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Arte

Sii dolce con me. Sii gentile

Sii dolce con me. Sii gentile. E’ breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne abbiamo dell’infinità. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile. La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo di ogni guizzo e volteggio e maturazione e radice e scorrere d’acqua e scatto e becchettio e schiudersi o svanire di foglie fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il mio ardore d’essere qui. Ringraziamo. Ogni tanto. Sia placido questo nostro esserci - questo essere corpi scelti per l’incastro dei compagni d’amore. Nei libri. Mariangela Gualtieri
Posted by Monica Murano

Altro di Monica

Deponi le tue armi

Deponi le tue armi appena il calvario di questi anni ti consegnerà il silenzioso privilegio dell’amore. Nella veste che m’indosserà lo riconoscerai. Colorata e sottile. Avvolgerà le mie caviglie un morbido nastro, da cui vedrai un orlo cinto di smeraldi. Ricorderai che il nostro bene mai ha vissuto di sfarzi, ma di valori di più elevata ammirazione. Nei piccoli gioielli del mio volto porterò quel poco che sempre ha stillato la rarità che non conosce supposizioni. Quei piccoli gioielli, creati dal tempo e dal vento modellati. Li prenderai, ancora, come mio dolce, sicuro dono di questa timida concretezza senza dimore. Dio si mostrerà in un’ora riservata. L’accenno insistente della perfezione verrà dissolta in polvere. La nostra offerta: la corona del cuore. Ci congederemo dal mondo dei pensieri. I fiori e gli uccelli nei nostri amati volti.
Monica Murano
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Volga in tenerezza

Volga in tenerezza il gesto arcaico ché sonno ancor condotto v’è dalla dolce Luna. Sì dal Sole la multiforme vita accresce l’addensato composto velato nei tratti che dal centro oltre irradiano.
Monica Murano
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È più fine, più raffinato

È più fine, più raffinato ciò che oltre la materia si manifesta. Incessante il suo movimento, che reca con sé la vita per nulla stabile, per nulla chiusa. Come in un gioco le geometrie e i numeri s’incontrano, si sovrappongono all’origine di una perfezione non concessa a mani umane. Un movimento. Dentro. Purificati da ogni superbia, il più grande spettacolo della vita non ha costo. Ed è molto più vicino di ogni emozione, molto più elegante di ogni sentimento d’amore. È. Privo da legami temporali, privo da legami spaziali. Senza definizioni alcune. Non è delineato, ma libero. È la libertà dentro il respiro delle cose esistenti.
Monica Murano
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È nella fede

È nella fede senza pareti che vediamo e divinizziamo i ponti. Essi, privi di metallici archi, reggono l’occhio invisibile dell’ amore. I nostri piedi sono veli che hanno l’umana natura dell’incertezza dei passi. Ma quel cammino è l’essenza d’un’antica attesa sottratta dalla realtà-frazione di tempo fin troppo piccola per i confini degli uomini. La luce dell’umanità! Verbo non esiste per descriverla se non il suo stesso manifestarsi. L’alternarsi dei giorni e delle notti possono renderla opaca, come i dubbi della mente. Questa, con perfetta geometria, ripetutamente ripercorre le stolte fattezze che recano pena. Esiste un rischio nell’abbandonare il protetto nido, ma un premio ancor più grande nel rischiare il volo. Ritardarlo è incompiuta maturità. È solitudine che beve l’arsura di un vano pozzo.
Monica Murano
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E se tu - morte

E se tu – morte – / dovessi venire, / sia pure d’improvviso, / non aver timore / di spaventarmi. / Ho ascoltato molte / storie sul tuo conto, / ma so che sei / accanto ai mie passi / tanto quanto la vita. / L’imperituro / Tempo che si crea / incessantemente / è cortese con te. / So che l’umano / non rallegra i tuoi / celesti momenti, / ma io, quando verrai, / avrò un sorriso / anche per te //.

Monica Murano
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Vi è chi – senza esserlo – è

Vi è chi – senza esserlo – è, chi – senza comprendere verbo – parla, chi guarda, ma non vede e chi – inesperto del viaggio a piedi nudi – cammina in comode scarpe. Vi è lo schiavo tra gli schiavi, che vuol mostrarsi padrone del mondo, chi la libertà e il libero arbitrio predica, ma se ne distoglie nell’istante stesso in cui termina il suo sermone, chi legge il giornale senza capire ciò che legge e chi lo scrive al costo della propria anima! Un gregge di matti. Ecco come gli uomini mi appaiono. Ma se scosto lo sguardo altrove, immagini gentili e tanto care mi mostrano la verità di questa vita: le mamme che svegliano i loro figli negli occhi di un’altra giornata appena cominciata. L’operaio che stringe i denti e a pugni stretti consuma tanti fazzoletti. Il contadino che si alza presto al mattino, quando ancora il sole non è giunto al suo tepore mattutino. Lo spazzino che ripulisce le strade, scoprendo nuove contrade. Il calzolaio che prepara gli utensili disponendoli sul tavolo da lavoro, che non brilla certo d’oro. Se mi dicono che sono di facili deduzioni, io rispondo che solo la musica è capace delle più sottili Intonazioni.
Monica Murano
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Orfano l’amore

Orfano l’amore smarrito. Nelle rocce sepolto, nuovo suolo attende. Dal vento, dalla pioggia e dal sole vi è la disgregazione, da cui – dopo lungo tempo – rinasce. Dalla morte, la fertilità. Nulla in superficie è visibile se nei profondi strati non ha potere di filtrare.
Monica Murano
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Il tuo sorgere è il mio sorgere

Il tuo sorgere è il mio sorgere, ogni mattina, a nuovi giorni. Mi offri i primi canti di grazia nell’aria ancora fresca della notte e i colori degli angeli quando dipingono. Tu, pienezza, costante presenza, vita. Non conosco – della mia anima – tutti i suoi misteri, ma so che da Te nasce e in Te muore. Non esistono altre braccia tanto grandi per contenermi tutta. Non esistono altri occhi che intera mi vedono e mi espandono. Tu, mio rotondo altare mattutino, mia quotidiana preghiera. Tu nulla mi chiedi e tutta mi hai. Ogni particella terrena e ogni particella divina. La Tua Luce sussulta nel mio petto. Dolce Padre del mio mondo, cosa spetta ai cuori che in Te viaggiano? Di riposare nei fiori? O danzare nei cieli? O – forse troppo – in eterno contemplarti?
Monica Murano
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Giorni in bianco

In questi giorni, mi levo con le betulle e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento davanti a uno specchio di ghiaccio. Amalgamato al mio respiro sfiocca il latte: così di buon'ora ha facile schiuma. E dove il vetro appanno con l'alito appare, dipinto da un dito infantile, ancora il tuo nome: innocenza! Dopo tanto tempo. In questi giorni, non mi duole di sapere dimenticare e di essere costretta a ricordare. Amo. Fino all'incandescenza io amo, e ne ringrazio biblicamente il cielo. L'ho imparato in volo. In questi giorni, io ripenso all'albatro che mi ha sollevata e trasportata in un paese che è un foglio bianco. All'orizzonte immagino, fulgido nel suo tramonto, il mio favoloso continente laggiù, che mi ha congedata già rivestita del sudario. Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno! Ingeborg Bachmann
Monica Murano
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