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Depressione ed analisi anche per gli animali




Anche gli animali soffrono di depressioni di vario genere, finendo poi in analisi. 

Nell’ultimo anno i veterinari hanno assistito ad un vero e proprio boom di casi, più di cento solo a Milano. C’è il cane che, in preda agli attacchi di panico, morde; quello che soccombe all’ansia di essere abbandonato, il pappagallo che si strappa le penne e il cavallo annoiato che ciondola e passa ore con i denti appoggiati sulla staccionata, lo sguardo perso nel vuoto. E ancora il gatto con atteggiamenti distruttivi o il coniglio nano con le crisi di nervi. 

Ecco i dati forniti dall’ambulatorio attivo nel Dipartimento di scienze veterinarie dell’Università Statale. «L’85-90% dei nostri pazienti sono cani con disturbi comportamentali, per il resto bussano alle nostre porte perlopiù gatti», animali in crisi che richiedono l’intervento di “veterinari-psicologi”, i comportamentalisti. A spiegarlo è la ricercatrice Clara Palestrini, che annuncia anche l’apertura delle iscrizioni a un Master di secondo livello in “Medicina comportamentale degli animali da affezione”, in partenza a marzo. Il corso, biennale, è organizzato dal gruppo di lavoro di etologia e medicina comportamentale della Facoltà di medicina veterinaria, con il gruppo “Canis sapiens” della sezione di Psicologia comparata della Facoltà di medicina dell’ateneo milanese e della Facoltà di medicina veterinaria di Parma, con il contributo delle principali associazioni di tutela della relazione uomo-animale. I disturbi comportamentali, sottolinea l’esperta, «sono la prima causa di rottura con il nucleo familiare. Disagi che sfociano nell’abbandono dell’animale o addirittura nell’eutanasia». 

L’aggressività nei confronti delle persone è il problema più frequente. Un atteggiamento suscitato nella maggior parte dei casi dalla paura oppure dall’ansia. Va sfatato il mito del cane dominante su cui il padrone non è capace di imporsi. I cani spessissimo mordono per paura”. In molti casi dietro queste reazioni si nasconde l’ansia da separazione. Succede talvolta quando si adotta dal canile un cane che ha già sperimentato l’incubo di essere abbandonato. «Quando il proprietario esce di casa, il terrore di essere lasciato ancora da solo lo può spingere a distruggere tutto». 

L’esperta, l’aggressività il disturbo comportamentale più diffuso 
Poi ci sono i cani impauriti dai propri simili perché, adottati troppo presto, sono stati staccati prematuramente dalla mamma e dai fratelli, non hanno avuto modo di imparare a interagire con altri cani, e reagiscono in maniera aggressiva al tentativo di gioco da parte di altri animali. Il problema è che «molte di queste patologie restano sommerse - osserva Palestrini - perché il proprietario non si accorge del malessere del proprio amico a 4 zampe finché i suoi comportamenti non creano danni o diventano problematici. E interpreta gli atteggiamenti strani dell’animale come un dispetto. Ma non c’è malizia nel loro comportamento. La molla spesso è un disagio profondo che porta il cane a sporcare la casa o ad abbaiare tutto il tempo, oppure il gatto a fare la pipì in giro, fuori dalla lettiera». A volte, avverte il camice bianco, «siamo proprio noi a commettere errori, quando per esempio lasciamo i nostri animali soli a casa tutto il giorno».
Il cane esprime il suo disagio con l’iperattività, l’alterazione del comportamento alimentare, l’aggressività. Anche i felini, poi, hanno le loro ansie. Un caso molto frequente «è quello di un gatto anziano al quale i proprietari all’improvviso impongono la convivenza con un altro animale. Il nuovo arrivato rompe gli equilibri e può scatenare disturbi comportamentali», racconta Palestrini. In tutti i casi, assicura, «la prevenzione è l’azione più importante». Spesso è difficile riconoscere il disturbo: ci si convince che se un cane mugola e ansima tutto il giorno, senza riuscire mai a sedersi e a rilassarsi, o ancora è terrorizzato dai temporali, è una cosa normale. Perlopiù si tende ad adattarsi: il cane è aggressivo con gli altri? Allora lo porto a spasso in un parco solitario. 

Il 20-30% dei pazienti viene curato con psicofarmaci 
Quando la situazione diventa ingestibile, alcuni proprietari si decidono a bussare alle porte dello specialista. Il veterinario comportamentalista fa una visita, studia l’animale nell’ambiente dell’ambulatorio e raccoglie un’anamnesi dal suo proprietario. La famiglia in genere esce dallo `studio´ con 3-4 pagine di indicazioni e suggerimenti dettagliati per correggere alcuni comportamenti e risolvere i problemi che hanno originato il disturbo comportamentale. «Se non basta si fa ricorso alla terapia farmacologica a base di psicofarmaci formulati direttamente per l’uso veterinario» oppure, in mancanza, si ricorre a prodotti per l’uomo, spiega la dottoressa. 
«Il 20-30% dei casi sfociano in un trattamento farmacologico», stima. Molte volte, però, basta davvero poco per rasserenare l’animale. «Una delle prime tecniche è quella di chiarire la comunicazione. Le reazioni devono essere univoche. Non posso una volta premiare e una volta punire il mio cane per lo stesso comportamento. Lui si sentirà confuso e tenderà a reagire con ansia». Per “correggere” un disturbo, si può ricorrere a tecniche di modificazione comportamentale. Un esempio: «Se un cane ha paura delle persone io gli chiedo di mettersi seduto e quando lo fa lo premio, così lui capisce che non c’è alcuna minaccia in quella situazione e associa la associa a qualcosa di piacevole come il bocconcino ricevuto». I pazienti di un ambulatorio che si occupa di disturbi comportamentali non sono solo quattrozampe: ci sono per esempio i pappagalli che si lasciano andare a gesti di ´autolesionismo’ e si strappano tutte le penne di dosso. Ma anche furetti iperaggressivi che mordono o reagiscono come animali in gabbia. Persino i conigli nani si infuriano. 

I tormenti dell’anima non risparmiano neanche i cavalli 
E i tormenti dell’anima non risparmiano nemmeno i cavalli, soggetti a stereotipi comportamentali come il cosiddetto “ballo dell’orso”, che li portano a spostare il peso da una zampa all’altra per tutto il giorno. O ancora il “tic d’appoggio”: quando il cavallo poggia i denti sulla staccionata e inghiotte aria. «Disturbi osservati negli animali da zoo, suscitati da stress, frustrazione, mancato o non corretto arricchimento ambientale (assenza di stimoli adeguati)», elenca Palestrini. Si vedono cavalli obesi per la poca interazione, o cani che girano in tondo e si succhiano un arto fino a lacerarlo, animali insofferenti che si sentono come in gabbia. La terapia per riportarli alla serenità ha un tempo variabile, a seconda della gravità della patologia. «In genere si fa una prima visita che dura un’ora e mezza - racconta l’esperta - e al termine della cura è prevista una rivalutazione dell’animale per verificare l’esito. Il prezzo è di 130 euro per un consulto, 190 per il pacchetto di due visite. Capita anche di andare a domicilio, ma solo in un 20% di casi. Durante la terapia siamo comunque sempre a disposizione. La guarigione non avviene in tutti i casi ma si può dire che la percentuale di successo è all’incirca dell’80-85%». Fondamentale è «la preparazione del personale medico che si occupa di casi di disturbi comportamentali. Il trattamento deve tenere conto dell’organismo dell’animale. Conoscenze simili sono indispensabili per esempio per riconoscere un caso di aggressività da dolore». Il master lanciato dall’ateneo milanese punta a forgiare una classe di comportamentalisti preparati. «I posti sono 25, contiamo di riempirli tutti», conclude Palestrini. 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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