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Come sviluppare l'intelligenza




Come mantenere vive le nostre capacità intellettive e svilupparle, anche in età adulta.

Le novità scientifiche emerse negli ultimi anni sullo sviluppo dell’intelligenza sono numerose e seppelliscono gran parte dei luoghi comuni in argomento, poco utili risultano le vitamine, il beta-carotene, i flavonoidino e gli stimolanti in generale, perchè secondo gli studiosi, il segreto si cela altrove.

Gli scienziati hanno dunque fatto piazza pulita di molte convinzioni affermando, ad esempio, che far lavorare costantemente il cervello anche con strumenti semplici e comuni come le parole crociate, contribuisce a mantenere sveglia la mente arricchendola.

Inoltre le ricerche più recenti hanno dimostrato che gli oltre 120 miliardi di neuroni del nostro cervello non si esauriscono con l'invecchiamento, considerando che periodicamente ne nascono circa 250 mila ogni giorno, questi sono in grado di mantenerci e farci sviluppare nuove capacità, se opportunamente esercitati.

Fra i metodi più efficaci per favorire questo processo e dare maggiore sprint alla nostra mente vi è quello di mettersi continuamente alla prova con nuove sfide intellettuali, come sostenuto dalla neurobiologa americana Tracey J.Shors, della Rutgers University.

Ideare nuovi progetti in ambito lavorativo o personale, svilupparli e seguirli personalmente e con partecipazione è un vero toccasana per la propria mente. Oppure imparare una nuova lingua, iscriversi a un corso professionale o formativo, scegliere di cambiare lavoro mettendosi in gioco, sono tutte sfide che possono garantire lo sviluppo dell'intelligenza.

Secondo queste ricerche la chiave per mantenere in vita i neuroni è dunque quella di svolgere compiti complessi tali da richiedere sforzo mentale e partecipazione, attivando così le reti neuronali già esistenti e facendo maturare i nuovi neuroni.

Oltre a ciò alcuni fattori complementari possono aiutare la nascita e lo sviluppo di nuovi neuroni, prima di tutto l’attività fisica in ogni sua forma, poi l’alimentazione corretta e poco abbondante.

 

Fonte paginainizio.com

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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