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Arte

È più fine, più raffinato

È più fine, più raffinato ciò che oltre la materia si manifesta. Incessante il suo movimento, che reca con sé la vita per nulla stabile, per nulla chiusa. Come in un gioco le geometrie e i numeri s’incontrano, si sovrappongono all’origine di una perfezione non concessa a mani umane. Un movimento. Dentro. Purificati da ogni superbia, il più grande spettacolo della vita non ha costo. Ed è molto più vicino di ogni emozione, molto più elegante di ogni sentimento d’amore. È. Privo da legami temporali, privo da legami spaziali. Senza definizioni alcune. Non è delineato, ma libero. È la libertà dentro il respiro delle cose esistenti.
Posted by Monica Murano

Altro di Monica

Il tuo sorgere è il mio sorgere

Il tuo sorgere è il mio sorgere, ogni mattina, a nuovi giorni. Mi offri i primi canti di grazia nell’aria ancora fresca della notte e i colori degli angeli quando dipingono. Tu, pienezza, costante presenza, vita. Non conosco – della mia anima – tutti i suoi misteri, ma so che da Te nasce e in Te muore. Non esistono altre braccia tanto grandi per contenermi tutta. Non esistono altri occhi che intera mi vedono e mi espandono. Tu, mio rotondo altare mattutino, mia quotidiana preghiera. Tu nulla mi chiedi e tutta mi hai. Ogni particella terrena e ogni particella divina. La Tua Luce sussulta nel mio petto. Dolce Padre del mio mondo, cosa spetta ai cuori che in Te viaggiano? Di riposare nei fiori? O danzare nei cieli? O – forse troppo – in eterno contemplarti?
Monica Murano
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Deponi le tue armi

Deponi le tue armi appena il calvario di questi anni ti consegnerà il silenzioso privilegio dell’amore. Nella veste che m’indosserà lo riconoscerai. Colorata e sottile. Avvolgerà le mie caviglie un morbido nastro, da cui vedrai un orlo cinto di smeraldi. Ricorderai che il nostro bene mai ha vissuto di sfarzi, ma di valori di più elevata ammirazione. Nei piccoli gioielli del mio volto porterò quel poco che sempre ha stillato la rarità che non conosce supposizioni. Quei piccoli gioielli, creati dal tempo e dal vento modellati. Li prenderai, ancora, come mio dolce, sicuro dono di questa timida concretezza senza dimore. Dio si mostrerà in un’ora riservata. L’accenno insistente della perfezione verrà dissolta in polvere. La nostra offerta: la corona del cuore. Ci congederemo dal mondo dei pensieri. I fiori e gli uccelli nei nostri amati volti.
Monica Murano
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È più fine, più raffinato

È più fine, più raffinato ciò che oltre la materia si manifesta. Incessante il suo movimento, che reca con sé la vita per nulla stabile, per nulla chiusa. Come in un gioco le geometrie e i numeri s’incontrano, si sovrappongono all’origine di una perfezione non concessa a mani umane. Un movimento. Dentro. Purificati da ogni superbia, il più grande spettacolo della vita non ha costo. Ed è molto più vicino di ogni emozione, molto più elegante di ogni sentimento d’amore. È. Privo da legami temporali, privo da legami spaziali. Senza definizioni alcune. Non è delineato, ma libero. È la libertà dentro il respiro delle cose esistenti.
Monica Murano
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Volga in tenerezza

Volga in tenerezza il gesto arcaico ché sonno ancor condotto v’è dalla dolce Luna. Sì dal Sole la multiforme vita accresce l’addensato composto velato nei tratti che dal centro oltre irradiano.
Monica Murano
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È nella fede

È nella fede senza pareti che vediamo e divinizziamo i ponti. Essi, privi di metallici archi, reggono l’occhio invisibile dell’ amore. I nostri piedi sono veli che hanno l’umana natura dell’incertezza dei passi. Ma quel cammino è l’essenza d’un’antica attesa sottratta dalla realtà-frazione di tempo fin troppo piccola per i confini degli uomini. La luce dell’umanità! Verbo non esiste per descriverla se non il suo stesso manifestarsi. L’alternarsi dei giorni e delle notti possono renderla opaca, come i dubbi della mente. Questa, con perfetta geometria, ripetutamente ripercorre le stolte fattezze che recano pena. Esiste un rischio nell’abbandonare il protetto nido, ma un premio ancor più grande nel rischiare il volo. Ritardarlo è incompiuta maturità. È solitudine che beve l’arsura di un vano pozzo.
Monica Murano
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Che la seta voglia

Che la seta voglia / ricoprire l’epidermide / dei sofferenti / portando loro le carezze / che la vita ha sgualcito / nelle trame dei loro tessuti / – ora – nei loro piedi impigliati / che faticosamente / si trascinano nei giorni. / Possano gli Angeli / rifuggire questi aspri destini / violando – per eccezione – / le divine regole / sgravandone i cammini / con la leggerezza delle loro ali. / Un lieve Tocco / una minima giuntura / basterebbe per svernarne i cuori / e seminare germogli / capaci d’infiorare / il diritto alla felicità / sottratta. Troppo lo strazio / dei debiti di alcuni / per gli egoismi di altri. / Ci deve essere / una foce in cui verdeggia / viva un’erba incontaminata, / dove le nuvole sono / soffici passaggi d’acqua / rigenerante, dove gli occhi / riescono ancora / a meravigliarsi alzando / lo sguardo al cielo, / dove la dura voce del mare / è spoglia calma / d’ogni mareggiata. / Arrivino, dunque, i rinforzi / per ricacciare i rudimenti / che granitico rendono / ogni tentativo di rivalsa. / Che annichiliscano / il “noi fummo” e sospingano / il “noi siamo” //.
Monica Murano
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La mia determinazione

La mia determinazione arriva col suo modo imprevedibile di esigere la mia totale attenzione. Non si cura dei miei impegni, della mia salute, dei miei umori, butta giù la porta per entrare se è necessario. La sua fermezza mi spiazza ogni volta. E allora, senza troppe osservazioni, mi siedo e l’ascolto. Sento nei suoi toni un turbine di sensazioni che non riesce a trattenere e a cui vorrebbe dare una limpida collocazione, sfilando le giuste parole per esprimere ciò che la contiene. Lei vuole colmarmi in definite sembianze che mai vorrò avere. Le parole, treni senza soste, questo sono, colmi di passeggeri, di odori, di vagoni e finestre aperte al mondo. Di gente che vive e si muove. Ma sono anche granelli di un rosario da celebrare in un tempo e in un ordine precisi; la mia determinazione li stringe nelle mani, ne sente la consistenza e come preghiere vuole sublimarli, ma i granelli si rotolano troppo velocemente tra le labbra del Pensiero per poterle pronunciare completamente. Intanto… la mia determinazione persegue il suo obiettivo, nonostante.

Monica Murano
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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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E se tu – morte –

E se tu – morte – dovessi venire, sia pure d’improvviso, non aver timore di spaventarmi. Ho ascoltato molte storie sul tuo conto. Non ho ricordi cristallini di te, ma so che sei accanto ai mie passi tanto quanto la vita. L’imperituro Tempo che si crea incessantemente è cortese con te. So che l’umano non rallegra i tuoi celesti momenti, ma io, quando verrai, avrò un sorriso anche per te.
Monica Murano
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