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Psicobiorisonanza: il Tao della Voce




Il termine composito “psicobiorisonanza” sta ad indicare i complessi effetti della risonanza della voce umana nelle proprie strutture psichiche e fisiologiche

La Psicobiorisonanza ripercorre un’antica Via, Tao per gli orientali, che utilizzando la vocalità porta a riappropriarsi delle sonorità della propria voce e delle connesse risonanze corporee, per conseguire una maggiore sicurezza di sé insieme alla propria identità dissolta o velata.

Il termine composito “psicobiorisonanza” sta ad indicare i complessi effetti della risonanza della voce umana nelle proprie strutture psichiche e fisiologiche. È dall’osservazione pratica infatti che si rileva, senza smentite, che esiste un sorprendente influsso delle proprie sonorità sugli equilibri psico-fisici della persona. È soltanto agli inizi invece la ricerca scientifica atta a spiegare e a dimostrare tali fenomeni, ben noti nell’antichità, che superando la pura sfera delle interazioni fisiche e meccaniche irrompono nell’impalpabile campo degli equilibri mentali e psichici dell’essere pensante.

Ciò che al riguardo possiamo spiegarci in termini fisiologici è presto detto. La voce risiede in una scatola posta nel collo ed è collegata al resto del corpo attraverso fasci muscolari. La scatola risuona quando le corde vibrano e vibra tutto il corpo come cassa di risonanza. Da queste vibrazioni prende l’avvio quel processo di auto-ascolto e di percezione corporea così necessario all’accordatura del corpo/strumento.

Quanto al salto dal benessere fisiologico all’equilibrio della mente e della psiche, la scienza non ha ancora detto una parola finale, come s’è detto. Sono in molti tuttavia a intuire che tale salto debba esistere e debba essere provato. Beethoven ad esempio scriveva: "la vita assomiglia al vibrare delle note e l’individuo a uno strumento a corde… Se l’individuo non ha l’intonazione giusta non può risuonare con ciò che lo circonda".

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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