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Giornata mondiale delle bambine




Dare loro forza per liberarle e salvare il pianeta

 

Si moltiplicano iniziative e testimonianze in tutto il mondo per celebrare “La giornata delle bambine 2014”. Per interrompere il circolo vizioso della violenza sulle giovani rendendo possibile la loro emancipazione, rafforzando la formazione scolastica, e offrendo così nuovi possibili orizzonti. A beneficio dell'intero pianeta.

Con #dayofthegirl, le Nazioni Unite lanciano oggi la “giornata mondiale delle bambine”, nata per sensibilizzare governi, istituzioni e società civile sulle violenze e discriminazioni che bambine e adolescenti subiscono in tutte le parti del mondo. Il 17 % della popolazione globale è femminile e ha meno di 19 anni. Moltissime saranno le madri del futuro pianeta e trasmetteranno ai loro figli ciò che hanno subito e hanno imparato: riscatto e libertà, o sopraffazione e violenza. Secondo i dati Unicef, quasi un quarto di loro, tra i 15 e i 19 anni nel mondo sono state vittime di violenze fisiche. 120 milioni di teenager sotto i 20 anni (una su dieci) hanno avuto un rapporto o atti sessuali forzati. Quasi la metà di loro ritiene che l'uomo sia giustificato se picchia la moglie o la partner in determinate circostanze. Si capisce allora quanto l'educazione sia uno strumento chiave per la loro emancipazione, e per dare loro la forza e il coraggio di ribellarsi. L'International Center for Research on Women aggiunge un altro dato: il suicidio è la principale causa di morte per le ragazze dai 15 ai 19 anni.

Tra le violenze che subiscono c'è l'odiosa tradizione diffusa in molti paesi, di dare in sposa bambine e adolescenti a uomini maturi. Così, oggi, più di 700 milioni di donne si sono sposate da bambine, più di una su tre si è sposata prima dei 15 anni. Questo stato di cose, non consente loro di frequentare la scuola e, al contrario, le espone alle violenze domestiche. Inoltre, le adolescenti hanno più probabilità di morire a causa di complicazioni durante la gravidanza e il parto. I loro figli hanno maggiori probabilità di nascere morti o di morire nel primo mese di vita.

Tra le varie iniziative di sensibilizzazione della giornata si moltiplicano le testimonianze di molte ragazze circa le violenze, e i matrimoni subìti, ma anche molte storie di riscatto: si costituisce così una trama globale per tenere viva l'attenzione, incoraggiare, e sulla quale si deve sicuramente operare. Se è vero che le storie di queste bambine ci fanno rabbrividire, è però vero che questa giornata dovrebbe servire anche all' “occidente” per fare una serie di considerazioni su se stesso. La prima, ovviamente, sul tipo di contributo da dare, la condivisione e la sensibilizzazione sul problema in tutti i modi e le forme. Ma l'altra su come noi – che ci definiamo evoluti – trattiamo l'infanzia e l'adolescenza delle nostre figlie.

Un esempio per tutti: la Norvegia ha per prima reagito alla giornata delle bambine 2014 con una campagna di grande impatto. Una giovanissima dice che andrà in sposa di un uomo di 37 anni. La notizia – falsa – è stata fatta scivolare in un blog – stoppbryllupet.blogg.no – generando disgusto e indignazione immediati: "Ciao! Mi chiamo Thea, ho 12 anni e mi sposerò tra un mese". L'obiettivo, attraverso la provocazione del fake, era proprio quello di avvicinare l'intera nazione a una questione che sembra sempre troppo lontana.


Vale la pena allora avvicinare anche il nostro sguardo sulle fotografie della biondissima Thea messe lì per sensibilizzare su quanto succede lontano da noi e mettere a fuoco anche un'altra verità. Che dire di quegli abiti così glamour, così alla moda, quel trucco eccessivo, quelle pose da adulta, lo sguardo triste…Non è forse quello che quotidianamente ci suggerisce la nostra pubblicità e i contenuti televisivi?

Non c'è forse un problema che si deve affrontare anche da noi, sulle differenze generazionali che hanno perso di qualsiasi significato e sulle derive che sta prendendo questa continua erotizzazione delle immagini infantili, per non parlare delle teen agers, in un contesto, almeno quello italiano, in cui l'abbandono scolastico sta dilagando a vista d'occhio? La giornata è stata consacrata – in anticipo – dal Nobel della Pace assegnato alla giovane Malala e a Satyarthi: una musulmana pachistana di 17 anni, che un attentato talebano ha trasformato in simbolo dei diritti delle donne, e un operatore sociale hindu, di 60 anni, che in anni di lotta non violenta ha salvato almeno 80.000 bambini-schiavi. A tutti gli effetti sono loro l'emblema del più grande dei riscatti, e i migliori interpreti di questa battaglia nata nelle Nazioni Unite nel 2011.

Un bambino, un maestro, un libro, una penna possono cambiare il mondo”, è lo slogan che accompagna Malala ovunque. “Questo riconoscimento” ha detto la ragazza “per me non è il punto d'arrivo ma l'inizio di una più forte battaglia per i diritti dei bambini allo studio. Ce ne sono 57 milioni che non possono studiare". Parole semplicissime ma che accordano gli strumenti stonati dell'intero pianeta: i paesi più evoluti rendono possibile e assecondano il disprezzo per la cultura, quelli più involuti continueranno a coltivare tradizioni tristissime dove la bambine pagano le spese più alte subendo violenza e sopraffazioni. Ecco perché lo slogan della giornata è: Empowering Adolescent Girls: Ending the Cycle of Violence.

E' solo l'educazione e “l'empowerment”, cioè trasmettere forza e consapevolezza alle bambine, favorendo la loro emancipazione, favorire le loro condizioni di salute può cambiare il destino dell'intero pianeta.

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