un soave vulcano dipinto a lapis.
Un giorno moriremo, ma prima viene il canto.
E non solo ieri, nonna. A ogni svolta stai lì,
e che il tuo amore senza altra causa che se stesso
ci sostiene nella notte e ci restituisce l’alba dell’incontro,
e il tempo gira la testa e ci accetta interi,
con il bambino che piange tra le tue braccia,
con il viaggiatore che si lava della polvere nel tuo sorriso,
con la giovane nonna che corre in mezzo alla neve per rallegrare il nipote,
con questa vecchietta che sostiene sulla soglia la lampada del benvenuto.
E il primo che muoia sappia che niente muore
e che la perfezione regnò nel suo giorno.

Julio Cortazar

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Ci sono parole...

Ci sono parole che non diciamo
e che mettiamo senza dirle nelle cose.
E queste le osservano,
e un giorno ci risponderanno con quelle
e ci salveranno il mondo,
come un amore segreto
le cui due estremità
hanno un solo ingresso.
Non ci sarà nessuna parola
di quelle non dette
che abbiamo messo
inavvertitamente nel nulla?

(Roberto Juarroz)

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