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Il veganismo




Il veganismo denota una filosofia e uno stile di vita basato sulla compassione

Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.
George Orwell

Nel 1945, in Gran Bretagna, la neonata Vegan Society inventò il termine vegan per indicare le persone che non utilizzano prodotti di origine animale per l’alimentazione, l’abbigliamento o altri scopi. In realtà la parola era semplicemente l’abbreviazione del termine vegetariano, con cui condivide la stessa radice latina vegetus, che significa integro, sano, vigoroso, vivo.
La Vegan Society ci offre un’ottima definizione:
Il veganismo è uno stile di vita che rifiuta ogni forma di sfruttamento e crudeltà verso gli animali e promuove il rispetto alla vita. Da un punto di vista dietetico incoraggia il consumo di prodotti vegetali ed esclude carne, pesce, volatili, uova, miele, latte e derivati, indicando alternative agli oggetti di uso quotidiano prodotti, in tutto o in parte, dagli animali.

Da ciò si può desumere che si tratta di una questione che va ben oltre l’alimentazione: noi vegani rifiutiamo l’uccisione, il maltrattamento e lo sfruttamento degli animali e ci preoccupiamo del nostro stato di salute e del nostro benessere fisico, emotivo, mentale e spirituale. Il veganismo può essere definito il modo di vivere più sano e rispettoso della natura e degli animali e costituisce un’alternativa etica e sana al consumo e alla dipendenza dai prodotti che da essi derivano, poco adatti alle nostre esigenze fisiche e spirituali.
Siamo animati da principi personali e adottiamo questo stile di vita per motivi diversi. In questo libro prenderemo in esame le principali ragioni alla base di questa scelta e ci concentreremo sull’aspetto dietetico, apportando alcuni esempi pratici per gli alimenti e i pasti.

A grandi linee possiamo affermare che il veganismo propone un’azione forte, orientata ai problemi dei diritti umani e degli animali, dell’ecologia e della fame nel mondo; si tratta sicuramente di un tema molto importante poiché ognuno di noi, attraverso ciò che consuma, è direttamente responsabile dell’impiego delle risorse naturali e di conseguenza della serena convivenza con gli altri abitanti del pianeta. Grazie alla filosofia vegana è possibile creare le condizioni ideali per una comunità sociale basata sulla non violenza.
In questo libro tratteremo principalmente l’aspetto dietetico, benché il veganismo coinvolga, come è noto, ogni ambito dell’esistenza.
Ci limitiamo a fare questo per due motivi principali: innanzitutto chi fa questa scelta dà molta importanza all’alimentazione, del resto mangiare è qualcosa che facciamo almeno tre volte al giorno per sette giorni la settimana e quasi 365 giorni l’anno, quindi è fondamentale nutrirsi in modo corretto. In secondo luogo il settore alimentare è il più trascendente per il veganismo, poiché è quello che causa lo sfruttamento del maggiore numero di animali. Come dice Peter Singer, se ci preoccupiamo di loro vogliamo salvarne il più possibile e per fare ciò dobbiamo indirizzare le nostre azioni innanzitutto alle attività che provocano più vittime come gli allevamenti e la vivisezione e, in un secondo momento, ad aspetti minori come la caccia sportiva ecc.

Sempre più persone comprendono queste motivazioni e scelgono uno stile di vita vegano. Benché non si abbiano cifre ufficiali, nel nostro paese sta avvenendo ciò che accade negli Stati Uniti, dove secondo le stime ci sono 12 milioni di vegetariani tra i quali 500 mila vegani e il numero è in continuo aumento. Nel Regno Unito, invece, i vegetariani sono già più di 4 milioni e i vegani almeno 170 mila.
Oggi l’economia alimentare gira attorno alla produzione di carne finanziata, che ci piaccia o no, attraverso le tasse di ognuno di noi. Diventare vegano non è un semplice atto simbolico, né una volontà di allontanarsi dalla crudeltà del mondo ma è piuttosto una forma di boicottaggio, il passo più giusto e efficace per mettere fine alla morte degli animali non umani e a tutto ciò che causa loro sofferenza. Se non contrastiamo il consumo di carne e degli altri prodotti, contribuiremo alla presenza, alla crescita e allo sviluppo degli allevamenti intensivi e alle altre pratiche crudeli esercitate sugli animali.
La dieta più sana
Ogni anno si spendono miliardi in pubblicità per promuovere l’acquisto di carne e derivati e far apparire il loro consumo qualche cosa di naturale, sano e piacevole.
Non ci dicono però che in un chilo di carne di manzo alla griglia è contenuta una quantità di benzopirene, una sostanza cancerogena che causa tumore allo stomaco e leucemia, pari a quella di 600 sigarette. La televisione non ci fa vedere i cadaveri degli animali che non possono essere venduti perché talmente ammalati di cancro da dover essere trasformati in mangime per altri animali (volatili ecc.) prima di arrivare nel piatto del consumatore, né ci dicono che la carne contiene antibiotici e ormoni dagli effetti devastanti, come tetracicline, penicilline, sulfamidici, nitrofurani, clenbuterolo e somatotropina bovina, ecc.
Benché la maggioranza delle persone considerino carne, latte e uova sani, naturali e indispensabili, i prodotti animali non costituiscono una parte essenziale della nostra dieta. Credere che abbiano proprietà quasi magiche deriva da un’idea profondamente radicata nella nostra cultura per ragioni storiche e sociologiche, nate quando solo i ricchi si potevano permettere il “lusso” di mangiare carne. Tuttavia, il mondo in cui viviamo non smette di sorprenderci con continui scandali alimentari collegati al consumo di questi prodotti, il che è ignobile ma ci si può aspettare di tutto, considerato il modo del tutto innaturale in cui gli animali vengono allevati e ingrassati. La preoccupazione, però, nasce solo quando i problemi toccano noi, colpendo economia e salute.

Ormai quasi tutti i giorni si sente parlare di intossicazione alimentare, avvelenamento dei prodotti e di malattie gravissime come febbre suina, afta epizootica, mucca pazza e molti altri problemi che non vengono diffusi dai media ma che sono “controllati” dalle autorità sanitarie fino a quando la situazione non sfugge di mano e nasce lo scandalo. Il morbo della mucca pazza e l’afta epizootica hanno creato panico e sconcerto nei consumatori e a detta degli esperti, nel Regno Unito, nei prossimi trent’anni, 500 mila persone potrebbero morire dopo avere consumato carne bovina infetta. Secondo il quotidiano The Mirror nel Regno Unito più di 1.500.000 persone sono diventate vegetariane a seguito dell’epidemia di afta epizootica all’inizio del 2001, sconvolte dall’uccisione di 400 mila capi di bestiame e dalla visione di enormi pire funerarie.
La crisi è arrivata ad un limite in cui la gente inizia a chiedersi se sia veramente sicuro consumare prodotti d’allevamento. Molti per rincuorarsi davanti a tante sciagure ed evitare di riflettere si consolano pensando che anche per i vegetali si utilizzano pesticidi in abbondanza, che nel male tutto è uguale e che di qualcosa bisogna pur morire.

Quel che è certo è che tutto ciò arreca danno all’idea di base che noi difendiamo e cioè che i prodotti animali non devono essere consumati di per sé e non perché sono di cattiva o dubbia “qualità”, vale a dire che anche quando la provenienza è di origine ecologica o biologica essi hanno ripercussioni negative sulla salute a causa delle loro caratteristiche naturali non adatte alle nostre necessità fisiologiche.
Esistono sempre più prove del fatto che gli alimenti di origine vegetale sono i più adatti all’essere umano, quindi eliminare i prodotti animali dalla dieta non è solo una scelta di buon senso ma significa anche nutrirsi in modo salutare.

Tuttavia non mancano voci discordanti. Con la recente crisi della mucca pazza non si è tardato a vedere qualche “grande esperto” che preannunciava le terribili conseguenze della sospensione del consumo di carne bovina come quando nel quotidiano spagnolo El Periodico de Catalunya del 13 febbraio 2001, il dottor Abel Mariné-Font, docente di Nutrizione e Bromatologia all’Università di Barcellona, dichiarava che “smettere di mangiare carne fa aumentare i casi di anemia”. Questo non è che un esempio per dimostrare la profonda incompetenza sul tema da parte della classe medica in generale e l’ignoranza particolarmente accentuata sul vegetarianismo, dal momento che, se avessero analizzato bene la situazione, non avrebbero detto simili stupidaggini. Pare che credano che i vegetariani siano quattro eccentrici fuori di testa che hanno voglia di suicidarsi nutrizionalmente; non sanno che nel Regno Unito, dove il morbo della mucca pazza è apparso per la prima volta, i vegetariani sono diversi milioni e nessuno di loro ha problemi di anemia. Studi clinici ed epidemiologici hanno di fatto dimostrato che sono più sani del resto della popolazione.

D’altro canto la prestigiosa American Dietetic Association (http://www.eatright.org) afferma che le diete vegetariane correttamente pianificate, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e possono conferire benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie. L’associazione è arrivata a queste conclusioni dopo un’accurata analisi di tutte le prove scientifiche disponibili, non lasciando alcun dubbio sull’utilità della dieta vegana, se correttamente seguita. I loro studi dimostrano che siamo molto più sani degli onnivori, meno predisposti alle malattie croniche e che la nostra aspettativa di vita è maggiore.

Nonostante ciò, anche se improbabile che accada, si potrebbe avere un’alimentazione poco sana anche seguendo una dieta completamente vegana se ad esempio si mangiasse pane bianco e marmellata a colazione, patatine fritte e fagioli a pranzo e un panino a cena; ammesso che si riuscisse ad evitare la noia, un’alimentazione del genere finirebbe per causare problemi nel tempo.
Di solito però, chi si avvicina al veganismo lo fa dopo essersi informato a fondo e segue abitualmente un’alimentazione ricca di cibi integrali e soprattutto di frutta e verdura fresca, che rendono la dieta sana.

note:

[1] (Citazione disponibile al sito www.aforismario.it/aforismi-rivoluzionario   e tratta da La fattoria degli animali, romanzo satirico pubblicato nel 1945 da George Orwell).

[2] (Citazione disponibile al sito www.veganitalia.com/modules/news/article.php?com_mode=nest&com_order=1&storyid=1711 e adattata dal testo inglese pubblicato dall’American Dietetic Association).

Fonte veganzetta

Autore: 1406 1406



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