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Arte

Che la seta voglia

Che la seta voglia / ricoprire l’epidermide / dei sofferenti / portando loro le carezze / che la vita ha sgualcito / nelle trame dei loro tessuti / – ora – nei loro piedi impigliati / che faticosamente / si trascinano nei giorni. / Possano gli Angeli / rifuggire questi aspri destini / violando – per eccezione – / le divine regole / sgravandone i cammini / con la leggerezza delle loro ali. / Un lieve Tocco / una minima giuntura / basterebbe per svernarne i cuori / e seminare germogli / capaci d’infiorare / il diritto alla felicità / sottratta. Troppo lo strazio / dei debiti di alcuni / per gli egoismi di altri. / Ci deve essere / una foce in cui verdeggia / viva un’erba incontaminata, / dove le nuvole sono / soffici passaggi d’acqua / rigenerante, dove gli occhi / riescono ancora / a meravigliarsi alzando / lo sguardo al cielo, / dove la dura voce del mare / è spoglia calma / d’ogni mareggiata. / Arrivino, dunque, i rinforzi / per ricacciare i rudimenti / che granitico rendono / ogni tentativo di rivalsa. / Che annichiliscano / il “noi fummo” e sospingano / il “noi siamo” //.
Posted by Monica Murano

Altro di Monica

Nel consueto uso di chi dorme

Nel consueto uso di chi dorme vestire l’opaca apparenza colandola in vuoti modelli non può giungere al puro stato ma soltanto a un suo riflesso. Sformando le condizionate forme si erge la vivace libertà, principio unico che la natura affianca ora privo di corporei legami che nell’essenza stessa unito è alla sostanza elementare. Se si vuole l’acqua non si deve pensare all’acqua ma sentire la sua sorgente. Esserne parte.
Monica Murano
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Sii dolce con me. Sii gentile

Sii dolce con me. Sii gentile. E’ breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne abbiamo dell’infinità. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile. La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo di ogni guizzo e volteggio e maturazione e radice e scorrere d’acqua e scatto e becchettio e schiudersi o svanire di foglie fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il mio ardore d’essere qui. Ringraziamo. Ogni tanto. Sia placido questo nostro esserci - questo essere corpi scelti per l’incastro dei compagni d’amore. Nei libri. Mariangela Gualtieri
Monica Murano
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È nella fede

È nella fede senza pareti che vediamo e divinizziamo i ponti. Essi, privi di metallici archi, reggono l’occhio invisibile dell’ amore. I nostri piedi sono veli che hanno l’umana natura dell’incertezza dei passi. Ma quel cammino è l’essenza d’un’antica attesa sottratta dalla realtà-frazione di tempo fin troppo piccola per i confini degli uomini. La luce dell’umanità! Verbo non esiste per descriverla se non il suo stesso manifestarsi. L’alternarsi dei giorni e delle notti possono renderla opaca, come i dubbi della mente. Questa, con perfetta geometria, ripetutamente ripercorre le stolte fattezze che recano pena. Esiste un rischio nell’abbandonare il protetto nido, ma un premio ancor più grande nel rischiare il volo. Ritardarlo è incompiuta maturità. È solitudine che beve l’arsura di un vano pozzo.
Monica Murano
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C’è un gigante

C’è un gigante – che molto sa della fantasia – e che molto è prodigo con i bei cuori. Di false fantasie è diffidente per sua natura, come un bimbo con un maestro troppo severo. Ma è fresca e piena la sua semplicità, da ristorarne i più audaci combattenti. Non ti sembra che ricordi le sembianze dell’amore? L’amore che ha progetti festosi? Quell’amore che porta con sé un enorme carro capace di trasportare tutte le fatiche – sì – ma anche i trionfi. Quell’amore che è carezza libera in un rullare di palpiti. Di certo non un souvenir da posare su un bel mobile. Di quelli se ne hanno piene le stanze. L’amore è così spesso temuto per le sue altitudini. Un microbo non potrebbe percorrerle a causa d’insufficienza respiratoria. Ha ben altri progetti – dunque – l’amore.
Monica Murano
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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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Orfano l’amore

Orfano l’amore smarrito. Nelle rocce sepolto, nuovo suolo attende. Dal vento, dalla pioggia e dal sole vi è la disgregazione, da cui – dopo lungo tempo – rinasce. Dalla morte, la fertilità. Nulla in superficie è visibile se nei profondi strati non ha potere di filtrare.
Monica Murano
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Deponi le tue armi

Deponi le tue armi appena il calvario di questi anni ti consegnerà il silenzioso privilegio dell’amore. Nella veste che m’indosserà lo riconoscerai. Colorata e sottile. Avvolgerà le mie caviglie un morbido nastro, da cui vedrai un orlo cinto di smeraldi. Ricorderai che il nostro bene mai ha vissuto di sfarzi, ma di valori di più elevata ammirazione. Nei piccoli gioielli del mio volto porterò quel poco che sempre ha stillato la rarità che non conosce supposizioni. Quei piccoli gioielli, creati dal tempo e dal vento modellati. Li prenderai, ancora, come mio dolce, sicuro dono di questa timida concretezza senza dimore. Dio si mostrerà in un’ora riservata. L’accenno insistente della perfezione verrà dissolta in polvere. La nostra offerta: la corona del cuore. Ci congederemo dal mondo dei pensieri. I fiori e gli uccelli nei nostri amati volti.
Monica Murano
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Esiste una casa

Esiste una casa, sulle alte montagne, giorno e notte dal cielo benedetta. Di pietre lunari è il suo interno, che scuciono gli spessi abiti per farne gomitoli ai gatti. Granitici timori e ataviche forme in una delusione che – ben presto – avrà il sapore dolce delle mandorle.

Monica Murano
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Vi è chi – senza esserlo – è

Vi è chi – senza esserlo – è, chi – senza comprendere verbo – parla, chi guarda, ma non vede e chi – inesperto del viaggio a piedi nudi – cammina in comode scarpe. Vi è lo schiavo tra gli schiavi, che vuol mostrarsi padrone del mondo, chi la libertà e il libero arbitrio predica, ma se ne distoglie nell’istante stesso in cui termina il suo sermone, chi legge il giornale senza capire ciò che legge e chi lo scrive al costo della propria anima! Un gregge di matti. Ecco come gli uomini mi appaiono. Ma se scosto lo sguardo altrove, immagini gentili e tanto care mi mostrano la verità di questa vita: le mamme che svegliano i loro figli negli occhi di un’altra giornata appena cominciata. L’operaio che stringe i denti e a pugni stretti consuma tanti fazzoletti. Il contadino che si alza presto al mattino, quando ancora il sole non è giunto al suo tepore mattutino. Lo spazzino che ripulisce le strade, scoprendo nuove contrade. Il calzolaio che prepara gli utensili disponendoli sul tavolo da lavoro, che non brilla certo d’oro. Se mi dicono che sono di facili deduzioni, io rispondo che solo la musica è capace delle più sottili Intonazioni.
Monica Murano
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