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I danni causati dalla dieta Dukan e le controindicazioni da sapere




Seguita da milioni di persone in tutto il mondo, la dieta Dukan è stata messa sotto accusa dai medici nutrizionisti perché squilibrata a dannosa per l'organismo

La maggior parte delle persone che decidono di seguire questo regime alimentare dimagrante lo fa per perdere ben più di una taglia.

Combattere sovrappeso e obesità con questo tipo di dieta iper proteica, però, potrebbe, alla lunga, produrre dei danni sull’organismo, per questo i medici nutrizionisti la sconsigliano. Nelle bufera, poi, ci è finito in pieno lo stesso Pierre Dukan, radiato dall’ordine di medici di Francia per aver prescritto ad una sua paziente settantenne e cardiopatica, che naturalmente si era rivolta a lui per dimagrire, un farmaco anti-fame che, in realtà, era un anti-diabetico assolutamente incompatibile con le condizioni della donna. A seguito della denuncia della paziente, Dukan venne sanzionato in modo esemplare, ovvero con la radiazione.

Questo, naturalmente, non ha inciso particolarmente sul successo della sua dieta, anche se l’increscioso fatto è stato riportato da tutti i media, e  per un motivo molto semplice: la sua dieta funziona, permette realmente, in poco tempo, di perdere parecchi chili. Ma qual è il motivo per cui i nutrizionisti si scagliano contro il regime del dottor Dukan? Perché si tratta di un tipo di alimentazione estremamente squilibrata, iper proteica, che se seguita per molto tempo può creare scompensi gravi all’organismo umano. Infatti per innescare un processo brucia-grassi, la dieta Dukan si basa sulla chetosi, ovvero quel meccanismo naturale che il corpo mette in atto quando si trova a “corto” di glucosio (quindi di energia).

Seguendo il regime Dukan classico, si privilegiano pochi alimenti di origine proteica (soprattutto animale), e verdure contenenti vitamine e sali minerali, ma in cui i carboidrati, sia semplici che complessi, “latitano”. Una mancanza di zuccheri nel sangue provoca un calo energetico, che l’organismo compensa immettendo nel sangue molecole dette “corpi chetonici”, che somigliano alle molecole del glucosio, ma che a lungo andare possono deteriorare l’apparato renale e creare scompensi a più livelli. Insomma, si tratta di un regime di “emergenza” del tutto innaturale.

Ecco perché, e questa è una delle “accuse” che vengono mosse più frequentemente alla dieta Dukan e a tutti i regimi ipocalorici e iperproteici, è anche così facile recuperare i chili persi dopo aver ripreso a mangiare normalmente. La dieta Dukan è del tutto sconsigliata alle donne in gravidanza e ai ragazzi nell’età della crescita, ma in generale a tutti coloro che abbiano una condizione fisica non ottimale. Disturbi al cuore o alla circolazione, ipercolesterolemia, insufficienza renale o epatica, diabete, sono condizioni incompatibili con questo tipo di diete dimagranti, ma anche chi sia in perfetta salute, dovrebbe seguire la dieta Dukan per brevi periodi, giusto il tanto di perdere qualche chilo. Per questo motivo, prima di cominciare a seguirla, sarebbe meglio avvisare il proprio medico ed effettuare alcuni esami - in primis le analisi del sangue - per valutare il proprio stato generale di salute e se sia il caso, o meno, di provare la dieta Dukan.

Fonte http://scienzaesalute.blogosfere.it/

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Cancro al seno e malattia paradontale : correlazioni

La malattia parodontale è stata costantemente associata con le malattie croniche,  ma vi era una limitata evidenza scientifica di quale fosse il ruolo dei microbi orali nello sviluppo del cancro al seno. Oggi i ricercatori hanno scoperto che le donne in postmenopausa affette da malattia parodontale sarebbero a rischio di sviluppare questo tipo di cancro rispetto alle altre donne.

Il test ha messo sotto esame 73,737 donne, tra i 50-79 non affette da tumore al seno, iscritte originariamente al Women's Health Initiative Observational Study, un campione prospettico di donne in postmenopausa, per determinare i fattori di rischio per prevedere malattie cardiache, tumori e fratture.

Dopo un periodo di follow-up medio di 6.7 anni, sono stati identificati 2.124 casi di cancro al seno. Oltre il 26 per cento delle donne era colpita da malattia parodontale. Secondo i ricercatori, correvano un rischio del 14 per cento più elevato di cancro al seno rispetto alle donne senza. Le ex fumatrici avevano un rischio ancora più elevato di cancro al seno. Tra le donne che avevano smesso di fumare negli ultimi 20 anni, quelle con malattia parodontale avevano un rischio del 36 per cento più elevato di sviluppare la malattia. Quelle affette da malattia parodontale che non avevano mai fumato o avevano smesso più di 20 anni prima avevano rispettivamente un maggior rischio del 6 e dell’8 per cento.

Secondo Jo L. Freudenheim, ricercatore del Department of Epidemiology and Environmental Health presso la State University di New York a Buffalo, esistono diverse spiegazioni possibili che legano malattia parodontale e cancro al seno. Una possibilità è che l'infiammazione sistemica può sorgere con la malattia parodontale e colpire il tessuto del seno, o indirettamente la stessa infiammazione causa una situazione di acidosi che è un fattore predisponente. Un’altra spiegazione possibile è che i batteri dalla bocca possono entrare nel sistema circolatorio e di conseguenza alterare il tessuto mammario.

Sono però necessari molteplici studi per stabilire un nesso di causalità, ha detto Freudenheim: «Se possiamo studiare la malattia parodontale e cancro al seno in altre popolazioni e di fare una ricerca più dettagliata sulle caratteristiche della malattia parodontale, tutto questo ci aiuterebbe a capire se vi è un qualche rapporto ‒ ha dichiarato. C'è ancora molto da capire quale sia l’eventuale ruolo dei batteri della bocca e il cancro al seno».

Nelle donne il cancro al seno è il tumore più diffuso. Dalle ultime statistiche pubblicate dai Centers for Disease Control and Prevention, negli Stati Uniti questa malattia viene diagnosticata ogni anno su oltre 220.000 donne e più di 2.000 uomini. La malattia parodontale è una affezione molto comune, che colpisce quasi la metà della popolazione adulta degli Usa ed è ormai dimostrato il suo legame con ictus , diabete e malattie cardiache



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