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ProprietÓ e usi del sale di Epsom




Il sale di Epsom noto anche come sale inglese o sale amaro è un integratore naturale di magnesio

Il Sale di Epsom è utilizzato in diversi modi per la cura della persona, dal bagno – pediluvio rilassante allo scub per la pelle, ma anche che per il benessere delle piante da giardino e per alcune pulizie in casa.


Dalle sorgive della città di Epsom nel Surrey (Gran Bretagna) si ricava questo sale che ha innanzitutto delle proprietà depurative, infatti viene utilizzato in caso di digestione lenta e di stitichezza come lassativo naturale anche in presenza di calcoli biliari bevendo ogni giorno un bicchiere di acqua in cui è stato disciolto un cucchiaino di sali di Epsom; è importante sempre consultare prima il medico curante perchè l’alta concentrazione di magnesio con un uso prolungato per via orale può provocare problemi ai reni e di squilibri elettrolitici.
La depurazione passa anche attraverso l’eliminazione delle sostanze potenzialmente dannose per l’organismo e per questo motivo il sale di Epsom è spesso aggiunto per preparare un bagno detox e rilassante: il magnesio presente nel sale inglese (1-2 tazze) passa all’organismo attraverso la pelle e aiuta ad eliminare le tossine attraverso la sudorazione indotta dal bagno, rilassa il sistema nervoso e la muscolatura e riduce il gonfiore. Grazie a quest’ultima proprietà il sale di Epsom è utile anche quando c’è bisogno di estrarre una scheggia o un corpo estraneo ad esempio da mani o piedi, infatti basta mettere in ammollo la parte interessata, aspettare la diminuzione del gonfiore e con una minima pressione la scheggia fuoriesce senza dolori.



Preparare un pediluvio con l’aggiunta di mezza tazza di sali di Epsom nell’acqua è uno degli utilizzi più classici e un vero toccasana per piedi gonfi (ad esempio dopo una lunga camminata o un viaggio in pullman) eliminando eventuali cattivi odori e levigando la pelle, ma anche in caso di distorsioni e lividi. L’azione esfoliante dei sali di Epsom fa si che siano molto utilizzati in cosmetica per la preparazione di scrub per il corpo che stimola la circolazione ed aiuta ed eliminare le cellule morte, ma anche di maschere per una detersione approfondita del viso, ad esempio mescolando 1 cucchiaio di cognac, 1 uovo, 1/4 di tazza di latte scremato in polvere e 1/2 cucchiaio di sale di Epsom si ottiene una maschera purificante per pelle particolarmente grassa; in caso di pelle secca la maschera si prepara con 1/2 cucchiaio di sale di Epsom, 1/4 di cucchiaio di carota grattugiata e 1 cucchiaio abbondante di maionese.
Gli usi di bellezza dei sali inglesi si estendono anche ai capelli per dare volume, eliminare tutti i residui di lacca e gel e gli eccessi di sebo. Per un effetto volumizzante basta aggiungere una manciata di sali al balsamo e realizzare un impacco da tenere in posa sui capelli per 15 minuti e risciacquare con abbondante acqua; unendo 9 cucchiai di sale Epsom a mezza tazza di shampoo si crea un rimedio contro i capelli grassi che elimina l’eccesso di sebo.
Gli usi dei sali di Epsom in casa e in giardino
Essendo ricchi di magnesio i sali Epsom sono un ottimo fertilizzante naturale per molte piante verdi o da fiore che, così come il corpo umano, possono aver bisogno dell’integrazione di alcuni elementi importanti per lo sviluppo e la salute. Non esistono particolari controindicazioni nell’innaffiare le piante domestica con acqua in cui è stato disciolto del sale inglese (2 cucchiai ogni litro d’acqua), vaporizzando la soluzione sulle rose si riescono anche a tenere lontani i parassiti.
Il sale di Epsom può essere utilizzato anche per effettuare alcune pulizie domestiche senza ricorrere a prodotti chimici ed aggressivi, rivelandosi utile soprattutto in caso di accumuli di calcare su piastrelle o sanitari, aggiungendo dell’acqua (poco alla volta) sui sali fino a creare una pasta pulente da applicare con una spugnetta o un panno sulla superficie da pulire.

Fonte vivodibenessere.it

Autore: 1406 1406



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Cancro al seno e malattia paradontale : correlazioni

La malattia parodontale è stata costantemente associata con le malattie croniche,  ma vi era una limitata evidenza scientifica di quale fosse il ruolo dei microbi orali nello sviluppo del cancro al seno. Oggi i ricercatori hanno scoperto che le donne in postmenopausa affette da malattia parodontale sarebbero a rischio di sviluppare questo tipo di cancro rispetto alle altre donne.

Il test ha messo sotto esame 73,737 donne, tra i 50-79 non affette da tumore al seno, iscritte originariamente al Women's Health Initiative Observational Study, un campione prospettico di donne in postmenopausa, per determinare i fattori di rischio per prevedere malattie cardiache, tumori e fratture.

Dopo un periodo di follow-up medio di 6.7 anni, sono stati identificati 2.124 casi di cancro al seno. Oltre il 26 per cento delle donne era colpita da malattia parodontale. Secondo i ricercatori, correvano un rischio del 14 per cento più elevato di cancro al seno rispetto alle donne senza. Le ex fumatrici avevano un rischio ancora più elevato di cancro al seno. Tra le donne che avevano smesso di fumare negli ultimi 20 anni, quelle con malattia parodontale avevano un rischio del 36 per cento più elevato di sviluppare la malattia. Quelle affette da malattia parodontale che non avevano mai fumato o avevano smesso più di 20 anni prima avevano rispettivamente un maggior rischio del 6 e dell’8 per cento.

Secondo Jo L. Freudenheim, ricercatore del Department of Epidemiology and Environmental Health presso la State University di New York a Buffalo, esistono diverse spiegazioni possibili che legano malattia parodontale e cancro al seno. Una possibilità è che l'infiammazione sistemica può sorgere con la malattia parodontale e colpire il tessuto del seno, o indirettamente la stessa infiammazione causa una situazione di acidosi che è un fattore predisponente. Un’altra spiegazione possibile è che i batteri dalla bocca possono entrare nel sistema circolatorio e di conseguenza alterare il tessuto mammario.

Sono però necessari molteplici studi per stabilire un nesso di causalità, ha detto Freudenheim: «Se possiamo studiare la malattia parodontale e cancro al seno in altre popolazioni e di fare una ricerca più dettagliata sulle caratteristiche della malattia parodontale, tutto questo ci aiuterebbe a capire se vi è un qualche rapporto ÔÇĺ ha dichiarato. C'è ancora molto da capire quale sia l’eventuale ruolo dei batteri della bocca e il cancro al seno».

Nelle donne il cancro al seno è il tumore più diffuso. Dalle ultime statistiche pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti questa malattia viene diagnosticata ogni anno su oltre 220.000 donne e più di 2.000 uomini. La malattia parodontale è una affezione molto comune, che colpisce quasi la metà della popolazione adulta degli Usa ed è ormai dimostrato il suo legame con ictus , diabete e malattie cardiache





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