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Considerazioni sull’interpretazione materialistica del fenomeno delle NDE




Il perfezionarsi delle tecniche di rianimazione, permette oggi di riportare in vita un
numero via via crescente di pazienti considerati “clinicamente morti”. Tale stato è
caratterizzato, com’è noto, da una assenza delle funzioni cerebrali superiori, segnalata da
un encefalogramma piatto, a cui, secondo le teorie neuroscientifiche attuali, non dovrebbe
corrispondere alcuno stato cosciente.

I racconti di molte persone rianimate da una condizione di coma più o meno
profondo ci parlano invece di esperienze molto vive, che vengono generalmente indicate
con la sigla NDE (Near Death Experiences). Si tratta di esperienze del tutto insolite, come
il trovarsi a fluttuare al di sopra del proprio corpo immobile, guardandolo dall’alto, o lo
spostarsi in locali attigui, percependo nitidamente cose, persone, suoni e voci da questa
nuova prospettiva.

La medicina ufficiale ha già dato da tempo una spiegazione per questo fenomeno,
attribuendolo a uno stato di particolare sofferenza cerebrale, caratterizzato da carenza di
ossigeno e di sostanze nutritive. Si tratterebbe quindi di mere allucinazioni, senza alcun
rapporto con la realtà esterna.
Questa di spiegazione, soprattutto alla luce della varietà e alla ricchezza delle
esperienze riferite dai soggetti, è perlomeno semplicistica. In primo luogo, essa è costretto
a ignorare tutti quegli aspetti che non si accordano con la concezione dominante, che
considera la mente una mera manifestazione dei processi nervosi del cervello. In secondo
luogo, anche in seguito a questa arbitraria riduzione, rimangono questioni altamente
problematiche, la principale delle quali è la possibilità di vivere esperienze molto
coinvolgenti in totale assenza di attività cerebrale rilevabile.
Per dare un’idea della superficialità e dell’approssimazione con cui alcuni
affrontano il fenomeno delle NDE, credo sia utile riportare l’esempio di un articolo
pubblicato recentemente dalla rivista “Mente & cervello”. Nell’articolo in questione,
l’autore, Detlef Linke (1), sostiene che il fenomeno delle NDE si spiegherebbe con la
profonda consapevolezza della fine imminente, che darebbe origine ad immagini
“giustificatorie” e “consolatorie”. L’autore ammette la possibilità dell’intervento di altri
fattori, come l’azione di sostanze simili alle endorfine prodotte dal cervello in condizioni
critiche, carenza di ossigeno, ecc., ma, a suo parere, affinché abbia luogo il fenomeno, un
modello che si basi esclusivamente su fattori fisiologici è insufficiente, «poiché è
necessario che i soggetti abbiano anche la coscienza di vivere la propria morte» (2).

Tale concetto viene ossessivamente riproposto per ben sette volte nel corso del breve articolo,

come si può vedere nei passi di seguito riportati:

[1] “il cervello si trova in una situazione estrema, caratterizzata da un'acuta consapevolezza della
caducità dell'esperienza”. (3)

[2] “Quando a questo apparato "veggente" [il cervello] si presenta la più radicale delle assurdità, fa
la sua comparsa il pensiero ‘ora sto morendo’”. [pag. 4] 

[3] “A un tratto, il futuro si sgonfia come un palloncino per ridursi alla consapevolezza che non c'è
più una prosecuzione...”. (5)

[4] “Per il diretto interessato la situazione è dominata dal pensiero ‘sto morendo ora’”. (6)

[5] “Ci interessa in modo particolare il ruolo della consapevolezza "sto morendo ora" come
elemento scatenante di una EPM”. (7)

[6] “Decisivo è dunque il pensiero ‘sto morendo ora’”. (8)

[7] “Il pensiero ‘sto morendo ora’ attiverebbe a cascata una serie di questi processi”. (9)

Nei passi citati, Linke si limita a ripetere lo stesso concetto, in termini molto simili, senza
curarsi di approfondirne gli aspetti e le implicazioni. Ciò tuttavia, non è sufficiente ad accrescerne
la plausibilità. Anzi, spesso, la ripetizione di un concetto, in mancanza di ulteriori argomentazioni,
è un chiaro indice della debolezza delle ragioni che lo sostengono.
In tutto l’articolo, l’autore, che è un neurologo, non solo evita accuratamente di affrontare
la questione di come possano aversi delle esperienze coscienti in assenza di attività cerebrale
(almeno per quanto ne sappiamo oggi), ma arriva ad affermare che le NDE non possono aver luogo
senza “una coscienza di vivere la propria morte”. Questo insistere sulla consapevolezza, in
corrispondenza di condizioni in cui, secondo la scienza, dovrebbe subentrare uno stato di totale
incoscienza, la dice lunga sulla solidità di certe conclusioni e sulle motivazioni, tutt’altro che
razionali, che le sostengono.

E’ possibile che si dia per scontato che le NDE costituiscano un fenomeno allucinatorio,
senza avvertire il minimo bisogno di verificare se esista una qualche corrispondenza tra le
esperienze riferite dai pazienti e aspetti reali dell’ambiente? E, in caso di riscontri positivi, sarebbe
così difficile stabilire se gli oggetti e i fatti di cui il soggetto ci parla potevano essere colti dalla
specifica posizione in cui si trovava il suo corpo?
Si tratta di domande che lasciano intravedere scenari talmente dirompenti per le attuali
concezioni della mente, che si preferisce ignorarle, ritenendole del tutto assurde, e comunque
indegne per chi opera all’interno della scienza.
Questa certezza a priori, che ritiene di poter sapere come stiano effettivamente le cose,
ancor prima di averle osservate concretamente, si trova in netta antitesi a un autentico spirito
scientifico, che dovrebbe considerare con curiosità e attenzione tutto ciò che si allontana dalle
acquisizioni consolidate. Purtroppo la storia della scienza ci offre un gran numero di esempi sul
conservatorismo degli scienziati, cioè sulla loro tendenza ad aggrapparsi alle loro idee,
combattendo con ogni mezzo coloro che le mettono in discussione, piuttosto che essere aperti alla
critica e a nuove possibilità. E’ ciò che faceva osservare sconsolatamente a Max Planck: «Una
nuova idea scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto
piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione in cui i nuovi concetti diventano
familiari». (10)

NOTE
(1) Detlef B. Linke, “Oltre la soglia”, in Mente & cervello, n. 7 (2004), pagg. 66-72.

(2) Ibid., pag. 71.
(3) Ibid., pag. 68. www.ildiogene.it
(4) Ibid., pag. 69.
(5) Ivi.
(6) Ivi.
(7) Ibid., pag. 70. EPM (esperienze in punto di morte) è l’equivalente italiano di NDE.
(8) Ibid., pag. 71.
(9) Ibid., pag. 72.
(10) Max Planck, Autobiografia, Einaudi, Torino, 1956, pag. 22. 

Fonte ildiogene.it

Autore: 1406 1406



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Intervista a Eckhart Tolle-Gli Affari, il Presente, il Divino

Anche un insegnante spirituale come Eckhart Tolle ha il suo business e la sua azienda con un suo statuto e una cosiddetta mission e scopo principale. Sapete qual è? L’unione con il Divino... Di Ray Hemachandra
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Ray Hemachandra: Sul tuo sito dichiari che lo scopo ultimo dell’Eckhart Teaching Inc (attuale azienda di Tolle, ndt) è “l’unione con il Divino.” Ciò mi colpisce come l’affermazione della più audace visione che abbia mai letto. In che modo tale visione – letteralmente l’idea di essere uno – può essere funzionale nel campo del business?
Eckhart Tolle: Vuol dire che tutto quello che fai nel business deriva da uno stato interiore di allineamento con la vita e con la fonte della vita stessa, per cui la pace fluisce in tutto quello che fai. Ciò non cambia necessariamente quello che fai, anche se può cambiare la situazione, ma trasforma l’energia che fluisce in quello che fai. Proviene da uno stato interiore di pace. Piuttosto che volere o aver bisogno di cambiare qualcosa in modo da poter essere in pace a un certo punto nel futuro, sei già in uno stato di pace. Sei già allineato con la vita. Questo è il fondamento per qualunque cosa tu faccia.
.
Hemachandra: Alcuni rivenditori e professionisti lottano per mantenere l’equilibrio tra la loro idea del mainstream, sul modello del business orientato al profitto, e la loro comprensione di un più alto scopo. Fare i soldi e l’insegnamento spirituale sono a tutti i livelli in contraddizione?
Tolle: Se lo scopo principale delle nostre azioni è fare soldi, certo, sì. Utilizzi quello che fai come un mezzo per raggiungere un fine, che non è il modo risvegliato di vivere. Il fine potrebbe essere il denaro, il potere, o un qualche tipo d’immagine mentale di ciò che la vita dovrebbe essere – come, ad esempio, il rivoluzionario o il terrorista, che hanno una qualche immagine di ciò che vogliono ottenere. Il momento presente diventa un mezzo verso un fine. Quando vedi il momento presente stesso e tutto quello che fai in quel momento come un mezzo verso un fine, si tratta di pensiero e azione non illuminati. Questo crea ulteriore sofferenza, non importa quale sia il finale. L’energia che fluisce in quello che fai non è allineata con la vita, perché tu non sei allineato con la vita. Parti da una coscienza egoica. Il denaro è un buon esempio. Un business illuminato non è interessato primariamente a fare soldi, perché quando si è interessati a fare soldi si desidera più il futuro che il presente. Ogni volta che si desidera il futuro rispetto al presente, l’intelligenza vera, che può fluire in quello che facciamo solo quando si è totalmente allineati con il momento presente, non può fluire in ciò che stiamo facendo. In altre parole, quello che fai è ego, o viene dall’ego. Naturalmente, quando intraprendi un’azione, c’è sempre uno scopo, che è nel futuro. Qualunque cosa tu faccia nella vita quotidiana, guidare da qui a lì, cercare di parlare con qualcuno al telefono, fare questo o quello, vai sempre verso qualche altra parte. Questo è inevitabile. Ma la domanda è: tal fine nel futuro è per te più importante di ciò che stai facendo nel presente? Se lo è, allora è una forma di ego. L’ego guarda sempre verso il momento successivo alla ricerca di appagamento. Riallineamento significa che lo scopo principale della tua vita è ogni azione che stai facendo in questo momento. Lo scopo principale della vita è essere pienamente in ciò che si sta facendo. Diciamo che devi prendere un aereo, e che fai la valigia muovendoti velocemente. La maggior parte delle persone lo chiamano stress. La maggior parte delle persone vive così tutto il tempo. La prossima volta che hai un qualche tipo di scadenza, e devi intraprendere un’azione fisica – esser pronto, rispettare la scadenza – indaga e vedi: È possibile essere così presente a quello che fai che il momento futuro non è primario, ma la qualità di come lo fai nel momento presente è primaria? Ciò significa farlo consapevolmente. Ciò significa gioire del fare stesso. Sì, devi raggiungere l’aeroporto. E tu godi dell’elevato flusso di energia di questo momento, mentre raccogli le cose, le metti in valigia, e sei attento a ciò che ti serve. Anche correndo a prendere un treno o un taxi, puoi godere dell’energia alta del momento. Le persone si stupiscono quando si rendono conto che anche correndo verso un appuntamento, si può godere il momento, piuttosto che lasciarsi stressare dal momento. Se ti piace, non puoi essere stressato! E egualmente puoi essere veloce! Stress significa che c’è qualcosa di sbagliato, e che non sei allineato con la vita. Certo, la maggior parte delle persone a questo mondo sono stressate e la maggior parte di coloro che non sono stressati sono totalmente annoiati! (Ride)
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Hemachandra: Perché lo stress è così comune, Eckhart, e quali sono le conseguenze del vivere la vita basandola sullo stress?
Tolle: Il mondo intero accetta che lo stress sia il modo normale di vivere. In realtà, la gente pensa di dover essere stressata per avere successo. Pensano che se non si è stressati, c’è qualcosa di sbagliato. Ma ogni azione che nasce dallo stress è di bassa qualità, e contribuisce alla sofferenza umana. Lo stress è una forma di sofferenza. Se potessi guardare il tuo corpo e vedere cosa fa lo stress al tuo corpo e alle sue funzioni – ciò che fa al cuore, alla circolazione, al sistema immunitario, alla funzione digestiva, al fegato – se potessi esaminare tutto ciò, vedresti che lo stress è estremamente dannoso per l’organismo. Puoi essere consapevole del fatto che quando sei stressato, è sempre un segno che hai perso il momento presente. Una volta che ti accorgi di aver perso il momento presente, puoi scegliere di ritornare nel momento presente. Anche in un momento di stress, puoi dire: “OK, posso godere del fare stesso? Posso godere del flusso di energia di questo momento? ” E, naturalmente, puoi! Allora il futuro si ritira. Diventa periferico. Lo sai che c’è. È necessario arrivare, sì. Ma puoi godere il momento presente, e puoi allinearti con il fare. La presenza fluisce in quello che fai. Anche se ciò che fai può essere lo stesso, vi è una differenza fondamentale: l’energia che fluisce in quello che fai, anche se può essere alta è un’energia molto tranquilla. Così, questo è ciò che le persone hanno da imparare: è possibile essere efficienti in questo mondo senza essere stressati. Non è necessario fare le cose in uno stato di ansia o di angoscia. Non è questo il modo di essere allineati con la vita.
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Hemachandra: Qual è il modo più diretto per cominciare ad allinearci con la vita?
Tolle: Lavorare per iniziare a riconoscere l’importanza primaria del momento presente. Un buon indicatore è chiedersi: “Qual è il mio rapporto con il momento presente? Come mi sto relazionando con esso?” Queste sono domande importanti che possono riportarti a realizzare che l’adesso è tutto ciò che sempre hai. Non c’è nient’altro. Quindi, potresti anche fare l’adesso tuo amico. In caso contrario, sei fuori allineamento con la vita stessa.
Puoi vivere in questo modo, come un amico dell’adesso, e allora molti cambiamenti fanno il loro ingresso nella tua vita. Quando non rendi il momento presente un mezzo per uno scopo, lo stesso accade con ogni essere umano che incontri – in azienda e anche a casa, in famiglia – non è più un mezzo per raggiungere un fine. Quando vuoi sempre la prossima cosa, ogni essere umano diventa un mezzo per raggiungere un fine. Anche quando le persone sono con i loro figli: “Hai fatto questo? Dai, fai questo, lo devi finire. ” Se si va in alcune famiglie, tutta la loro vita consiste di, “Qual è la prossima cosa che dobbiamo fare? Andiamo, andiamo.” Questo non è il modo di vivere.
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Hemachandra: Che cosa significa questa comprensione, allora, per un affare, un’azienda o un’organizzazione?
Tolle: Quando incontri i clienti nella tua azienda: sono mezzi per un fine? Se il presente è solo un mezzo per un fine, anche le persone che incontri diventano parte di questo, perché vuoi qualcosa da loro. Desideri l’affare. Vuoi le informazioni che sono in procinto di darti. Vuoi i loro soldi. Qualunque cosa vuoi, diventano un mezzo per un fine. Il che riduce tremendamente la qualità delle interazioni umane. Le interazioni umane diventano egoiche, perché poi anche le altre persone fanno di te un mezzo per raggiungere un fine. Quando s’incontra un altro essere umano e il momento presente è primario, allora l’evento principale è ciò che Un Corso in Miracoli dice: «Ogni volta che incontri qualcuno, è un incontro sacro». L’evento principale è il campo energetico di presenza che si crea tra voi e l’altro essere umano. C’è gioia profonda nel meeting (nella riunione). Quindi, qualsiasi cosa che si desidera raggiungere è secondaria: l’affare, lo scambio d’informazioni, qualunque essa sia. Sì, anche questo avviene, ma c’è un fondamento più profondo. Se ottieni l’affare, bene. Se non l’ottieni, va anche bene. Mi sembra che quelle persone che già vivono così, perché alcuni lo fanno già, abbiano in realtà molto più successo di quelli per i quali ogni persona che incontrano è un mezzo per raggiungere un fine.
.
Hemachandra: Vuoi dare un esempio di una tale persona nel mondo degli affari a partire dalla tua esperienza?
Tolle: Quando ho comprato una macchina qualche anno fa, il commesso era totalmente in uno spazio di gioia. Ho preso atto che non gli importava se compravo la macchina oppure no. Gioiva nel mostrarmi la macchina e nel farmi fare un test di guida. E alla fine gli ho detto: “Sì, la prendo.” Ma so bene che se avessi detto: “Non credo di prenderla”, egli sarebbe rimasto lo stesso. E, forse, fra tre anni se compro un’altra macchina, andrò di nuovo da lui a comprarla. Diciamo che anche tu hai intenzione di comprare una macchina. Se il venditore ti vede come un mezzo per un fine, quindi se non gli compri la sua auto dopo che lui ti ha parlato per un’ora, ti ha mostrato le automobili, e ti ha fatto fare i vari test di guida, alla fine è sconvolto, infastidito. Così, tutto quello che voleva da te è avere i tuoi soldi e che tu comprassi quella macchina. Non era interessato a te come essere umano. Non era interessato al momento presente. Era interessato al momento futuro. Le persone sentono quando sono trasformate soltanto in un mezzo per raggiungere un fine. E sono molto meno propense a fare quello che vuoi che esse facciano – prendi l’esempio della compera dell’auto – quando avvertono di esser ridotte a un mezzo per raggiungere un fine. Tutto scorre con maggiore facilità quando la gente vive come un tutt’uno con il momento presente. Poi, è un tutt’uno con gli esseri umani che incontra, e questo è l’unico modo in cui il mondo possa davvero cambiare. Il mondo è in un tale caos a causa del continuo conflitto che nasce tra gli esseri umani, non solo tra gli individui, ma tra le tribù, le nazioni e i gruppi. Ma il cambiamento può avvenire solo quando le persone iniziano da loro stesse. Ognuno deve cominciare con se stesso. Le nazioni sono composte da individui. E ogni individuo ha da portare una qualità diversa nella sua vita, nella sua azienda e professione – la qualità della coscienza risvegliata! E, allora, tutto cambierà. Quando abbastanza esseri umano lo mettono in pratica, i rapporti tra le nazioni cambieranno. La follia che tuttora sperimentiamo, che è la vecchia coscienza, arriverà alla fine.





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