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Arte

Lettere a Milena

Comprendi, Milena, la mia età, l'essere consumato e soprattutto l'angoscia e,comprendi, la tua gioventù,la tua freschezza,il tuo coraggio;e la mia angoscia diventa sempre più grande perché significa un ritirarsi dal mondo, di qui l'aumento della sua pressione, di qui inoltre l'aumento dell'angoscia, mentre il tuo coraggio è un avanzare, donde la diminuzione della pressione, donde l'aumento di coraggio. Ai piedi di queste lettere potrei sedere,felice oltre misura, questa è pioggia sulla testa che arde.

F.Kafka, lettere a Milena

Posted by Fare del bene

Altro di Fare

Nonna

Un giorno moriremo, ma il canto viene prima.
Nonna tu nei cortili dell’estate, già alzata all’alba,
sola ad aprire imposte e ricevere il sole,
accompagnando la febbre dei miei ultimi sogni con lo strofinio appena udibile dei tuoi passi,
entrando dalla parte del giorno a restituirmi il mondo nella fragranza del caffellatte.
Non dimentico nulla, io crebbi sulla sponda della tua vestaglia e dei tuoi scialletti,
del tuo gusto per il lilla che ti fa come una cenere di colombe fra i capelli e le guance,
e sento un’altra volta il soave andare delle pantofole che ti portai dal Cile.
Tu non lo sai, nonna, però in te finisce il tempo, la successione dei giorni e delle spiagge, delle aule e dei pianti, dell’amore nei suoi mille specchi, dell’uomo e del bambino che riconciliano le loro distanze nei tuoi occhi, paese della pace.
Ti vedo e sono piccolo e sono proprio io, e niente impedisce che il piccolo e l’uomo ti diano lo stesso bacio e si rifugino nel tuo abbraccio. Questi capelli che tu accarezzi e che pettinasti per la prima volta, questa fronte che stai baciando e che lavasti dal sudore della nascita, queste mani che vanno per il mondo palpando i suoi bei vuoti, e che guidasti nel primo incontro con il cucchiaio e la palla,
tornano al posto del riposo, e non se ne vanno, nonna,
sebbene io viva alzato verso tante rotte, non se ne vanno, nonna.
La nonna spunta con il giorno a visitare l’orto e le galline
spartisce l’acqua e il mais, ammira i pomodori e i loro progressi,
e va per le profondità della casa distribuendo l’ordine.
Ho dieci anni, vivo insieme ai bruchi e alle anatre, sono tenero e crudele, ammazzo e proteggo, ordino come un re le cose del mio regno,
e sopra di me sta la nonna, le arrivo già all’altezza delle spalle, sulla punta dei piedi arrivo a baciarla,
e i nostri occhi si scoprono nell’allegria comune dei polli nati durante la notte.
Il nostro giardino durò quanto l’infanzia. Né tu né io lo dimenticheremo,nonna.
Non dimenticheremo il sapore delle pesche bianche,
delle barbabietole, delle zucche incendiate.
Fu il tempo del riso al latte coperto di cannella, del piacere delle pannocchie sulla tavola tesa sotto i pergolati.
Stai nella cucina in penombra, con i glicini alla porta,
e curi le cadenze delle bacinelle di gelatina,
le marmellate invernali che ordinerai nella credenza.
Io sto lì, con Giulio Verne e una botta al ginocchio,
felice, guardandoti, sicuro che niente potrà mai accadermi,
tu mi tieni con te, vicino al fornello da cui l’aroma
inzuccherato cresce come un soave vulcano dipinto a lapis.
Un giorno moriremo, ma prima viene il canto.
E non solo ieri, nonna. A ogni svolta stai lì,
e che il tuo amore senza altra causa che se stesso
ci sostiene nella notte e ci restituisce l’alba dell’incontro,
e il tempo gira la testa e ci accetta interi,
con il bambino che piange tra le tue braccia,
con il viaggiatore che si lava della polvere nel tuo sorriso,
con la giovane nonna che corre in mezzo alla neve per rallegrare il nipote,
con questa vecchietta che sostiene sulla soglia la lampada del benvenuto.
E il primo che muoia sappia che niente muore
e che la perfezione regnò nel suo giorno.

Julio Cortazar

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Le persone sono come le vetrate

Le persone sono come le vetrate. Scintillano e brillano quando c'è il sole, ma quando cala l'oscurità rivelano la loro bellezza solo se c'è una luce dentro...

(E.Kubler-Ross)

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Accettiamo di vivere nellinfelicit perch abbiamo paura dei cambiamenti (Dal film/libro Mangia, prega, ama di Elizabeth Gilbert)

“Tutti vogliamo che le cose restino uguali David. Accettiamo di vivere nell’infelicità perché abbiamo paura dei cambiamenti, delle cose che vanno in frantumi, ma io ho guardato questo posto, il caos che ha sopportato, il modo in cui è stato adoperato, bruciato, saccheggiato, tornando poi ad essere se stesso, e mi sono sentita rassicurata. Forse la mia vita non è stata così caotica, è il mondo che lo è, e la sola trappola è restare attaccati ad ogni cosa. Le rovine sono un dono, la distruzione è la via per la trasformazione.
Anche in questa città eterna l’Augusteo mi ha dimostrato che dobbiamo essere sempre preparati ad ondate infinite di trasformazioni.
Sia io che te meritiamo di più che stare insieme perché altrimenti abbiamo paura di essere annientati.”
(Mangia, prega, ama – autobiografia della scrittrice statunitense Elizabeth Gilbert)


 

«Alla fine sono arrivata a credere in una ricerca che io chiamo “La Fisica dell’Anima”, una forza della natura governata da leggi reali quanto la legge di gravità. La regola di questo principio funziona più o meno così: se sei abbastanza coraggiosa da lasciarti indietro tutto ciò che ti è familiare e confortevole e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa a vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esterna che interna, se sei veramente intenzionata a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio, se accetti tutti quelli che incontri strada facendo come insegnanti, e se sei preparata soprattutto ad affrontare e perdonare alcune realtà di te stessa veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.»
(Mangia, prega, ama – autobiografia della scrittrice statunitense Elizabeth Gilbert)

 

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Ci sono cose...

“Ci sono cose che non puoi vedere
con gli occhi:
devi vederle con il cuore
e questo non è facile.
Se ritrovi lo spirito della giovinezza
dentro di te,
con i ricordi di adesso e i sogni di allora,
potrai farlo rivivere
e cercare una strada nell'avventura
che chiamiamo vita,
verso un destino migliore.
E il tuo cuore non sarà mai stanco
né vecchio..”

Sergio Bambarén

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Il piacere

Mi sembra - diceva ad occhi chiusi - che tutti i pori della mia pelle siano come un milione di piccole bocche anelanti alla tua, spasimanti per essere elette, invidiose l’una dell’altra…

[Gabriele D’Annunzio, Il piacere]

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Perch lasciare l'arte solo agli artisti?

« Perché lasciare l'arte solo agli artisti? Sta a ciascuno di voi diventare poeta, pittore o musicista nella vostra vita. E non domandatevi se sarete riconosciuti come artisti dalle persone che vi sono vicine o dal pubblico. Sarete voi a sapere, a sentire, che il vostro lavoro è lì, in voi: non potrete dubitarne. Direte: «Ma se quelle creazioni rimangono in me, nessuno ne beneficerà». In effetti, all'inizio sarete un artista sconosciuto, autore di capolavori ignoti. Ma nel mondo invisibile vi sono altre creature, vi è tutto un pubblico angelico che verrà a guardare, ad ascoltare. È prima questo pubblico angelico che dovete attirare.
Quindi, per il momento, preoccupatevi solo di fare bene il vostro lavoro e di perseverare. Perché è una legge: nulla di ciò che riusciamo a realizzare interiormente rimane senza effetto, e questo vale in primo luogo per noi stessi. Se con i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri desideri, riusciamo a creare in noi il paradiso, saremo noi i primi a viverci. E poi, a poco a poco, tutti gli esseri che si avvicineranno a noi, inizieranno a sentire che lì ci sono costruzioni magnifiche, che c'è un giardino pieno di alberi, di fiori e di uccelli.  »

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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Non amare il florido ramo

Non amare il florido ramo,
non mettere nel tuo cuore
la sua immagine sola;
essa avvizzisce.
Ama l’albero intero,
così amerai il florido ramo,
la foglia tenera e la foglia morta,
il timido bocciolo ed il fiore aperto,
il petalo caduto e la cima ondeggiante,
lo splendido riflesso dell’Amore pieno.
Ama la vita nella sua pienezza,
essa non conosce decadimento.

J. Krishnamurti

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Tu

Tu sei come una pietra preziosa che viene violentemente frantumata in mille schegge per poter essere ricostruita di un materiale più duraturo di quello della vita, cioè il materiale della poesia. È appunto terribile sentirsi spezzati, sentire che in un certo momento, in una certa ora, in un certo giorno, non si è più tutti se stessi, ma una piccola scheggia di se stessi: e questo umilia, lo so.
Io oggi ho colto un attimo del tuo fulgore, e tu avresti voluto darmelo tutto. Ma non è possibile. Ogni giorno un barbaglio, e alla fine si avrà l´intera, intatta luminosità. C´è poi anche il fatto che io parlo poco, oppure mi esprimo in termini un po´ incomprensibili. Ma a questo ci vuol poco a mettere rimedio: sono un po´ in trance, ho una visione o meglio delle visioni, le “Visioni della Medea”: in queste condizioni di emergenza, devi avere un po´ di pazienza con me, e cavarmi un po´ le parole con la forza.
Ti abbraccio.

(Pier Paolo Pasolini a Maria Callas, 1971)

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Egli trov il mio essere

Egli trovò il mio Essere - lo tirò su -
Lo mise bene a posto -
Poi incise il suo nome - su di esso -

Emily Dickinson

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