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Arte

Passi

Passi cortesi chi del giglio anela il profumo. Passi coraggiosi chi in quel profumo chiede dimora.
Posted by Monica Murano

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Orfano lamore

Orfano lamore smarrito. Nelle rocce sepolto, nuovo suolo attende. Dal vento, dalla pioggia e dal sole vi la disgregazione, da cui dopo lungo tempo rinasce. Dalla morte, la fertilit. Nulla in superficie visibile se nei profondi strati non ha potere di filtrare.
Monica Murano
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La mia determinazione

La mia determinazione arriva col suo modo imprevedibile di esigere la mia totale attenzione. Non si cura dei miei impegni, della mia salute, dei miei umori, butta giù la porta per entrare se è necessario. La sua fermezza mi spiazza ogni volta. E allora, senza troppe osservazioni, mi siedo e l’ascolto. Sento nei suoi toni un turbine di sensazioni che non riesce a trattenere e a cui vorrebbe dare una limpida collocazione, sfilando le giuste parole per esprimere ciò che la contiene. Lei vuole colmarmi in definite sembianze che mai vorrò avere. Le parole, treni senza soste, questo sono, colmi di passeggeri, di odori, di vagoni e finestre aperte al mondo. Di gente che vive e si muove. Ma sono anche granelli di un rosario da celebrare in un tempo e in un ordine precisi; la mia determinazione li stringe nelle mani, ne sente la consistenza e come preghiere vuole sublimarli, ma i granelli si rotolano troppo velocemente tra le labbra del Pensiero per poterle pronunciare completamente. Intanto… la mia determinazione persegue il suo obiettivo, nonostante.

Monica Murano
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Nel consueto uso di chi dorme

Nel consueto uso di chi dorme vestire lopaca apparenza colandola in vuoti modelli non pu giungere al puro stato ma soltanto a un suo riflesso. Sformando le condizionate forme si erge la vivace libert, principio unico che la natura affianca ora privo di corporei legami che nellessenza stessa unito alla sostanza elementare. Se si vuole lacqua non si deve pensare allacqua ma sentire la sua sorgente. Esserne parte.
Monica Murano
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E se tu morte

E se tu morte dovessi venire, sia pure dimprovviso, non aver timore di spaventarmi. Ho ascoltato molte storie sul tuo conto. Non ho ricordi cristallini di te, ma so che sei accanto ai mie passi tanto quanto la vita. Limperituro Tempo che si crea incessantemente cortese con te. So che lumano non rallegra i tuoi celesti momenti, ma io, quando verrai, avr un sorriso anche per te.
Monica Murano
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C un gigante

C un gigante che molto sa della fantasia e che molto prodigo con i bei cuori. Di false fantasie diffidente per sua natura, come un bimbo con un maestro troppo severo. Ma fresca e piena la sua semplicit, da ristorarne i pi audaci combattenti. Non ti sembra che ricordi le sembianze dellamore? Lamore che ha progetti festosi? Quellamore che porta con s un enorme carro capace di trasportare tutte le fatiche s ma anche i trionfi. Quellamore che carezza libera in un rullare di palpiti. Di certo non un souvenir da posare su un bel mobile. Di quelli se ne hanno piene le stanze. Lamore cos spesso temuto per le sue altitudini. Un microbo non potrebbe percorrerle a causa dinsufficienza respiratoria. Ha ben altri progetti dunque lamore.
Monica Murano
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pi fine, pi raffinato

pi fine, pi raffinato ci che oltre la materia si manifesta. Incessante il suo movimento, che reca con s la vita per nulla stabile, per nulla chiusa. Come in un gioco le geometrie e i numeri sincontrano, si sovrappongono allorigine di una perfezione non concessa a mani umane. Un movimento. Dentro. Purificati da ogni superbia, il pi grande spettacolo della vita non ha costo. Ed molto pi vicino di ogni emozione, molto pi elegante di ogni sentimento damore. . Privo da legami temporali, privo da legami spaziali. Senza definizioni alcune. Non delineato, ma libero. la libert dentro il respiro delle cose esistenti.
Monica Murano
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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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E se tu - morte

E se tu – morte – / dovessi venire, / sia pure d’improvviso, / non aver timore / di spaventarmi. / Ho ascoltato molte / storie sul tuo conto, / ma so che sei / accanto ai mie passi / tanto quanto la vita. / L’imperituro / Tempo che si crea / incessantemente / è cortese con te. / So che l’umano / non rallegra i tuoi / celesti momenti, / ma io, quando verrai, / avrò un sorriso / anche per te //.

Monica Murano
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Che la seta voglia

Che la seta voglia / ricoprire lepidermide / dei sofferenti / portando loro le carezze / che la vita ha sgualcito / nelle trame dei loro tessuti / ora nei loro piedi impigliati / che faticosamente / si trascinano nei giorni. / Possano gli Angeli / rifuggire questi aspri destini / violando per eccezione / le divine regole / sgravandone i cammini / con la leggerezza delle loro ali. / Un lieve Tocco / una minima giuntura / basterebbe per svernarne i cuori / e seminare germogli / capaci dinfiorare / il diritto alla felicit / sottratta. Troppo lo strazio / dei debiti di alcuni / per gli egoismi di altri. / Ci deve essere / una foce in cui verdeggia / viva unerba incontaminata, / dove le nuvole sono / soffici passaggi dacqua / rigenerante, dove gli occhi / riescono ancora / a meravigliarsi alzando / lo sguardo al cielo, / dove la dura voce del mare / spoglia calma / dogni mareggiata. / Arrivino, dunque, i rinforzi / per ricacciare i rudimenti / che granitico rendono / ogni tentativo di rivalsa. / Che annichiliscano / il noi fummo e sospingano / il noi siamo //.
Monica Murano
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