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Vini e dintorni -> Quale vino abbinare alle insalate


Quale vino abbinare alle insalate




Che vino scegliere da accompagnare alle insalate? La scelta è molto ampia e soddisfacente. Innanzitutto è utile far presente che è molto meglio prediligere i vini delicati come il Vermentino di Sardegna, noto a tutti per il suo colore giallo paglierino particolarmente tenue. Ma non solo. Questo vino si caratterizza anche per i riflessi verdolini, oltre ad essere accennati appena, assicurano un profumo davvero piacevole
 
Il gusto di questo vino è molto gradevole e delicato. Un sapore secco e fresco che ha anche un fondo abbastanza amarognolo. Un altro vino particolarmente adatto è il valdostano Blanc de Morgex et de La Salle. Anche questo vino ha un colore del tutto simile al giallo paglierino e ha un sottofondo di erbe di montagna.
 
Il suo sapore è particolarmente secco e leggermente frizzante. Oltre ad essere molto delicato, si caratterizza per essere anche un po’ acidulo. In determinate annate, poi, si possono cogliere anche profumi molto vicini alla mela e al fieno montano. Anche se spesso il suo gusto è acidulo, sembra essere molto pulito.
 
Tornando alle insalate, se è composta da prodotti ittici come molluschi e crostacei accompagnati a insalata riccia, è necessario prendere in seria considerazione la possibilità di gustare vini delicati e, se possibile, anche più corposi. Questa scelta è indicata perché serve ad affievolire di tanto il sapore del pesce.
 
A tal proposito, può essere ideale il bianco d’Alcamo, un vino siciliano caratterizzato da un profumo particolarmente intenso, fruttato e armonico. Per le insalate che al loro interno hanno ingredienti più saporiti, può essere indicato un Tocai del Collio. Si tratta di un vino bianco delizioso e caratterizzato da riflessi citrini, spesso verdi. Con le insalate che contengono anche un pizzico di carne, è consigliabile utilizzare un rosato come l’Alezio che si caratterizza per il suo colore rosa corallo.
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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