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Un bambino in provetta e tre genitori




Una discussa tecnica di fecondazione mescola il Dna di due madri e un un padre, per evitare la nascita di figli con malattie genetiche.

La FDA americana sta decidendo in questi giorni se dare o no il via libera. Ecco di che cosa si tratta.
Viene chiamata “fecondazione in vitro con tre genitori”, ed è una tecnica concepita per evitare la nascita di bambini con gravi malattie ereditarie. In questi giorni la Food and Drugs Administration, l’ente americano che detta le regole in materia, deciderà se è arrivato il momento di passare dalla fase di sperimentazioni sugli animali a quella sull’uomo.

È un passo importante perché la tecnica è controversa: per i sostenitori è l’unica possibilità esistente per evitare la nascita di bambini affetti da una classe di malattie gravi e incurabili; per i detrattori potrebbe aprire la strada un mondo dove è possibile progettare figli “su misura”, con gli occhi azzurri o i capelli biondi, di alta statura o dotati per la musica.
Via il Dna malato, dentro quello sano
I ricercatori sono riusciti a mettere a punto tecniche di manipolazione dell’ovocita per sostituire alcune parti di Dna che potrebbero contenere mutazioni dannose e sostituirlo con lo stesso materiale genetico proveniente da un’altra donna sana.

Il Dna in questione è quello cosiddetto mitocondriale, contenuto all’interno di organelli chiamati mitocondri, di solito definiti come le centrali energetiche della cellula (anche se la loro funzione non è solo di produrre energia).

Gli scienziati hanno identificato centinaia di mutazioni del Dna mitocondriale che possono provocare ogni sorta di malattie con sintomi gravi, dalla cecità all’epilessia agli ictus ricorrenti. Ne è affetto circa uno ogni 5mila nati, e attualmente non c’è cura.

Un metodo, sviluppata alla Università di Newcastle in Inghilterra, parte dall’ovocita con Dna mitocondriale malato già fecondato. Il suo Dna nucleare, contenente il patrimonio genetico del padre e della madre, viene rimosso e trasferito in un altro ovocita sano, da cui è stato rimosso il Dna nucleare.
Rimozione ante concepimento
In una seconda tecnica, messa a punto da Shoukhrat Mitalipov e colleghi della Oregon Health & Science University, il Dna nucleare viene invece rimosso dall’ovocita malato non ancora fecondato e trasferito in uno sano, che verrà poi fecondato in provetta. L’embrione così ottenuto, a questo punto, verrebbe trasferito nell’utero della madre per far procedere la gravidanza. Il bambino nato grazie a questa tecnica avrebbe il patrimonio genetico del padre e della madre e il Dna mitocondriale della donna che ha fatto da donatrice: tecnicamente, tre genitori.

Dubbi scientifici
Finora i ricercatori hanno creato embrioni umani in questo modo, senza però trasferirli nell’utero. Nella sperimentazione con animali, scimmie nella fattispecie, sono nati animali sani, che non hanno avuto complicazioni fino all’età adulta.

Secondo gli scienziati che la studiano, la tecnica è matura per essere trasferita nell’uomo. Secondo altri, però, si tratta di un passo avventato perché le conoscenze ottenute dagli esperimenti con gli animali non sarebbero ancora sufficienti. C’è chi sottolinea che non si sa che cosa succederà alle generazioni successive, e quali sono i rischi a lungo termine. Altri ancora sottolineano i problemi ottenuti in alcuni esperimenti con animali in cui è stato mischiato Dna nucleare e mitocondriale.

Dubbi morali
Poi ci sono le considerazioni di tipo etico: c’è chi teme che l’introduzione di questa tecnica apra la strada a un mondo in cui è lecito creare figli su misura, con le caratteristiche più desiderabili.
Di fatto, oggi, l’unico mezzo per cercare di evitare di far nascere bambini affetti da malattie è la diagnosi genetica pre-impianto: si analizzano le cellule degli embrioni ottenuti con la fecondazione in vitro e si scartano quelli “malati”. Ma nel caso delle malattie mitocondriali non è semplice.

Anche in Inghilterra si sta dibattendo su questi problema. Il Nuffield Council on Bioethics, che si esprime sulle questioni etiche, ha detto che, se verrà confermato che è un metodo sicuro, non c’è motivo per cui le famiglie non debbano utilizzarlo per bloccare la trasmissione di malattie genetiche. Ora si aspetta il responso degli organismi che dovranno dire “via” o “stop” dal punto di vista della sicurezza ai primi bambini nati in provetta con la tecnica dei “tre genitori”.

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