Faredelbene.net



Vini e dintorni -> Vino e tartufi


Vino e tartufi




Una raffinatezza come il tartufo richiede un vino che lo risalti....

L'abbinamento vino e tartufi è una croce e delizia. Soprattutto se si parla di tartufi bianchi. Bisogna innanzitutto vedere che uso di cucina se ne faccia: sul risotto, su tajarin all'uovo, su semplici uova al tegamino (la loro morte migliore), con la fonduta. Il tartufo, a differenza degli altri cibi, non vive di un "gusto" suo e cioè non è né dolce, né salato, né amaro e né acido, caratteristiche che invece troviamo sempre - più o meno accentuate - in tutto ciò che andiamo ad assaggiare. Il tartufo vive di un concentrato di aroma e niente più, il che dona sensazioni molto fini e delicate, una sorta di "quinto senso" più retroolfattivo che gustativo a livello tattile, da prendere insomma "con i guanti" sia nella combinazione con i cibi, sia nell'abbinamento con i vini. La maggior parte di coloro che vanno a mangiare tartufo in Langa, presi dalla suggestione dell'abbinamento regionale, sorseggiano Barolo o Barbaresco....povero vino e poveri tartufi! L'imponenza di questi grandi rossi distrugge letteralmente quel microcosmo di bellissime - ma sottili - sensazioni aromatiche che ci dona questo grande tubero. Occorre quindi un vino bianco preferibilmente ottenuto da vitigni aromatici, che comunque non abbia una struttura troppo elevata. Potrebbe andare bene un Gewurztraminer dell'Alto Adige o anche del Trentino (un po' meno aromatico), uno Chambave Muscat o un Muscat d'Alsace. Per il Gewurztraminer altoatesino meglio se arriva dalle zone "alte" (Valle Isarco, Val Venosta) in quanto la struttura è più fine di quelli provenienti dalla zona classica (Termeno, Appiano, Caldaro, Cortaccia) e i profumi sono più delicati. Ovviamente potranno esserci alcune variazioni a seconda della consistenza del piatto: le uova col tartufo avranno bisogno di un bianco più delicato, un risotto col tartufo, con una discreta succulenza e untuosità data dalla presenza del burro reggerà anche bianchi con acidità più marcate. Idem per i Tajarin all'uovo col tartufo. La fonduta avrà una grassezza leggermente maggiore, una tendenza dolce e sapori più complessi, quindi possiamo mettere anche un rosso di montagna, con una discreta componente tannica e un soffio di aromaticità, come un Vallée d'Aoste Arnad-Montjovet o un Chambave Rouge.»
 
 
Referral ID: 1248



Ti piace il nostro sito ?

Ricevi gratuitamente gli articoli più belli via mail. Ci impegneremo ogni giorno per farvi conoscere notizie interessanti!

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!


MisterDomain.EU

La vita e la morte secondo Osho

Se vivi inconsapevolmente, è inevitabile che la vita sia un’esperienza dolorosa, un’agonia. La vita può anche essere un’estasi, ma lo è solo sei sei sveglio, all’erta, solo se sei consapevole.

Osho, ho più paura di vivere che di morire. E’ possibile?

Dev’essere possibile, se ti sta accadendo: pensi di poterti destreggiare con l’impossibile? In realtà, è un fenomeno comunissimo, non è nulla di straordinario, è una cosa normale. Nessuno ha più paura di morire che di vivere. La paura della morte non è nulla, se paragonata alla paura della vita.
Per questo, nel mondo, migliaia di persone si suicidano e molte altre, nell’arco della loro vita, pensano diverse volte al suicidio: molti ci provano, ma vengono fermati; molti altri ci provano, ma è un tentativo “a metà”.

Pochissimi cercano di vivere. Il numero di persone che cerca di vivere la vita è di gran lunga minore di quanti cercano di suicidarsi o che davvero si suicidano.
L’uomo che vive la vita, diventa un Buddha. Quanti Buddha sono esistiti? Si possono contare sulla punta delle dita. Solo raramente, di tanto in tanto, compare un uomo come Gesù, Zarathustra, Lao Tzu. Passano i secoli, milioni di persone vengono e se ne vanno… e solo ogni tanto esiste un uomo che vive realmente, che vive in modo autentico, totalmente, senza paura.

E gli altri cosa fanno? La loro vita non è vita; al contrario, non fanno altro che evitare la vita. E’ un costante proteggersi dalla vita. In nome della sicurezza, della tranquillità, del benessere, degli agi, delle comodità, se ne stanno nascosti nei loro buchi neri… il loro unico sforzo è un continuo tentativo di eludere la vita.
Osserva te stesso: hai vissuto? Osserva chi ti circonda: è gente che vive veramente? La gente diventa consapevole di essere stata viva, solo quando muore.

Quando la morte bussa alla tua porta, all’improvviso ti rendi conto: “Mio Dio, ero vivo! E ora è arrivata la morte”. Ma allorché la morte arriva, milioni di persone provano sollievo, si sentono sollevate da un peso, dall’ansia, dalla costante paura di vivere. La morte, di per se stessa, non implica una paura. Visto che non esisterai più, che paura può mai esserci? La morte non può farti alcun male, la vita sì: la vita fa male, perché per vivere si deve essere molto intelligenti, stare all’erta. Se vivi inconsapevolmente, è inevitabile che la vita sia un’esperienza dolorosa, un’agonia.

La vita può anche essere un’estasi, ma lo è solo sei sei sveglio, all’erta, solo se sei consapevole. La vita è un’opportunità, ma ha un prezzo, è una sfida, un’avventura, un viaggio nell’ignoto, attimo dopo attimo.

Osho





Categorie

lingua italiana
lingua italiana
storia
storia
salute
salute
diete
diete
casa
casa
news
news
significato dei colori
significato dei colori
scuola
scuola
miti e leggende
miti e leggende
astronomia
astronomia
riflessioni
riflessioni
meditazione e preghiera
meditazione e preghiera
psicologia
psicologia
itinerari
itinerari
astrologia
astrologia


design & developed by impulsiva.net
All Right is Reserved © faredelbene.net - Condizioni Privacy - Obiettivi
 
 

Non mostrare piú / Sono gia iscritto

Ti piace il nostro sito ?

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!