Faredelbene.net

Arte

Orfano l’amore

Orfano l’amore smarrito. Nelle rocce sepolto, nuovo suolo attende. Dal vento, dalla pioggia e dal sole vi è la disgregazione, da cui – dopo lungo tempo – rinasce. Dalla morte, la fertilità. Nulla in superficie è visibile se nei profondi strati non ha potere di filtrare.
Posted by Monica Murano

Altro di Monica

Il tuo sorgere è il mio sorgere

Il tuo sorgere è il mio sorgere, ogni mattina, a nuovi giorni. Mi offri i primi canti di grazia nell’aria ancora fresca della notte e i colori degli angeli quando dipingono. Tu, pienezza, costante presenza, vita. Non conosco – della mia anima – tutti i suoi misteri, ma so che da Te nasce e in Te muore. Non esistono altre braccia tanto grandi per contenermi tutta. Non esistono altri occhi che intera mi vedono e mi espandono. Tu, mio rotondo altare mattutino, mia quotidiana preghiera. Tu nulla mi chiedi e tutta mi hai. Ogni particella terrena e ogni particella divina. La Tua Luce sussulta nel mio petto. Dolce Padre del mio mondo, cosa spetta ai cuori che in Te viaggiano? Di riposare nei fiori? O danzare nei cieli? O – forse troppo – in eterno contemplarti?
Monica Murano
Leggi

La mia determinazione

La mia determinazione arriva col suo modo imprevedibile di esigere la mia totale attenzione. Non si cura dei miei impegni, della mia salute, dei miei umori, butta giù la porta per entrare se è necessario. La sua fermezza mi spiazza ogni volta. E allora, senza troppe osservazioni, mi siedo e l’ascolto. Sento nei suoi toni un turbine di sensazioni che non riesce a trattenere e a cui vorrebbe dare una limpida collocazione, sfilando le giuste parole per esprimere ciò che la contiene. Lei vuole colmarmi in definite sembianze che mai vorrò avere. Le parole, treni senza soste, questo sono, colmi di passeggeri, di odori, di vagoni e finestre aperte al mondo. Di gente che vive e si muove. Ma sono anche granelli di un rosario da celebrare in un tempo e in un ordine precisi; la mia determinazione li stringe nelle mani, ne sente la consistenza e come preghiere vuole sublimarli, ma i granelli si rotolano troppo velocemente tra le labbra del Pensiero per poterle pronunciare completamente. Intanto… la mia determinazione persegue il suo obiettivo, nonostante.

Monica Murano
Leggi

E se tu - morte

E se tu – morte – / dovessi venire, / sia pure d’improvviso, / non aver timore / di spaventarmi. / Ho ascoltato molte / storie sul tuo conto, / ma so che sei / accanto ai mie passi / tanto quanto la vita. / L’imperituro / Tempo che si crea / incessantemente / è cortese con te. / So che l’umano / non rallegra i tuoi / celesti momenti, / ma io, quando verrai, / avrò un sorriso / anche per te //.

Monica Murano
Leggi

Passi

Passi cortesi chi del giglio anela il profumo. Passi coraggiosi chi in quel profumo chiede dimora.
Monica Murano
Leggi

Sii dolce con me. Sii gentile

Sii dolce con me. Sii gentile. E’ breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano. Come ora ne abbiamo dell’infinità. Ma non avremo le mani. Non potremo fare carezze con le mani. E nemmeno guance da sfiorare leggere. Una nostalgia d’imperfetto ci gonfierà i fotoni lucenti. Sii dolce con me. Maneggiami con cura. Abbi la cautela dei cristalli con me e anche con te. Quello che siamo è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei e affettivo e fragile. La vita ha bisogno di un corpo per essere e tu sii dolce con ogni corpo. Tocca leggermente leggermente poggia il tuo piede e abbi cura di ogni meccanismo di volo di ogni guizzo e volteggio e maturazione e radice e scorrere d’acqua e scatto e becchettio e schiudersi o svanire di foglie fino al fenomeno della fioritura, fino al pezzo di carne sulla tavola che è corpo mangiabile per il mio ardore d’essere qui. Ringraziamo. Ogni tanto. Sia placido questo nostro esserci - questo essere corpi scelti per l’incastro dei compagni d’amore. Nei libri. Mariangela Gualtieri
Monica Murano
Leggi

Deponi le tue armi

Deponi le tue armi appena il calvario di questi anni ti consegnerà il silenzioso privilegio dell’amore. Nella veste che m’indosserà lo riconoscerai. Colorata e sottile. Avvolgerà le mie caviglie un morbido nastro, da cui vedrai un orlo cinto di smeraldi. Ricorderai che il nostro bene mai ha vissuto di sfarzi, ma di valori di più elevata ammirazione. Nei piccoli gioielli del mio volto porterò quel poco che sempre ha stillato la rarità che non conosce supposizioni. Quei piccoli gioielli, creati dal tempo e dal vento modellati. Li prenderai, ancora, come mio dolce, sicuro dono di questa timida concretezza senza dimore. Dio si mostrerà in un’ora riservata. L’accenno insistente della perfezione verrà dissolta in polvere. La nostra offerta: la corona del cuore. Ci congederemo dal mondo dei pensieri. I fiori e gli uccelli nei nostri amati volti.
Monica Murano
Leggi

E se tu – morte –

E se tu – morte – dovessi venire, sia pure d’improvviso, non aver timore di spaventarmi. Ho ascoltato molte storie sul tuo conto. Non ho ricordi cristallini di te, ma so che sei accanto ai mie passi tanto quanto la vita. L’imperituro Tempo che si crea incessantemente è cortese con te. So che l’umano non rallegra i tuoi celesti momenti, ma io, quando verrai, avrò un sorriso anche per te.
Monica Murano
Leggi

Vi è chi – senza esserlo – è

Vi è chi – senza esserlo – è, chi – senza comprendere verbo – parla, chi guarda, ma non vede e chi – inesperto del viaggio a piedi nudi – cammina in comode scarpe. Vi è lo schiavo tra gli schiavi, che vuol mostrarsi padrone del mondo, chi la libertà e il libero arbitrio predica, ma se ne distoglie nell’istante stesso in cui termina il suo sermone, chi legge il giornale senza capire ciò che legge e chi lo scrive al costo della propria anima! Un gregge di matti. Ecco come gli uomini mi appaiono. Ma se scosto lo sguardo altrove, immagini gentili e tanto care mi mostrano la verità di questa vita: le mamme che svegliano i loro figli negli occhi di un’altra giornata appena cominciata. L’operaio che stringe i denti e a pugni stretti consuma tanti fazzoletti. Il contadino che si alza presto al mattino, quando ancora il sole non è giunto al suo tepore mattutino. Lo spazzino che ripulisce le strade, scoprendo nuove contrade. Il calzolaio che prepara gli utensili disponendoli sul tavolo da lavoro, che non brilla certo d’oro. Se mi dicono che sono di facili deduzioni, io rispondo che solo la musica è capace delle più sottili Intonazioni.
Monica Murano
Leggi

Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
Leggi
design & developed by impulsiva.net
All Right is Reserved © faredelbene.net - Condizioni Privacy - Obiettivi
 
 

Non mostrare piú / Sono gia iscritto

Ti piace il nostro sito ?

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!