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Arte

E se tu – morte –

E se tu – morte – dovessi venire, sia pure d’improvviso, non aver timore di spaventarmi. Ho ascoltato molte storie sul tuo conto. Non ho ricordi cristallini di te, ma so che sei accanto ai mie passi tanto quanto la vita. L’imperituro Tempo che si crea incessantemente è cortese con te. So che l’umano non rallegra i tuoi celesti momenti, ma io, quando verrai, avrò un sorriso anche per te.
Posted by Monica Murano

Altro di Monica

Passi

Passi cortesi chi del giglio anela il profumo. Passi coraggiosi chi in quel profumo chiede dimora.
Monica Murano
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Vi è chi – senza esserlo – è

Vi è chi – senza esserlo – è, chi – senza comprendere verbo – parla, chi guarda, ma non vede e chi – inesperto del viaggio a piedi nudi – cammina in comode scarpe. Vi è lo schiavo tra gli schiavi, che vuol mostrarsi padrone del mondo, chi la libertà e il libero arbitrio predica, ma se ne distoglie nell’istante stesso in cui termina il suo sermone, chi legge il giornale senza capire ciò che legge e chi lo scrive al costo della propria anima! Un gregge di matti. Ecco come gli uomini mi appaiono. Ma se scosto lo sguardo altrove, immagini gentili e tanto care mi mostrano la verità di questa vita: le mamme che svegliano i loro figli negli occhi di un’altra giornata appena cominciata. L’operaio che stringe i denti e a pugni stretti consuma tanti fazzoletti. Il contadino che si alza presto al mattino, quando ancora il sole non è giunto al suo tepore mattutino. Lo spazzino che ripulisce le strade, scoprendo nuove contrade. Il calzolaio che prepara gli utensili disponendoli sul tavolo da lavoro, che non brilla certo d’oro. Se mi dicono che sono di facili deduzioni, io rispondo che solo la musica è capace delle più sottili Intonazioni.
Monica Murano
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Passi

Passi cortesi / chi del giglio / anela il profumo. / Passi coraggiosi / chi in quel profumo / chiede dimora //.
Monica Murano
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Untitled

Il Finito indossa abiti ben ricamati, tanto minuziosamente da farsi desiderare. Si diventa “persone adulte” per indossare quegli abiti, che nel viversi dei giorni si modellano in “abitudini”. Umanamente è ineludibile la permanenza di questa “finitezza” in un’architettura apparentemente così salda per la sicurezza, la familiarità, l’identità che infonde. Mattone su mattone si nasconde il firmamento intero. Chiusi lì dentro “si sta bene”. Si scolpisce l’Infinito in un Finito di annichilite abitudini credendo di saper vivere la vita, con la soddisfazione di aver “costruito casa”. Arriva, però, un momento nella vita, puntuale come il primo respiro – che si è stabilito in un’ora persa nella memoria del tempo –, in cui si dischiudono delle verità che prima si riuscivano appena a intravedere. Alcune sono scomode e ingombranti; schiacciano senza poterne scansare il tocco e mentre comprimono i ventri… quante ferite riemergono! Eppure non si può fare a meno di guardarle. Di sentirle. Trascinandosi, ci si porta a sedere, mentre quel respiro immobilizza. Si decide di ascoltare cos’ha da dire ed esso come un abile cacciatore punta direttamente il centro, mira determinato nelle intenzioni. Incredulamente ci si domanda come sia stato possibile non sentirlo prima che potesse mirare tanto bene il centro. In quel preciso momento si è totalmente sprovvisti di armi adeguate. Non si prova neanche a difendersi. Quel respiro sconfigge; con quale forza riesce a farlo! Ma in quello stesso momento – come mai in altri – si sa che qualcosa deve cambiare. Si sente che si deve cambiare. Quello è il Momento in cui inizia la vera vita. Quello è il secondo, puntuale, Respiro. Il corpo modella un nuovo corpo; ogni sospiro lascia qualcosa di vecchio, di impercettibilmente compiuto in un fluire miracoloso di vitalità che, nel suo modo d’essere, custodisce grandi, teneri, benedetti tesori. Esso è simile alle note musicali: ascoltarlo è infinitamente piacevole. Sentire che il solo susseguirsi dei respiri crea la magia di meravigliose melodie, apre il cuore. Ogni nota lasciata andare ne invita una nuova a entrare. Si nasce per respirare la vita, non per soffocarla. La vita è un’elevazione in crescendo, in cui si vivono anche giorni silenziosi, per dare voce a ciò che troppo spesso, nel rumore, tace. Qualunque cosa essi dicano hanno voce nel nostro più intimo sentire, ed è nel più intimo dei luoghi che fluiscono. Non hanno bisogno di essere definiti “giorni”, non hanno neanche bisogno di parole, poiché esse ne ridurrebbero il valore. Essa è l’unica voce che ha volontà granitica ed epidermide siderea.

Monica Murano
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E se tu – morte –

E se tu – morte – dovessi venire, sia pure d’improvviso, non aver timore di spaventarmi. Ho ascoltato molte storie sul tuo conto. Non ho ricordi cristallini di te, ma so che sei accanto ai mie passi tanto quanto la vita. L’imperituro Tempo che si crea incessantemente è cortese con te. So che l’umano non rallegra i tuoi celesti momenti, ma io, quando verrai, avrò un sorriso anche per te.
Monica Murano
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Terra, amica prediletta

Che le mie ali braccia divengano, forti e sicure e i miei piedi a posarsi in terreni vergini imparino e nuovi sentieri da percorrere traccino. Che incrocino quelli già percorsi per impastarsi ai loro profumi, alle loro memorie, e alle loro orme esser grati. Terra, che Tu mi sia amica e compagna prediletta quanto il Cielo e le Stelle. A mani giunte il vento mi faccia strada perché possa sul Tuo rosso genuflettermi in umile preghiera. Che Quel Tuo Rosso scavi nei fondali di questo mio composto e con calici d’oro fioriti m’impreziosisca dei Tuoi tesori. Che Tu – soltanto Tu – voglia fondermi a ciò che di mio è già Tuo. Vivo in Te. il Cielo – lo sai – mi ha eternamente.
Monica Murano
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Deponi le tue armi

Deponi le tue armi appena il calvario di questi anni ti consegnerà il silenzioso privilegio dell’amore. Nella veste che m’indosserà lo riconoscerai. Colorata e sottile. Avvolgerà le mie caviglie un morbido nastro, da cui vedrai un orlo cinto di smeraldi. Ricorderai che il nostro bene mai ha vissuto di sfarzi, ma di valori di più elevata ammirazione. Nei piccoli gioielli del mio volto porterò quel poco che sempre ha stillato la rarità che non conosce supposizioni. Quei piccoli gioielli, creati dal tempo e dal vento modellati. Li prenderai, ancora, come mio dolce, sicuro dono di questa timida concretezza senza dimore. Dio si mostrerà in un’ora riservata. L’accenno insistente della perfezione verrà dissolta in polvere. La nostra offerta: la corona del cuore. Ci congederemo dal mondo dei pensieri. I fiori e gli uccelli nei nostri amati volti.
Monica Murano
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C’è un gigante

C’è un gigante – che molto sa della fantasia – e che molto è prodigo con i bei cuori. Di false fantasie è diffidente per sua natura, come un bimbo con un maestro troppo severo. Ma è fresca e piena la sua semplicità, da ristorarne i più audaci combattenti. Non ti sembra che ricordi le sembianze dell’amore? L’amore che ha progetti festosi? Quell’amore che porta con sé un enorme carro capace di trasportare tutte le fatiche – sì – ma anche i trionfi. Quell’amore che è carezza libera in un rullare di palpiti. Di certo non un souvenir da posare su un bel mobile. Di quelli se ne hanno piene le stanze. L’amore è così spesso temuto per le sue altitudini. Un microbo non potrebbe percorrerle a causa d’insufficienza respiratoria. Ha ben altri progetti – dunque – l’amore.
Monica Murano
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Giorni in bianco

In questi giorni, mi levo con le betulle e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento davanti a uno specchio di ghiaccio. Amalgamato al mio respiro sfiocca il latte: così di buon'ora ha facile schiuma. E dove il vetro appanno con l'alito appare, dipinto da un dito infantile, ancora il tuo nome: innocenza! Dopo tanto tempo. In questi giorni, non mi duole di sapere dimenticare e di essere costretta a ricordare. Amo. Fino all'incandescenza io amo, e ne ringrazio biblicamente il cielo. L'ho imparato in volo. In questi giorni, io ripenso all'albatro che mi ha sollevata e trasportata in un paese che è un foglio bianco. All'orizzonte immagino, fulgido nel suo tramonto, il mio favoloso continente laggiù, che mi ha congedata già rivestita del sudario. Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno! Ingeborg Bachmann
Monica Murano
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