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Che cos’è l’autismo




L’autismo è fondamentalmente una forma particolare di situarsi nel mondo e, pertanto, di costruirsi una realtà.

Associato o non a delle cause organiche, l’autismo è riconoscibile dai sintomi che impediscono o pongono delle serie difficoltà al bambino nel suo processo di entrata nel linguaggio, nella comunicazione e nel vincolo sociale.
Le stereotipie, le ecolalie, l’assenza di linguaggio, i soliloqui, l’aggressività rivolta su di sé, l’insensibilità al dolore o l’assenza di sensazione del pericolo sono alcuni dei sintomi che mostrano l’isolamento del bambino o dell’adulto dal mondo che lo circonda e la sua tendenza a bastarci a sé stesso.

QUANDO SI INIZIÒ A PARLARE DI AUTISMO?

Da Jean Itard che, in 1801, condusse una descrizione del bambino selvaggio, a Eugen Bleuler, che in 1901 lo relazionò con la schizofrenia, fino a Leo Kanner che realizzò in 1943 una descrizione dettagliata degli item caratteristici, e Hans Asperger che si concentrò su un altro tipo di autismo, chiamato a volte autismo intelligente, i tratti caratteristici dei bambini autistici sono, nella loro maggioranza, simili.

QUALI SONO I SINTOMI?

I principali sintomi sono:
- Isolamento dal mondo esterno e rifiuto del contatto con gli altri ( tanto al livello della    voce come dello sguardo)
- Disturbi di linguaggio che possono variare da una assenza totale della parola ad un chiacchierio incomprensibile, un soliloquio o un modo di parlare che non entra in un dialogo e nemmeno si dirige a qualcuno.
- Assenza di interazione con gli altri
- Assenza di gioco simbolico
- Stereotipie
- Rituali
-Timore ai cambiamenti e insistenza nel mantenere una immobilità di tutto ciò che lo circonda.

CHE VALORE DARE A QUESTI SINTOMI? CHE COSA FARNE, OLTRE AL FATTO CHE SONO UN SEGNALE D’ALLARME PER CHIEDERCI CHE COSA STA SUCCEDENDO A QUESTO BAMBINO?

Considerare questi tratti come segnali di un ritardo nello sviluppo o di una patologia, ci porterebbe ad un riduzionismo. Ci condurrebbe a considerare l’autismo come una deficienza o come una malattia che rivela una deficienza a diversi gradi. E’ per questo che molti trattamenti si riducono anche a dei programmi intenzionati unicamente a colmare delle supposte deficienze. Tali trattamenti hanno come obiettivi di “insegnare” al bambino autistico a saperci fare con gli ideali della normalità. In questo senso, non c’è dubbio che i metodi cognitivi - comportamentali vanno in questa direzione e, probabilmente,sono quelli che si sono maggiormente dedicati a raggiungere questi obiettivi di rieducazione. Invece, noi consideriamo che il bambino autistico debba essere trattato tenendo in conto i suoi sintomi per chiederci che cosa le sta succedendo a questo bambino che si comporta cosi.

CHE DISCIPLINA O CHI SONO LE PERSONE CHE SI OCCUPANO DI CAPIRE IL BAMBINO AUTISTICO?

Inoltre, colui che non obbedisce alla normalità è necessariamente deficitario? Noi consideriamo che non è cosi, L’autismo è una forma particolare di situarsi nel mondo ed è precisamente questo che dobbiamo contemplare per orientare il trattamento clinico adeguato.

QUALI  SONO LE CAUSE?

Attualmente le aree di ricerca scientifica sulle cause dell’autismo sono di tipo fisiologico. Esistono varie ipotesi sulle quali si stanno facendo ricerche. Le principali sono: disturbi nelle aree cerebrali, disfunzioni genetiche, conseguenze dei metalli pesanti all’interno dell’organismo, intolleranze alimentarie asintomatiche.
Ciononostante, per il momento non c’è nessuna causa determinante ne conclusiva che derivi dall’insieme di queste ricerche scientifiche, benché molte risorse hanno come obiettivo di cercare una causa genetica o fisiologica. In altre parole nessuna ricerca scientifica ha potuto, fino ad adesso, stabilire l’etiologia dell’autismo.
La posizione della psicoanalisi lacaniana è chiara su questo punto: chiedersi la causa non spiega in che consiste essere un soggetto autistico. Nemmeno consideriamo che i sintomi autistici siano la conseguenza di un deficit che debba essere rieducato, ne l’espressione di una malattia. Per la psicoanalisi lacaniana, la domanda fondamentale mira a sapere qualcosa di più su ciò che implica essere una persona affetta di autismo.

COME VIVONO IL BAMBINO O L’ADULTO AUTISTICI?

COME SI ORGANIZZA LA REALTÀ CHE LO CIRCONDA?

COME CONVIVE CON GLI ALTRI?

 
Poter rispondere a queste domande ci avvicinerà a capire le persone con autismo e cosi dar loro la possibilità di mettere in relazione i due mondi: il suo e il nostro.
Sappiamo che ciò che caratterizza l’essere umano è la dimensione di un linguaggio simbolico (non fatto di segni ma di simboli), a partire del quale egli può stabilire alcune coordinate simboliche che conferiscono un senso al mondo che lo circonda e che le permettono cosi di situarci. Queste coordinate simboliche attuano in modo di unire le immagini, le cose e le parole.
In questo modo, noi, esseri umani, organizziamo il mondo esterno, vale a dire situiamo uno spazio e un tempo, uno interno e uno esterno, uno prima e uno dopo. Cosi, costruiamo anche una idea del nostro corpo, localizzando i suoi limiti e differenziandolo da quello degli altri. Sono anche queste coordinate simboliche che ci permettono di situare il dolore, il piacere, il malessere e l’angoscia; differenziare l’io del tu; i nostri pensieri da quelli degli altri, ciò che pensiamo e ciò che ascoltiamo. In questo modo, costruiamo la realtà che, per l’essere umano, non è mai scontata , come l’autista ci insegna. E’ attraverso l’uso delle parole o di diversi elementi simbolici (il linguaggio dei sordi per esempio) che accediamo a tenere un discorso proprio su tutte queste cose, a pensarci e a parlarne con gli altri.

Fonte autismi.com

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

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Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

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E come fa a capirlo?

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