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Piangere fa bene...




Secondo William Frey, biochimico dell’Università del Minnesota (Usa), il pianto serve a espellere le sostanze prodotte quando si accumula tensione emotiva.

Infatti, a differenza delle lacrime che si generano in modo naturale perché ci sono corpi estranei nell’occhio o per irritazioni e allergie, quelle del pianto sono ricche di corticotropina e prolattina (ormoni i cui livelli aumentano in stato di stress) e di manganese (presente in alte concentrazioni nel cervello dei depressi). Gli studi psicologici, inoltre, riferiscono che l’88,8% delle persone si sente meglio dopo essersi sfogato con un bel pianto liberatorio. Anche se gli uomini lo fanno, in media, solo 7 volte all’anno, contro le 47 delle donne.
Si va a piangere al pub
Che piangere faccia bene lo sanno gli uomini d’affari giapponesi che, per scaricare lo stress, hanno diffuso la moda, arrivata anche in Europa, dei crying club (club del pianto): locali in cui si va apposta per piangere assieme a perfetti sconosciuti. Molti di questi locali offrono un “aiuto” a chi non ha la lacrima facile: da film commoventi a cipolle e peperoncini.

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Meditazione: Sguardo Globale

Metodo praticato in oriente,e pratico mezzo per sviluppare consapevolezza. Inizialmente si può praticare nei momenti liberi, come una meditazione statica, per poi integrarlo nella vita quotidiana. Seduto o mentre stai facendo qualsiasi cosa, inizia a respirare profondamente e sentiti centrato, totalmente immerso nel momento presente. Poi si passa all’esercizio vero e proprio che da principio, per prendere dimestichezza con questo tipo di sguardo, si può fare osservando un oggetto o la tua stessa mano. Metti la mano di fronte a te (o un oggetto che hai scelto) ed inizia a guardarla in ogni sua parte, nel caso della mano osserva le dita, le linee di cui è composta e se hai un anello guarda anche quello. Trascorri qualche minuto a guardare la mano dettaglio per dettaglio, attento a ciascun pensiero o emozione che in quel momento emerge. In seguito respira ancora lentamente e profondamente, portando di nuovo la tua consapevolezza alla mano, ma questa volta osservandola come un tutto, con lo sguardo sfocato, che abbracci l’intera mano senza concentrarsi sui particolari. Lascia che gli occhi diventino morbidi, ricettivi, in modo che la tu possa vedere le dita, il palmo, l’intera mano simultaneamente, senza focalizzare la vista in alcun punto. Anche mentre guardi in questo modo osserva te stesso: se senti gli occhi in modo diverso, se il respiro è cambiato, se sei più rilassato e presta attenzione ai pensieri, sensazioni o emozioni che attraversano la tua consapevolezza. Puoi continuare a passare da uno sguardo all’altro ed in questo modo notare i cambiamenti.
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Generalmente, quando le persone guardano l’oggetto nel dettaglio, sperimentano una tensione del corpo e un maggior senso di concentrazione verso l’oggetto stesso, la mente tende ad essere più attiva, ci si sente più critici nei confronti dell’oggetto e spesso si sperimenta un maggior senso di separazione tra loro e l’oggetto. Quando passano allo sguardo globale, invece, molti riferiscono di sentirsi molto più rilassati, che il respiro diventa più profondo, lento, diminuisce la tensione, si prova accettazione verso l’oggetto ed alcuni riescono a percepire una profonda comunione con esso. Metafisicamente esiste una differenza sostanziale tra ciò che accade quando si guarda con la vista focalizzata e quando si sperimenta lo sguardo d’insieme: nel primo caso avviene che l’energia fuoriesce in direzione dell’oggetto osservato, mentre invece, nello sguardo globale, l’energia smette di fuoriuscire e torna all’interno, creando un’armoniosa circolazione d’energia che stimola la consapevolezza del centro energetico del cuore e di quelli superiori.
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Dopo aver sperimentato questo sguardo con la mano, oggetti, oppure amici, si può passare a introdurre la tecnica nel quotidiano, praticandola in ogni momento del giorno e della notte, qualsiasi cosa stiamo facendo. Guardando un bel panorama, o un tramonto con lo sguardo globale, si provano sensazioni molto profonde, ci si sente uniti ad esso in un modo che esula dall’ordinario. Un altro aspetto di questa tecnica è guardare le persone intorno a te con lo sguardo d’insieme e si può fare in ufficio, al supermercato, in autobus oppure in un occasione pubblica, osservando contemporaneamente anche te stesso. 





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