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Voglio fare il lavoro che mi piace




Perchè devo accontentarmi di un lavoro che non mi piace?

Parlando di lavoro spesso sentiamo dire “No, non fa per me. Non c’entra niente con quello che vorrei dalla mia vita.”, ma sono molte le persone che fanno i conti con un lavoro che non piace. Le risorse sono, da sempre, messe in relazione con la relatività di tempo e spazio. Oggi, il lavoro, è una risorsa caratterizzata da scarsità. Si tratta di un bene raro: il nostro, è un periodo di “vacche magre”.
 
Il lavoro che piace è un lusso per pochi. Un buon compromesso potrebbe essere quello di avere un lavoro accettabile sotto alcuni aspetti e sotto altri no: almeno una piccola percentuale di quello che si fa dovrebbe dare appagamento. Anche il lavoro più bello ha i suoi pro e i suoi contro, come tutte le cose.
Ma, se tutti fanno il lavoro dei sogni, chi laverà i piatti al ristorante? Ora che il lavoro scarseggia, bisogna accettare quello che si trova.
 
L’università e la scuola hanno regole diverse dal mondo del lavoro. Difficile, come ogni transizione, è il passaggio dall’università all’impiego. In qualche caso, questo passaggio è davvero traumatico. Sogni delle favole e cassetti pieni di speranze non corrispondono a quella realtà delle cose che ci fa scontrare contro muri e ingoiare rospi: spesso, le offerte di lavoro sono distanti dal nostro immaginario.
 
Alcuni pensano che sia meglio “la disoccupazione” rispetto a un lavoro che non piace; altri pensano che un lavoro, seppur logorante, consente, almeno, di averla una vita.
La professione riassume la nostra utilità nella società. Le persone hanno bisogno di essere riconosciute a livello sociale. Il lavoro è un’occasione per realizzare la propria dimensione nella comunità, per sentirsi realizzati. Il lavoro permette di fare progetti e di esprimere il nostro essere: attraverso il lavoro lasciamo una nostra traccia nel mondo.
 
Si lavora per i soldi: questo è bene ricordarlo. Del resto, le bollette, le assicurazioni, il cibo e gli imprevisti non si pagano da soli. Anche se, una persona, oggi, deve ritenersi fortunata solo ad averlo un lavoro; se il lavoro non piace, le sensazioni sono davvero forti: “rabbia, delusione, amarezza, rassegnazione, frustrazione”.
 
Si produce poco e, si produce male. D’altra parte anche l’autostima deve essere nutrita. Quando si torna a casa di malumore, si pensa molto. Si ripercorrono scelte sbagliate, si sente il peso di una volontà che non è stata abbastanza forte. Si sente nella testa un “voglio lasciarlo ma non ho il coraggio”. Un “vorrei dedicarmi alle mie passioni ma non ho tempo”. La vita di una persona non comincia quando il cartellino viene “stimbrato”.
 
Quando il lavoro non piace, il tempo non passa mai: è amplificato dal suono di quelle lancette dell’orologio che, proprio, non si vogliono muovere. Non c’è di peggio che trovarsi male al lavoro: dovremo lavorare tutta la vita, 8 ore al giorno. Non c’è niente di peggio che svegliarsi la mattina e pensare che dovremo fare una cosa che odiamo per 30 anni (e più).
Il senso di sacrificio fa trascorrere ogni giorno uguale agli altri. La noia incombe. Ci si sente intrappolati in una vita che non ci appartiene. Ci si sente derubati del tempo. Si va a letto la sera perché si deve riposare ed essere “freschi” il giorno dopo. La vita diventa piatta, la dimensione psichica pesa: quello che si prova è alienazione.
 
D’altra parte chi non ce l’ha, un lavoro, non sa “dove sbattere la testa”. Ci si sente fortunati, allora. Ma, l’essere umano è fatto per vivere con lo stile di vita imposto dal mondo moderno? Il lavoro è necessario per vivere, purtroppo non è sempre piacevole. Il ricavato del lavoro permette di pagare le spese. Se una persona non è portata per un mestiere, non è portata e basta. Se non sei fatto per parlare con le persone, non potrai essere un buon commerciale. Se non sei fatto per i lavori manuali, non potrai essere un bravo calzolaio.
 
Una ricetta per la sopportazione potrebbe essere quella di pensare queste condizioni come momentanee: ci si adatta temporaneamente a situazioni che non piacciono, ma poi si cerca altro. O, si potrebbe alimentare la voglia di diventare bravi anche in cose che non sono nostre, che non ci appartengono: vivendo il tutto come una sfida, come un “mettersi alla prova”.
Si deve cercare una motivazione che spinga ad andare avanti e che, possibilmente, non coincida con il giorno della distribuzione delle buste paga. Accettare un lavoro che offre aspettative diverse rispetto a quelle prefissate, e che non è attinente al nostro percorso, può essere un’occasione per allargare il nostro spettro di conoscenze. Essere flessibili va bene, ma se l’offerta non è seria o risulta penalizzante meglio non accettare (se le condizioni economiche lo consentono, ovviamente).
 
Chi non accetta un lavoro che non piace viene, spesso, considerato uno “scansafatiche”. Chi non accetta un lavoro riceve osservazioni come: “non hai voglia di lavorare” o “devi avere spirito di sacrificio”.
Sono frasi che raccolgono opinioni popolari diffuse, sono opinioni che feriscono ma che, non sempre, racchiudono un senso di verità. Chi ha accettato qualsiasi cosa fin dall’inizio, spesso, si è trovato incastrato in una posizione difficile da cambiare. Ci sono due tipi di persone: quelle che prediligono lavori tranquilli e quelle per cui contano carriera e competitività. Capire che tipo di lavoratore si è, può aiutare nelle scelte professionali. Potrebbe essere molto utile, inoltre, fare un’analisi della propria repulsione per quello che si sta facendo.
 
Bisogna comunque saper misurare il proprio “ritorno sull’investimento”: segnare i pro e i contro. Chiedersi “a che cosa serve quello che faccio” e “dove voglio andare”. I grandi della storia hanno sacrificato tutto per inseguire il proprio sogno, non si sono accontentati: oggi sarebbero definiti “choosy”. Il lavoro che piace è una conquista.
 
Un proverbio arabo dice: “fai il lavoro che ami e non lavorerai per tutta la vita”.
 
Fonte: corriere.it
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Cancro al seno e malattia paradontale : correlazioni

La malattia parodontale è stata costantemente associata con le malattie croniche,  ma vi era una limitata evidenza scientifica di quale fosse il ruolo dei microbi orali nello sviluppo del cancro al seno. Oggi i ricercatori hanno scoperto che le donne in postmenopausa affette da malattia parodontale sarebbero a rischio di sviluppare questo tipo di cancro rispetto alle altre donne.

Il test ha messo sotto esame 73,737 donne, tra i 50-79 non affette da tumore al seno, iscritte originariamente al Women's Health Initiative Observational Study, un campione prospettico di donne in postmenopausa, per determinare i fattori di rischio per prevedere malattie cardiache, tumori e fratture.

Dopo un periodo di follow-up medio di 6.7 anni, sono stati identificati 2.124 casi di cancro al seno. Oltre il 26 per cento delle donne era colpita da malattia parodontale. Secondo i ricercatori, correvano un rischio del 14 per cento più elevato di cancro al seno rispetto alle donne senza. Le ex fumatrici avevano un rischio ancora più elevato di cancro al seno. Tra le donne che avevano smesso di fumare negli ultimi 20 anni, quelle con malattia parodontale avevano un rischio del 36 per cento più elevato di sviluppare la malattia. Quelle affette da malattia parodontale che non avevano mai fumato o avevano smesso più di 20 anni prima avevano rispettivamente un maggior rischio del 6 e dell’8 per cento.

Secondo Jo L. Freudenheim, ricercatore del Department of Epidemiology and Environmental Health presso la State University di New York a Buffalo, esistono diverse spiegazioni possibili che legano malattia parodontale e cancro al seno. Una possibilità è che l'infiammazione sistemica può sorgere con la malattia parodontale e colpire il tessuto del seno, o indirettamente la stessa infiammazione causa una situazione di acidosi che è un fattore predisponente. Un’altra spiegazione possibile è che i batteri dalla bocca possono entrare nel sistema circolatorio e di conseguenza alterare il tessuto mammario.

Sono però necessari molteplici studi per stabilire un nesso di causalità, ha detto Freudenheim: «Se possiamo studiare la malattia parodontale e cancro al seno in altre popolazioni e di fare una ricerca più dettagliata sulle caratteristiche della malattia parodontale, tutto questo ci aiuterebbe a capire se vi è un qualche rapporto ‒ ha dichiarato. C'è ancora molto da capire quale sia l’eventuale ruolo dei batteri della bocca e il cancro al seno».

Nelle donne il cancro al seno è il tumore più diffuso. Dalle ultime statistiche pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti questa malattia viene diagnosticata ogni anno su oltre 220.000 donne e più di 2.000 uomini. La malattia parodontale è una affezione molto comune, che colpisce quasi la metà della popolazione adulta degli Usa ed è ormai dimostrato il suo legame con ictus , diabete e malattie cardiache



L'Albero della vita

L’Albero della Vita, quanto è importante questo simbolo per Te che stai leggendo?

Se lo guardiamo bene, con calma, in silenzio, lasciando che ci entri dentro, lasciando che l’immagine parli sentiremo un profondo equilibrio. Stabile e maestoso, con il suo possente tronco, eretto a colonna del Mondo. In  basso una miriade di radici, ad ancorarsi alla Terra, e in alto a protendersi verso il Cielo, una folta chioma. E’ una immagine bella, che da serenità e allo stesso tempo trasmette un profondo senso di sacralità.

Ci sta insegnando qualcosa. -”Tu sei l’albero, sei un albero che sta nascendo, te ne rendi conto?-” sembra voler dire. Allora pensi al tuo destino. E prontamente arriva la risposta: -”E’ quello di divenire pilastro della tua Vita, con i piedi a terra e lo sguardo al Cielo.”-

Nel tuo cammino in questo Mondo dovrai affrontare delle prove, talune molto dure e i venti saranno anche impetuosi. Tante cose che cercheranno di spazzarti via, di farti perdere l’equilibrio, di farti cambiar rotta. Sono in quei momenti che ti senti perso e sembra che tutto quello che era stato fino a quel momento, le certezze che sembravano tali, crollino per sempre. E’ proprio allora che ti rendi conto di non aver avuto radici ben profonde, perché sei stato portato via dalla Terra. L’albero insegna il radicamento, è ancorato al suolo e nemmeno la tempesta più forte può spazzarlo. Per vivere questa vita pienamente dobbiamo entrarci dentro. Entrare dentro a ciò che è nascosto sotto Terra. Vuol dire cominciare a capire che non siamo solo ciò che vediamo, ma siamo molto di più, come un iceberg mostra solo la punta, e la sua immensità si nasconde sotto l’acqua.  L’acqua rappresenta il nostro inconscio, il mondo interiore che abbiamo dentro, e proprio come l’albero si nutre dell’acqua attraverso le radici, anche noi possiamo nutrirci se sappiamo guardare dentro noi stessi. Le nostre parti che agiscono in sordina, quelle varie personalità che abbiamo, nate da anni di condizionamenti o per eredità genetica, rappresentano una fonte illimitata di energia per la nostra Essenza. Se le riscopriamo e da esse prendiamo insegnamento cresceremo sempre più forti. Il nostro tronco sarà sempre più robusto, la nostra volontà si eleverà, più forte e integra si ergerà verso l’alto realizzando la sua Natura: osservare il Cielo, riprendersi gli ampi spazi e tendere a Dio.

Ecco che dalla conoscenza di ciò che è in basso si accarezza il sapere delle Stelle.

E l’uomo è finalmente un Uomo. Rami si amplieranno e ci espanderemo fino a toccare cose, esperienze, emozioni, persone che fino ad allora non avevamo mai immaginato, ci apriremo così alla Vita. Guarderemo al Sole come ad un Padre e allora le nostre foglie si stenderanno come in una preghiera, accettando tutta l’Abbondanza della Luce, l’infinito Amore che il Sole ha per noi. Ecco che la Vita, con l’apertura della nostra chioma ci dona caldi raggi che ci toccano e ci nutrono, proprio come l’acqua del nostro inconscio ci offriva i Sali della Terra. Proprio quando avremo il coraggio di scendere dentro di noi, con radici profonde allora anche le fronde dell’Albero giocheranno maestose con il Vento, e la Vita che abbiamo sempre sognato potrà finalmente manifestarsi ai nostri occhi.

Tu decidi quando accettare ciò che hai sempre desiderato.

Non esiste nulla là fuori che non siano i tuoi sogni. Scendi dentro e fai crescere l’Albero che Sei. Dio non abbandona. Dio accoglie e dona. L’Albero della Vita, percorrilo tutto, ogni sua foglia e ramo. Odorane il profumo e senti lo scorrere della sua linfa. Sei tu che stai nascendo, quando un seme si schiude e abbraccia il Mondo.

“Da succoso frutto proviene Chi Sono,

mi schiudo e rinasco ancora,

un nuovo Destino ho visto nelle Stelle e scritto sulla Terra.

Ritroverò la Luce attraversando le tenebre,

riscoprirò chi sono perdendomi ogni volta.”

Luca Carli.

Fonte lagiostradelsole.com/





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