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Perché al ritorno la strada è sempre più breve




Anche a voi i viaggi di andata sembrano sempre più lunghi di quelli di rientro? 

 La spiegazione scientifica di un'illusione piuttosto diffusa (soprattutto durante il periodo estivo).

Capita un po' a tutti, sia durante la partenza in grande stile per le vacanze, sia nei brevi weekend fuori porta: il viaggio di ritorno sembra sempre più rapido di quello di andata. Accade perché abbiamo imparato meglio la strada? Nient'affatto. Per gli scienziati, si tratta di uno scherzo della mente, come dimostrano tre diversi esperimenti di uno studio compiuto tra Olanda e Stati Uniti.

NON VEDO L'ORA DI ARRIVARE... MA QUANTO MANCA? Il "return trip effect" (letteralmente "effetto da viaggio di ritorno") è una sensazione diffusa che fa percepire la strada del rientro più breve del 17-22% rispetto a quella dell'andata, anche se il tempo trascorso in viaggio e i chilometri percorsi sono identici. Questa errata percezione si verifica anche quando il viaggio di ritorno avviene su una tratta diversa: la prova che il fenomeno non dipende dal tragitto ma dalle nostre aspettative.

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All'andata la smania di arrivare ci porta a sottostimare la distanza da percorrere e il tempo sembra dilatarsi; al ritorno aggiustiamo le attese in base al reale percorso da compiere, e le nostre previsioni divengono così più realistiche.

MA IL PENDOLARE NON CI CASCA. I tre diversi esperimenti hanno confermato che l'effetto si verifica sia nei viaggi in autobus, sia in quelli in bicicletta, sia quando guardiamo il video di qualcun altro che viaggia, mentre si attenua durante i viaggi frequenti - come quelli dei pendolari costretti a spostarsi ogni giorno per lavoro. In quest'ultimo caso, probabilmente, la ripetitività dei tragitti dà luogo ad aspettative più veritiere dalla distanza da percorrere.

La scoperta potrebbe aiutare a studiare come le nostre attese modellino il tempo percepito, e non solo quando si tratta di viaggi. Un simile effetto è stato osservato anche sui film rivisti di nuovo o sulle fiabe rilette ai bambini: la seconda visione (o il secondo ascolto) sembrano sempre più veloci delle prime volte.

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Cancro al seno e malattia paradontale : correlazioni

La malattia parodontale è stata costantemente associata con le malattie croniche,  ma vi era una limitata evidenza scientifica di quale fosse il ruolo dei microbi orali nello sviluppo del cancro al seno. Oggi i ricercatori hanno scoperto che le donne in postmenopausa affette da malattia parodontale sarebbero a rischio di sviluppare questo tipo di cancro rispetto alle altre donne.

Il test ha messo sotto esame 73,737 donne, tra i 50-79 non affette da tumore al seno, iscritte originariamente al Women's Health Initiative Observational Study, un campione prospettico di donne in postmenopausa, per determinare i fattori di rischio per prevedere malattie cardiache, tumori e fratture.

Dopo un periodo di follow-up medio di 6.7 anni, sono stati identificati 2.124 casi di cancro al seno. Oltre il 26 per cento delle donne era colpita da malattia parodontale. Secondo i ricercatori, correvano un rischio del 14 per cento più elevato di cancro al seno rispetto alle donne senza. Le ex fumatrici avevano un rischio ancora più elevato di cancro al seno. Tra le donne che avevano smesso di fumare negli ultimi 20 anni, quelle con malattia parodontale avevano un rischio del 36 per cento più elevato di sviluppare la malattia. Quelle affette da malattia parodontale che non avevano mai fumato o avevano smesso più di 20 anni prima avevano rispettivamente un maggior rischio del 6 e dell’8 per cento.

Secondo Jo L. Freudenheim, ricercatore del Department of Epidemiology and Environmental Health presso la State University di New York a Buffalo, esistono diverse spiegazioni possibili che legano malattia parodontale e cancro al seno. Una possibilità è che l'infiammazione sistemica può sorgere con la malattia parodontale e colpire il tessuto del seno, o indirettamente la stessa infiammazione causa una situazione di acidosi che è un fattore predisponente. Un’altra spiegazione possibile è che i batteri dalla bocca possono entrare nel sistema circolatorio e di conseguenza alterare il tessuto mammario.

Sono però necessari molteplici studi per stabilire un nesso di causalità, ha detto Freudenheim: «Se possiamo studiare la malattia parodontale e cancro al seno in altre popolazioni e di fare una ricerca più dettagliata sulle caratteristiche della malattia parodontale, tutto questo ci aiuterebbe a capire se vi è un qualche rapporto ‒ ha dichiarato. C'è ancora molto da capire quale sia l’eventuale ruolo dei batteri della bocca e il cancro al seno».

Nelle donne il cancro al seno è il tumore più diffuso. Dalle ultime statistiche pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti questa malattia viene diagnosticata ogni anno su oltre 220.000 donne e più di 2.000 uomini. La malattia parodontale è una affezione molto comune, che colpisce quasi la metà della popolazione adulta degli Usa ed è ormai dimostrato il suo legame con ictus , diabete e malattie cardiache





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