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Passi

Passi cortesi chi del giglio anela il profumo. Passi coraggiosi chi in quel profumo chiede dimora.
Posted by Monica Murano

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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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pi fine, pi raffinato

pi fine, pi raffinato ci che oltre la materia si manifesta. Incessante il suo movimento, che reca con s la vita per nulla stabile, per nulla chiusa. Come in un gioco le geometrie e i numeri sincontrano, si sovrappongono allorigine di una perfezione non concessa a mani umane. Un movimento. Dentro. Purificati da ogni superbia, il pi grande spettacolo della vita non ha costo. Ed molto pi vicino di ogni emozione, molto pi elegante di ogni sentimento damore. . Privo da legami temporali, privo da legami spaziali. Senza definizioni alcune. Non delineato, ma libero. la libert dentro il respiro delle cose esistenti.
Monica Murano
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Passi

Passi cortesi chi del giglio anela il profumo. Passi coraggiosi chi in quel profumo chiede dimora.
Monica Murano
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Nel consueto uso di chi dorme

Nel consueto uso di chi dorme vestire lopaca apparenza colandola in vuoti modelli non pu giungere al puro stato ma soltanto a un suo riflesso. Sformando le condizionate forme si erge la vivace libert, principio unico che la natura affianca ora privo di corporei legami che nellessenza stessa unito alla sostanza elementare. Se si vuole lacqua non si deve pensare allacqua ma sentire la sua sorgente. Esserne parte.
Monica Murano
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nella fede

nella fede senza pareti che vediamo e divinizziamo i ponti. Essi, privi di metallici archi, reggono locchio invisibile dell amore. I nostri piedi sono veli che hanno lumana natura dellincertezza dei passi. Ma quel cammino lessenza dunantica attesa sottratta dalla realt-frazione di tempo fin troppo piccola per i confini degli uomini. La luce dellumanit! Verbo non esiste per descriverla se non il suo stesso manifestarsi. Lalternarsi dei giorni e delle notti possono renderla opaca, come i dubbi della mente. Questa, con perfetta geometria, ripetutamente ripercorre le stolte fattezze che recano pena. Esiste un rischio nellabbandonare il protetto nido, ma un premio ancor pi grande nel rischiare il volo. Ritardarlo incompiuta maturit. solitudine che beve larsura di un vano pozzo.
Monica Murano
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Esiste una casa

Esiste una casa, sulle alte montagne, giorno e notte dal cielo benedetta. Di pietre lunari è il suo interno, che scuciono gli spessi abiti per farne gomitoli ai gatti. Granitici timori e ataviche forme in una delusione che – ben presto – avrà il sapore dolce delle mandorle.

Monica Murano
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Sii dolce con me. Sii gentile

Sii dolce con me. Sii gentile. E breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dellumano. Come ora ne abbiamo dellinfinit. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia dimperfetto ci gonfier i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo prezioso pi dellopera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile. La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo di ogni guizzo e volteggio e maturazione e radice e scorrere dacqua e scatto e becchettio e schiudersi o svanire di foglie fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che corpo mangiabile per il mio ardore dessere qui. Ringraziamo. Ogni tanto. Sia placido questo nostro esserci - questo essere corpi scelti per lincastro dei compagni damore. Nei libri. Mariangela Gualtieri
Monica Murano
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Il tuo sorgere il mio sorgere

Il tuo sorgere il mio sorgere, ogni mattina, a nuovi giorni. Mi offri i primi canti di grazia nellaria ancora fresca della notte e i colori degli angeli quando dipingono. Tu, pienezza, costante presenza, vita. Non conosco della mia anima tutti i suoi misteri, ma so che da Te nasce e in Te muore. Non esistono altre braccia tanto grandi per contenermi tutta. Non esistono altri occhi che intera mi vedono e mi espandono. Tu, mio rotondo altare mattutino, mia quotidiana preghiera. Tu nulla mi chiedi e tutta mi hai. Ogni particella terrena e ogni particella divina. La Tua Luce sussulta nel mio petto. Dolce Padre del mio mondo, cosa spetta ai cuori che in Te viaggiano? Di riposare nei fiori? O danzare nei cieli? O forse troppo in eterno contemplarti?
Monica Murano
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La mia determinazione

La mia determinazione arriva col suo modo imprevedibile di esigere la mia totale attenzione. Non si cura dei miei impegni, della mia salute, dei miei umori, butta giù la porta per entrare se è necessario. La sua fermezza mi spiazza ogni volta. E allora, senza troppe osservazioni, mi siedo e l’ascolto. Sento nei suoi toni un turbine di sensazioni che non riesce a trattenere e a cui vorrebbe dare una limpida collocazione, sfilando le giuste parole per esprimere ciò che la contiene. Lei vuole colmarmi in definite sembianze che mai vorrò avere. Le parole, treni senza soste, questo sono, colmi di passeggeri, di odori, di vagoni e finestre aperte al mondo. Di gente che vive e si muove. Ma sono anche granelli di un rosario da celebrare in un tempo e in un ordine precisi; la mia determinazione li stringe nelle mani, ne sente la consistenza e come preghiere vuole sublimarli, ma i granelli si rotolano troppo velocemente tra le labbra del Pensiero per poterle pronunciare completamente. Intanto… la mia determinazione persegue il suo obiettivo, nonostante.

Monica Murano
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