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Donne e uomini, ci sono davvero differenze?




Festa delle donne: cogliamo l'occasione per ridare dignità e diritti a tutti gli esseri umani.

Per il dott. Vincenzo Puppo la diversità non esiste, donne e uomini nascono uguali, senza differenze anatomiche, comportamentali o intellettuali: sono tutti esseri umani che devono crescere con gli stessi diritti e doveri.
8 marzo, Festa delle donne, un’occasione per parlare delle presunte diversità tra maschi e femmine che, come sostenuto dal dott. Vincenzo Puppo, non sussistono.
In una precedente intervista il dott. Puppo, medico-sessuologo, ricercatore-scrittore del Centro Italiano di Sessuologia, ci aveva parlato della vagina maschile. Nel suo nuovo ebook descrive tutti gli organi erettili femminili che fanno parte della vulva.

Dott. Puppo, questo nuovo ebook è in pratica una sua lezione universitaria?
«Post-universitaria: è una lezione per ginecologi e sessuologi, che ho tenuto all’Università di Pisa, Dipartimento di medicina della procreazione e dell’età evolutiva, al Master di II livello “Sessuologia Clinica”. Una lezione dal titolo “Anatomia della vulva e del pene femminile”, con 240 diapositive (con 350 immagini e 40 video). Anche se è una lezione specialistica, per il grande numero di immagini è comprensibile da tutti, per questo ho pensato di pubblicarla in ebook».

Dott. Puppo, quindi lei ha scoperto il pene femminile?
«Non l’ho scoperto io, e non è nemmeno un termine mio; si conosce da molti secoli: nel 1559 l’anatomista Realdo Colombo afferma di aver scoperto la clitoride, anche se già si conosceva la sua esistenza, che era “la sede preminente del piacere della donna”. Come nel caso del pene, “se la tocchi troverai che s’indurisce e allunga”. “Come Adamo, Colombo si sentì autorizzato a battezzare ciò che ha trovato nella natura: un pene femminile” (Laqueur 1992). Per la prima volta la clitoride (con gli altri organi erettili) veniva paragonata al pene maschile. Successivamente fu chiarito lo sviluppo embriologico del pene: entrambi originavano dal phallus, il fallo maschile e il fallo femminile, per questo il termine “pene” deve essere considerato neutro – come vagina, prostata, mammella, capezzolo ecc. – e non più solo al maschile, proprio come tutti gli altri organi del corpo umano; l’unica differenza è l’utero, chiaramente presente solo nella donna».

«Io, essendo medico, ho studiato l’anatomia umana su testi specialistici, quindi l’anatomia della vulva la conoscevo bene, così quando ho cominciato a interessarmi di sessuologia sono rimasto molto stupito della ignoranza dei sessuologi, per questo già nel 2002 scrissi un articolo in Italiano pubblicato dalla “Rivista di Scienze Sessuologiche”, dove descrivevo tutti gli organi erettili che costituivano il pene femminile; mentre in Inglese ho pubblicato due articoli – completi e quindi unici al mondo – in importanti Journal internazionali nel 2011 e nel 2013 (i testi gratis qui e qui)».

Brevemente, quali sono gli organi che formano il pene femminile?
«La vulva è costituita dalle grandi labbra, che corrispondono allo scroto maschile, e dal pene femminile, a sua volta distinto, come nell’uomo, in: 1- i corpi cavernosi. 2- il corpo spugnoso, con: a) i bulbi; b) la parte intermedia; c) le piccole labbra; d) il glande. Per chi vuole approfondire (non c’è solo la clitoride) rimando al mio ebook, dove è spiegato tutto con immagini molto semplici».

Alla luce di tutto ciò, le teorie di Freud sull’invidia del pene e l’orgasmo vaginale non avrebbero dunque alcuna base scientifica?
«Infatti, sono solo sue ipotesi: alle donne, dalla nascita, anatomicamente non manca niente, quindi non possono avere una ”invidia del pene”, e l’orgasmo vaginale e la frigidità non esistono (qui il video), sono solo invenzioni di Freud per mantenere le donne inferiori all’uomo e per rinforzare il (falso) concetto della diversità tra uomo e donna, che purtroppo si mantiene ancora oggi. Anche perché la maggioranza degli esperti in sessuologia sono psicologhe Freudiane – come anche molte femministe… –, e molte sessuologhe considerano ancora Freud un “Maestro”: pensate che nei congressi internazionali di sessuologia, viene sempre citato quando si parla di storia della sessuologia; lui che invece non ha nessun merito scientifico sulla sessualità umana e che ha creato solo problemi sia alle donne che agli uomini. A questo proposito, praticamente per colpa di Freud tutte le donne hanno inesistenti disfunzioni orgasmiche o sono considerate “immature”, senza contare le ansie da prestazione causate dal rapporto vaginale per l’inesistente orgasmo vaginale ed eiaculazione precoce – un business per le case farmaceutiche… – (vedi qui). Ora però non ci sono più giustificazioni all’ignoranza su questi argomenti: tutti i sessuologi possono e devono aggiornarsi!».

Dott. Puppo perché è importante usare il termine “pene femminile”?
«Perché con due parole, corrette dal punto di vista scientifico, si possono cancellare subito 100 anni di maschilismo Freudiano: pene femminile/vulva = piacere, donne sono persone-esseri umani, libertà, rispetto, uguaglianza, parità, prevenzione delle violenze, delle disfunzioni sessuali e delle mutilazioni genitali (qui). Oltre che dal punto di vista anatomico, anche da quello intellettuale e comportamentale non ci sono differenze tra maschi e femmine, quelle che esistono sono dovute a condizionamenti culturali acquisiti. Sapere che tutte le persone sono uguali significa che i bambini devono crescere ed essere educati con gli stessi diritti e gli stessi doveri – per esempio i maschi a casa nelle faccende domestiche, e le bambine che devono essere incoraggiate a fare anche lavori/professioni “maschili” – e soprattutto educati al rispetto di ogni essere umano (qui il video). Tutte le persone sono uguali vale anche per chi non ha il nostro stesso orientamento sessuale: nessuno è diverso da noi. Dire “sei diverso” significa dire implicitamente “sei inferiore a me”…, da qui nasce il razzismo e l’intolleranza, il sessismo, il maschilismo, la misoginia, il femminismo separatista…».

Dal punto di vista del piacere ci sono differenze tra pene femminile e maschile?
«Nella donna, l’orgasmo, che è la sensazione di massimo piacere ha una grande varietà sia nell’intensità che nella durata. Questa, tuttavia, spesso è confusa anche dai sessuologi con la contrazione dei muscoli perineali che invece sono una conseguenza dell’orgasmo. In tutte le donne, e a tutte le età  – quindi anche la “prima volta” facendo l’amore senza la penetrazione del pene in vagina, (qui), con una stimolazione efficace si può avere: l’orgasmo unico, orgasmi multipli, lo stato orgasmico che dura decine di secondi, lo stato super-orgasmico che dura minuti – per questo è importante insegnare ai ragazzi/uomini come stimolare la clitoride e le piccole labbra».

Dott. Puppo perché tutte le donne possono avere orgasmi multipli?
«La possibilità di orgasmi prolungati in tutte le donne, è dovuta alla mancanza del periodo refrattario: per questo la clitoride dopo un orgasmo non perde l’erezione e se si continua a stimolarla efficacemente si possono scatenare altri orgasmi; nei maschi, invece, dopo una eiaculazione il pene ha bisogno di un periodo di “riposo” per avere un’altra erezione.
La spiegazione è l’assenza della fase eiaculatoria corrispondente a quella maschile, cioè della fase espulsiva: nelle donne c’è solo la prima fase, quella dell’emissione (NON si deve usare “eiaculazione femminile”) del liquido prostatico nel vestibolo situato tra le piccole labbra. Le donne, per questo, non hanno nessun motivo per invidiare gli uomini dal punto di vista sessuale, anzi potrebbe essere il contrario, gli uomini oggi, come anche 100 anni fa, vedi Freud..., si rendono conto che le donne hanno un potenziale orgasmico superiore, ma ogni essere umano deve accettare le proprie e le altrui, caratteristiche fisiologiche, e capire che è bellissimo “Essere Uomo”, come è bellissimo “Essere Donna”: se gli Umani capiranno queste cose, il sesso non sarà più un problema per nessuno e non esisteranno più i “diversi”».
Il messaggio che giunge dal dott. Puppo, proprio in occasione della Festa delle donne, potrà forse non essere accettato da tutti, perché c’è chi ancora ritiene che “Io” sia più importante di “Loro” (gli altri), e che uomini e donne siano diversi e, magari, anche in lotta l’uno contro l’altra. La speranza è che un giorno l’umanità si renda conto che “Io” e “Loro” sono la stessa cosa.


Leggi anche Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina

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Cancro al seno e malattia paradontale : correlazioni

La malattia parodontale è stata costantemente associata con le malattie croniche,  ma vi era una limitata evidenza scientifica di quale fosse il ruolo dei microbi orali nello sviluppo del cancro al seno. Oggi i ricercatori hanno scoperto che le donne in postmenopausa affette da malattia parodontale sarebbero a rischio di sviluppare questo tipo di cancro rispetto alle altre donne.

Il test ha messo sotto esame 73,737 donne, tra i 50-79 non affette da tumore al seno, iscritte originariamente al Women's Health Initiative Observational Study, un campione prospettico di donne in postmenopausa, per determinare i fattori di rischio per prevedere malattie cardiache, tumori e fratture.

Dopo un periodo di follow-up medio di 6.7 anni, sono stati identificati 2.124 casi di cancro al seno. Oltre il 26 per cento delle donne era colpita da malattia parodontale. Secondo i ricercatori, correvano un rischio del 14 per cento più elevato di cancro al seno rispetto alle donne senza. Le ex fumatrici avevano un rischio ancora più elevato di cancro al seno. Tra le donne che avevano smesso di fumare negli ultimi 20 anni, quelle con malattia parodontale avevano un rischio del 36 per cento più elevato di sviluppare la malattia. Quelle affette da malattia parodontale che non avevano mai fumato o avevano smesso più di 20 anni prima avevano rispettivamente un maggior rischio del 6 e dell’8 per cento.

Secondo Jo L. Freudenheim, ricercatore del Department of Epidemiology and Environmental Health presso la State University di New York a Buffalo, esistono diverse spiegazioni possibili che legano malattia parodontale e cancro al seno. Una possibilità è che l'infiammazione sistemica può sorgere con la malattia parodontale e colpire il tessuto del seno, o indirettamente la stessa infiammazione causa una situazione di acidosi che è un fattore predisponente. Un’altra spiegazione possibile è che i batteri dalla bocca possono entrare nel sistema circolatorio e di conseguenza alterare il tessuto mammario.

Sono però necessari molteplici studi per stabilire un nesso di causalità, ha detto Freudenheim: «Se possiamo studiare la malattia parodontale e cancro al seno in altre popolazioni e di fare una ricerca più dettagliata sulle caratteristiche della malattia parodontale, tutto questo ci aiuterebbe a capire se vi è un qualche rapporto ‒ ha dichiarato. C'è ancora molto da capire quale sia l’eventuale ruolo dei batteri della bocca e il cancro al seno».

Nelle donne il cancro al seno è il tumore più diffuso. Dalle ultime statistiche pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti questa malattia viene diagnosticata ogni anno su oltre 220.000 donne e più di 2.000 uomini. La malattia parodontale è una affezione molto comune, che colpisce quasi la metà della popolazione adulta degli Usa ed è ormai dimostrato il suo legame con ictus , diabete e malattie cardiache





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