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Nobel Medicina 2014 assegnato a scienziati che hanno scoperto gps del cervello




Il premio a John O'Keefe, May-Britt e Edvard Moser che nel 2005 hanno individuato la rete di cellule nervose che consentono di avere costantemente le coordinate spaziali. I Moser sono la quinta coppia sposata a vincere il riconoscimento dell'Accademia

John O’Keefe, May-Britt e Edvard Moser hanno vinto il Nobel per la Medicina. L’importante riconoscimento internazionale è dovuto alla scoperta del sistema di cellule che ci permette di orientarci, come una sorta di Gps biologico. L’individuazione di questo sistema di cellule nervose risale al 2005 e costituisce una sorta di rete che permette al cervello di avere costantemente le coordinate spaziali del luogo in cui si trova e dimostra così una base cellulare per le funzioni cognitive più elevate. John O’Keefe è uno scienziato di origini statunitensi e britanniche mentre May-Britt Moser ed Edvard Moser, marito e moglie, sono norvegesi e sono la quinta coppia sposata a vincere un Nobel, come segnala l’Accademia via Twitter.

Gli scienziati si dividono in 2 parti (la prima a O’Keefe, la seconda a marito e moglie) un riconoscimento pari a 8 milioni di corone svedesi (oltre 880 mila euro). Le loro scoperte, fa sapere l’Assemblea dei Nobel del Karolinska Institute, hanno contribuito a spiegare come il cervello crea “una mappa dello spazio che ci circonda e come possiamo muoverci in un ambiente complesso”. L’annuncio del premio è stato dato a Stoccolma nel corso della tradizionale conferenza stampa al Karolinska Institutet svedese in attesa della cerimonia di consegna, che si terrà il 10 dicembre presso la Stockholm Concert Hall. 

La scoperta – O’Keefe, della University College London, ha individuato il primo componente di questo ‘gps‘ del cervello nel 1971, quando scoprì che un certo tipo di cellula nervosa si attiva sempre quando un topo si trova in un certo punto all’interno di una stanza. Trentaquattro anni più tardi May-Britt e Edvard Moser, della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, hanno identificato un altro tipo di cellula nervosa che genera un sistema coordinato per l’individuazione di un percorso. Precisamente la ricerca dei Moser portò a scoprire come le attività delle cosiddette ‘cellule grid’ (cioè cellule a griglia) permettono al cervello di suddividere l’ambiente circostante in longitudine e latitudine, il che aiuta il cervello stesso a capire quale sia la distanza da un certo punto di partenza.

Il sistema di posizionamento del cervello, spiega l’Assemblea dei Nobel, potrebbe “aiutarci a capire il meccanismo per sorreggere la devastante perdita di memoria dello spazio” che colpisce le persone malate di Alzheimer. A tutti e tre gli scienziati è stato riconosciuto il merito di avere aiutato a portare un “paradigma di svolta nella nostra comprensione di come i gruppi di cellule nervose specializzate lavorino insieme per eseguire alte funzioni cerebrali”.

Le biografie degli scienziati – L’americano John O’Keefe è nato nel 1939 a New York City ed ha sia la cittadinanza americana sia quella britannica. Laureato in Psicologia fisiologica nel 1967, presso l’università canadese McGill, si è trasferito in Gran Bretagna dopo il dottorato. Da allora ha lavorato presso l’University College di Londra, dove dal 1987 ha insegnato Neuroscienze cognitive. Attualmente dirige il Sainsbury Wellcome Centre per la ricerca sui circuiti neurali e il comportamento, sempre presso l’University College.

May Britt Moser è nata in Norvegia, a Fosnavåg nel 1963, ed è cittadina norvegese. Ha studiato Psicologia nell’università di Oslo insieme al futuro marito, Edvard Moser, premiato oggi con il Nobel insieme a lei. Nel 1995 ha completato il dottorato in Neurofisiologia, quindi si è trasferita per brevi periodi nell’università di Edimburgo e nell’University College di Londra. Dal 1996 insegna nella Norwegian University of Science and Technology (Nust) di Trondheim, dove nel 2000 ha avuto la cattedra di Neuroscienze. Attualmente dirige il Centro di Computazione Neurale della stessa università.

Edvard I. Moser è nato nel 1962 in Norvegia, ad Ålesund, ed è cittadino norvegese. Ha studiato nell’università di Oslo, dove ha completato il dottorato nel 1995 e ha studiato insieme alla moglie May-Britt, con la quale condivide il Nobel. Con lei ha lavorato nell’Università di Edimburgo e poi a Londra. Nel 1996 è tornato in Norvegia, presso la Nust di Trondheim, dove ha avuto una cattedra nel 1998. Oggi dirige l’Istituto Kavli per i Sistemi in neuroscienze a Trondheim.

Gli altri candidati – Erano Michael H. Wigler, Charles Lee e Stephen W. Scherer per i loro studi sulle variabilità genetiche e le loro associazioni con particolari malattie. James E. Darnell, Jr., Robert G. Roeder e Robert Tjian erano invece i candidati al Nobel per aver chiarito i processi legati alla trascrizione e alla regolazione genica. Nominato anche il lavoro di David Julius sui meccanismi molecolari della sensazione del dolore per la Thomson Reuters.

La scoperta che potrebbe aprire la strada a robot più autonomi. La scoperta premiata potrebbe aprire la strada a futuri robot più autonomi: “È una ricerca di base nel campo delle neuroscienze ma le implicazioni relative ai sistemi artificiali sono interessanti” ha osservato Silvestro Micera, che insegna neuroingegneria presso l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e presso il Politecnico di Losanna. Riguarda un futuro ancora lontano ma “sicuramente”, ha aggiunto, sarebbe possibile imitare l’architettura del cervello per progettare robot umanoidi con una capacità di localizzarsi nello spazio simile all’uomo. I robot attuali hanno una capacità ridotta di muoversi in modo autonomo nell’ambiente. Potremmo replicare, ha detto l’esperto, lo schema di funzionamento del sistema nervoso centrale umano per creare macchine dotate come l’uomo di una memoria spaziale. “In base a ciò – rileva Micera -, potremmo immaginare robot umanoidi, per esempio, che camminano in una città, ne memorizzano la mappa e il giorno dopo sono in grado di andare a fare una commissione, come comprarci un giornale, perché sanno ritrovare da soli un’edicola”.

ilfattoquotidiano.it

 

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