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Ansia: ecco come bloccarla con la respirazione a narici alternate




Chi soffre di attacchi d'ansia sa quanto siano difficili da affrontare. Ecco allora, un'antica tecnica di respirazione, definita anche anti-farmaco, per bloccarla all'istante. Ecco come.

L’ansia è la diagnosi più comune di malattia mentale nel paese. Ma seguendo queste indicazioni, si può apprendere la tecnica della respirazione, importante e basilare, per poter superare un attacco d'ansia.
 
 
Gli stati d'ansia più comuni sono:
 
Disturbo d’ansia generalizzato, caratterizzato il più delle volte,  da preoccupazione inutile e catastrofica;
Disturbo ossessivo-compulsivo, ovvero l’incapacità di controllare i pensieri o i comportamenti indesiderati;
Disturbo da panico, che si verifica con episodi di intensi stati di paura improvvisi e che possono provocare sintomi fisici, come dolori addominali e palpitazioni cardiache;
Disturbo da stress post-traumatico (PTSD), che si manifesta come una paura che arriva dopo un evento traumatico  e persiste a lungo.
 
Punto fondamentale da tener presente è che la maggior parte di questi attacchi d'ansia trova il respiro o la mancanza dello stesso, come punto debole e centro di causa degli stessi. Quando si è in ansia, la respirazione naturale è inibita quasi ingestibile, tale da sentire il diaframma bloccato, senza riuscire a spostare l’aria verso il basso durante l’inspirazione, così facendo non si lascia ai polmoni la possibilità di espandersi riempendosi d’aria.
 
“Quando non si ha abbastanza ossigeno, il cervello riceve un segnale di “pericolo”, che perpetua il tuo stato mente-corpo di ansia”, spiega Jonathan Davidson, MD, direttore del Programma di Ansia e Stress Traumatici al Duke University Medical Center . “Il tuo respiro accelera e diventa ancora più superficiale; in un caso estremo questo può portare a un attacco di panico conclamato, in cui la persona comincia a iperventilare.”
 
Tecnica anti-farmaco per affrontare gli attacchi d'ansia
 
La parola paranayma racchiude due significati insieme: “prana” che significa energia, forza vitale e “ayama” che significa controllo del respiro. 
Tradizionalmente, gli yogi hanno messo in evidenza la pratica del pranayama rispetto a quella di asana (posizioni).
 

Il pranayama è una delle otto parti dello yoga, con cui la mente controlla il respiro e l’energia universale che ci unisce e alimenta anche le nostre anime.

Il collegamento diretto tra naso e cervello e sistema nervoso
 
Da sempre, gli yogi indiani, sostengono che molte malattie siano collegate ad un disturbo della respirazione nasale, credendo anche  che siamo in grado di regolare il nostro corpo e la nostra mente con le pratiche di pranayama che rallenta e intensifica il nostro respiro.
 

Questo tipo di respirazione a radici alternate (altrimenti nota come Nadi Shodhana) è particolarmente indicata per l’ansia perché è in grado di bilanciare l’emisfero destro e sinistro del cervello, e calmare i nervi.

 
Una lenta respirazione diaframmatica, inoltre, è efficace nel ridurre l’ansia come l’imipramina del farmaco antidepressivo!
 
Vediamo i motivi per cui bisogna praticare questo pranayama nei momenti di panico:
 
- Attiva il sistema nervoso parasimpatico, porta fuori il sistema “lotta o fuga” che si attiva in risposta allo stress, verso il rilassamento.
 
- Migliora le funzioni respiratorie: aumenta la forza e la resistenza delle vie respiratorie, che è normalmente una delle prime cose da fare in caso di panico.
 
- Migliora l’attenzione e le prestazioni di coordinamento motorie: uscire dalla mente e prendere di nuovo consapevolezza del proprio corpo nel momento presente.
 
I benefici nel praticare il pranayama si vedono anche su altri organi, induce infatti ad una corretta digestione ed eliminazione. E’ indicato fare questa pratica al mattino prima della colazione, ma può anche essere fatto per tutto il giorno, se necessario.
 
Come si pratica la Respirazione a Narici Alternate.
 
Sistematevi in un posto tranquillo,  sedetevi in una qualsiasi posizione purché sia comoda. Iniziate a rilassare il corpo e a respira naturalmente per qualche istante, agevolando la stabilizzazione del corpo.
Appoggiate la mano sinistra sul grembo o sul ginocchio.
Fate un “segno di pace” con la mano destra. Piegate le due dita estese verso il palmo della mano. Posizionate il pollice delicatamente sulla narice destra e il dito anulare delicatamente sulla narice sinistra.
Chiudete gli occhi e iniziate dolcemente a chiudere la narice destra (con il pollice destro), inspirare lentamente e profondamente, senza interruzioni, con dolcezza e senza sforzo attraverso la narice sinistra.
Chiudete la narice sinistra (con il dito anulare) e aprite la narice destra. Espirare attraverso la narice destra e poi inalate attraverso la narice destra.
Chiudete la narice destra e rilasciate la sinistra. Espirare attraverso la narice sinistra.
Questo completa un ciclo, ma si può continuare a proseguire per tutto il tempo desiderato. Per avere un effetto calmante è consigliabile proseguire per 3-5 minuti.
Appena finito rilassate entrambe le braccia lungo i fianchi, sedete e respirate naturalmente per qualche istante prima di aprire gli occhi e iniziare la giornata.
 
Se vuoi, puoi decidere di trattenere il respiro tra le parti contando fino a 4. Ad esempio: inspira con la narice sinistra, chiudi entrambe le narici e trattieni il respiro per 4 secondi, poi espirare attraverso entrambe le narici. Prosegui così, prima da un lato e poi dall’altro.
 
La respirazione a narici alternate è uno dei migliori strumenti da effettuare ogni volta che si rende necessario e soprattutto ovunque ci si trovi. Ai primi sentori di perdita di controllo è consigliabile fermarsi interrompendo qualsiasi cosa si stia facendo, trovare un posto tranquillo e dedicarsi un momento per riconnettersi a se stesso.
 
Nota: Curare l’ansia con il pranayama può davvero essere d'aiuto nei momenti di perdita di controllo, ma questo non vuole essere un consiglio o un incitamento a sospendere o interrompere qualsiasi aiuto professionale o farmaco, come già indicato dal vostro medico.
 
 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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