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Il perché dell'Insonnia




Nonostante il luogo di riposo sia sempre più accogliente, perfettamente ovattato dai rumori, con temperature confortevoli, attrezzato di un modernissimo materasso ortopedico sul quale sono stese profumate  lenzuola di seta, il sonno, spesso, per molte persone, diventa un incubo, un vero inferno

Nel regno della notte, la stanza da letto si trasforma in un terreno minato, un territorio caratterizzato da violenti scontri e battaglie fino all’ultimo “colpo di sonno”. Morfeo, dopo infinite invocazioni, inutili imprecazioni, suppliche imbarazzanti, giri e rigiri fastidiosi non se la sente proprio di far la sua comparsa sulla scena notturna. Quando il corpo non trova pace nel proprio giaciglio, nemmeno una damigiana di camomilla riesce a conciliare un meritato riposo. Sembra banale ma senza un naturale ed adeguato riposo non si vive. Gli effetti di questa privazione si riscontrano nelle ore di veglia con sbalzi di umore, aumento dell’affaticabilità, irritabilità, scarsa concentrazione e difficoltà nell’affrontare le sfide quotidiane. Durante il sonno il sistema nervoso centrale attiva due neurotrasmettitori: melatonina e prolattina. Ormoni che agendo sul tono dell’umore regolano e preparano il terreno all’evento sonno. Mentre si riposa, nel corpo avvengono importanti modificazioni chimico - fisiche. I muscoli si contraggono e si rilassano, la temperatura corporea si abbassa, gli occhi pur essendo chiusi si muovono (fase REM), il ritmo del cuore e del respiro varia.  Nel buio della notte, piano piano, si cerca di “digerire” ciò che durante il giorno non si è riusciti a calmare e ad acquietare. Spesso, infatti, si portano nel lettone ritmi e frenesie mentali molto intense, da cui non è facile liberarsi: questa situazione ha in sé uno stato di “eccitazione” che ostacola e agita il sonno. Una mente bloccata, ingorgata e compressa che con il calar delle tenebre cerca di eliminare tutte le “tossine” quotidiane attraverso il pensiero. Le veglie inattese, allora, comunicano ciò che, nel profondo di se stessi, non si riesce più a nascondere, a tacere e tenere sotto controllo. La notte restituisce, poco alla volta, pezzi di quotidianità “indigesta”. Quello che durante il giorno è stato accatastato, ignorato, inespresso e soffocato si manifesta inaspettatamente nell’oscurità. Tutte cose (fantasie, desideri, istinti)  che chiedono di “essere vissute” e non di “essere addormentate”. La notte, apparentemente poco generosa, in realtà, si vendica chiamando il soggetto alle proprie responsabilità: rimediare agli “errori” diurni. Un piccolo “omino” notturno che, dopo aver interpretato personaggi quotidiani fittizi e superficiali, esprime il proprio disappunto, si agita dentro la persona, non vuole addormentarsi, reclamando in tal modo il diritto di esprimere la propria vita in maniera reale, spontanea, naturale e gratificante. Ecco che, improvvisamente, al buio, in questo territorio del mistero, l’insonne si riempie la testa di cose inutili, emergono nella sua mente pensieri fissi e pietrificati che ostacolano il sonno: “ingestione” di insuccessi, troppi impegni e sacrifici, eventi dolorosi, giornata infarcita di delusioni, storie mai raccontate che pesano, tradimenti che “fermentano” a metà strada tra il dire e il non dire, inganni in balia ai sensi di colpa, scarse attenzioni, stizza furente, perdita di fiducia in se stessi e negli altri, compromessi non metabolizzati, cambiamenti improvvisi, contraddizioni, convenzioni eccessive, false identità, senso di frustrazione… troppi controlli che sfiancano e tengono gli occhi completamente sbarrati. Nulla riesce ad azzerare tali ossessioni e, ben presto, dopo vari tormenti, si cede il letto al “nemico”: l’insonnia. Se non si spezza il circolo vizioso dei pensieri si rischia parecchio. Un malessere, quello delle notti in bianco, che, oltre a coinvolgere tutto il corpo, privandolo lentamente del suo equilibrio energetico naturale,  lo espone  a vere e proprie  patologie: l’intestino trattiene (stipsi), il cuore non riconosce più il suo ritmo (aritmie), i muscoli si contraggono (dolori), la sessualità - senza energia - si spegne (tratti depressivi), una testa che rumina ma non smaltisce (cefalea), uno stomaco schiacciato ed appesantito (gastrite). Sono tutti elementi “arrugginiti” - “rifiuti” psichici accumulati durante la giornata - che, silenziosamente, si depositano nell’organismo e lo fanno ammalare. Un disturbo che può esprimersi con modalità diverse: difficoltà ad addormentarsi (incapacità a lasciarsi andare, rimuginare sui pensieri), risvegli precoci (arrabbiature e rancori non smaltiti che riemergono durante la notte) o frequenti interruzioni del sonno (timore dei cambiamenti, del nuovo). La durata di questo problema è un elemento fondamentale per distinguere il disturbo occasionale dalla vera e propria malattia psicofisica che, se non affrontata in maniera adeguata, tende a diventare cronica. Questa difficoltà persistente a raggiungere lo stato di sonno e mantenerlo nel tempo, indispensabile per conservare la salute, può essere legata anche a patologie mediche croniche come ad esempio asma bronchiale, diabete e  artrosi. Cosa fare. Imparare a liberarsi di tutta quella zavorra mentale inutile, riscoprendo quiete, calma e serenità, farà dormire come un neonato. Se l’ansia assale a tradimento, un’altra strategia vincente è imparare a rilassarsi. Tale metodica psicosomatica, se praticata con regolarità, risulta  fondamentale non solo per placare i sentimenti “difettosi” che tormentano appena ci si corica, ma anche per ripristinare gradualmente l’equilibrio fisico e mentale. Compiere una  piccola passeggiata dopo cena - senza forzature perché la stanchezza eccita e impedisce di rilassarsi - aiuta a rigenerare l’organismo e zittire l’insonnia. Si vince, inoltre, il “mostro cattivo” cambiando atteggiamento e attraverso stili di vita appropriati: alimentazione corretta (sostanze che facilitano la produzione di serotonina), automassaggio, sessualità appagante, togliere dalla stanza da letto elementi disturbanti (televisore, computer, cellulari), un bagno caldo con oli essenziali… e  perché no? letture con contenuti fiabeschi, storie d’altri tempi per stimolare un’altra logica, “dimenticare” un quotidiano - non sempre amico - che crea irritabilità, tensione ed insonnia.

Bonipozzi dott. Claudio

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MALATTIA PARADONTALE E CORRELAZIONI CON I PROBLEMI PROSTATICI

MALATTIA PARADONTALE E CORRELAZIONI CON I PROBLEMI PROSTATICI

la necessità di prevenzione odontoiatrica negli uomini si fa sempre più importante. Nel seguente articolo ci occuperemo dei problemi sulla salute orale che coinvolgono gli uomini.

L'odontoiatria come più volte detto sul nostro portale abbraccia tutta la medicina. In questo articolo ci rivolgiamo agli uomini, poichè avere una bocca sana potrebbe evitare problemi alla prostata.

Specifichiamo che, le infiammazioni gengivali, non interessano solo il cavo orale, ma può influenzare anche la salute e il buon funzionamento di altri organi, compresa la prostata. Molte patologie nel corpo umano sono correlate a infezioni presenti nella bocca.

La malattia parodontale è causa di numerosi problemi infiammatori in diverse parti del corpo.
Anche nel passato erano già emersi legami tra problemi gengivali e decessi fetali, artrite reumatoide e cardiopatie. E per valutare l'esistenza di un'associazione anche con l'infiammazione della prostata, un problema molto diffuso che peggiora notevolmente la qualità della vita di chi ne soffre è stata condotta una ricerca.

I pazienti che in un primo momento si erano sottoposti ad una biopsia prostatica che aveva portato alla diagnosi di prostatite e a un prelievo di sangue dal quale il livello di antigene specifico prostatico (Psa) risultava aumentato, a indicare una possibile infiammazione o anche un tumore.

I pazienti coinvolti nella ricerca sono stati sottoposti ad alcuni accertamenti.

Analisi accurata delle gengive per valutare la presenza di parodontite e un test dal quale è stato ottenuto un punteggio (Ipss, International prostate symptom score) utile per valutare i sintomi di malattia della prostata.
I pazienti erano affetti da parodontite, da moderata a grave e 21 avevano prostatite assente o lieve anche se 15 avevano tumore prostatico confermato da biopsia.

Dopo un periodo di 4-8 settimane nel quale sono stati effettuati trattamenti efficaci per la parodontite, il 90% dei pazienti coinvolti hanno riferito miglioramenti anche a livello dei sintomi prostatici e del livello di Psa.

Questa ricerca evidenzia che, curare le gengive può ridurre i sintomi della prostatite e migliorare la qualità della vita degli uomini che ne soffrono, augurandosi che la cura della parodontite entri a far parte del trattamento standard della malattia prostatica.

Sono consigliate le visite odontoiatriche ai pazienti che si devono sottoporre a interventi cardiaci, e anche alle donne in gravidanza, non di meno a coloro che hanno problemi metabolici quali diabete





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