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San Nicola o Santa Claus




San Nicola...il Santo Natalizio

San Nicola nacque verso il 270, forse a Patara, nella Licia (attuale Turchia). Rimasto orfano ancora giovinetto, venne accolto da uno zio che risiedeva nella città di Mira (oggi Dembre). Ben presto Nicola si fece ammirare per la grande bontà e generosità che animavano il suo operato soprattutto verso i più poveri, ai quali distribuì le ricchezze ricevute in eredità dai genitori.

In seguito venne ordinato sacerdote dal vescovo di Mira e, alla morte di questi, ne divenne il successore. Anche in questo campo si distinse ben presto per lo zelo pastorale e l'amorevole cura con la quale seguì il suo «gregge», mentre la risonanza di grandi miracoli da lui compiuti si diffondeva ovunque accrescendo la fama di santo riconosciutagli dai suoi stessi contemporanei.

L'indomito vescovo, alla sua morte avvenuta il 6 dicembre ma di cui non si conosce con esattezza l'anno (che si ritiene compreso tra il 345 e il 352), venne sepolto nella cattedrale di Mira.

Le reliquie rimasero a Mira fino al 1087 (la città intanto da diversi anni si trovava sotto il dominio turco), allorché un gruppo di marinai baresi le trafugarono e trasportarono a Bari dove giunsero il 9 maggio 1087 e dove tuttora si trovano. Il fatto che in questa città siano conservate le sue reliquie ha fatto sì che il taumaturgo di Mira sia comunemente conosciuto anche come san Nicola di Bari, di cui venne proclamato patrono.

In diversi paesi la profonda devozione verso questo santo ha dato origine, inoltre, a tradizioni che si intrecciano con la grande festa della natività di Gesù.
In Olanda, ad esempio, san Nicola che i bambini chiamano familiarmente Sinter Klaus, con l'abito rosso, la barba bianca e la mitra vescovile (cappello a punta) in testa, era stato adottato dagli abitanti come portatori di doni per i più piccini. Dall'Olanda la tradizione raggiunse le colonie americane dei Nuovo Mondo, e anche lì Sinter Klaus (Santa Claus) continuò a spostarsi di casa in casa lasciando regali a tutti i bambini.
Con il trascorrere dei tempo il suo aspetto mutò, il cappello vescovile divenne un cappuccio a punta, l'abito pur rimanendo rosso si trasformò in giacca e pantaloni orlati di pelliccia bianca, mantenne la folta barba bianca ma ingrassò non poco, infine dall'America tornò in Europa trasformato nel Babbo Natale sorridente e instancabile nel distribuire i regali, proprio come Santa Klaus (cioè san Nicola) di cui mantiene lo spirito e la capacità di donare.

Autore: 1406 1406



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N.D.E. Near Death Experience, esperienze di premorte

Sembrano essere sempre più inesaudibili le ricerche nel campo delle “NDE” (Near death experiences: le discusse esperienze di premorte.) Secondo alcuni studiosi si tratta di reazioni chimico-fisiche del cervello post trauma che, in mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroni cerebrali e a causa delle endorfine liberatasi nel cervello morente, genera immagini extrasensoriali. Non la pensa allo stesso modo però il dottor Peter Fenwick, neuropsichiatra inglese impegnato nel campo delle ricerche sulle NDE: <> Ma cosa avviene dopo la morte? O meglio, cosa accade realmente nei casi di NDE? Per avere tale risposta, non è necessario spingersi lontano, almeno per me.

Quello che sto cercando di dire è che sono stato un diretto protagonista di un caso di NDE. Tuttavia vi posso assicurare che, oltre alla singolarità, a me è stata causa di un’importante risposta. Una sola risposta che esaudisce tutte le domande che si è posta l’umanità in merito: cosa c’è oltre la morte? Ma lasciate che vi spieghi.

Avevo 14 anni, e non so per quale ragione, il mio cuore cessò di battere. Del resto, nemmeno i medici che successivamente avevano curato il mio caso, riuscirono a stabilire le cause del mio decesso. Tutto ebbe inizio un’alba di fine Dicembre. Mi trovavo nella camera da letto dei miei genitori. Ero lì per qualcosa che mi era successa durante la notte a cui non ero ancora riuscito a dare una spiegazione. E volevo che fossero i miei genitori a farlo. Ricordo solo che, dopo essermi reso conto che non c’era verso di comunicare con loro, iniziai a gridare. Si trattò di grida sorde, che si spegnevano velocemente. Mi ostinai con altre più forti; grida che nessuno sembrava udire. Ci riprovai ancora: nulla! Ciò bastò per farmi capire che, del resto, nessuno avrebbe potuto udire le grida di un morto. La parte più toccante – questo mi accade ogni volta che ci penso – è il sapere che, in realtà, quelle grida non contenessero nessun senso di dolore o di disperazione. Tutt’altro! E questo, anche se potrà apparire una cosa impossibile, è un dato di fatto! Avevo dunque urlato per tutta la notte ma di entusiasmo? Sì, un’esultanza che scaturiva da una più profonda “pace interiore”. Capisco quanto difficile possa risultare immaginare “le esultanti grida di un morto.” Per questo consentitemi di spiegare in solo quattro righe come venne percepito da me quello stato di cose. Ebbene, quelle grida non potevano contenere impulsi negativi, in quanto le sensazioni di consapevolezza, di coscienza del dolore, di dispiacere, di dolore fisico, di fame, di freddo ecc. sono percepibili solo dall’essere materiale. Nel mio caso, infatti, le grida provenivano da un continuo stato di “estasi dell’anima”. Che è ciò che avviene dal momento in cui lo spirito abbandona il corpo per elevarsi a dimensioni più eccelse. Ecco come fu che ebbi La 1° Rivelazione: L’anima una volta smaterializzatasi entra in un profondo stato di narcosi: “l’estasi dello spirito”. Ciò non le consente di essere soggetta a percezioni o manifestazioni di natura negativa. Ma torniamo ai miei genitori, che non furono nelle condizioni di udire tali grida. Ebbene, li osservavo attonito dall’alto, mentre dormivano in tutta tranquillità. Fu allora che decisi di spostarmi nella mia stanza. Entrai e sedetti al capezzale del letto, accanto al mio stesso corpo inerte. Mi rimasi accanto fin quando il sole accese l’orizzonte. Riconoscere di essere morto e non avere la necessità di ribellarmi era stato per me motivo di totale indifferenza. Mi ero, invece, assopito in un’immensa felicità, ero appagato. Lo spirito si era finalmente liberato dal peso del corpo. In egual misura, sentivo che il peso del corpo, o meglio della materia, era uniforme al gravame che comporta la vita. In altre parole, mi resi conto di essermi liberato dal peso delle responsabilità terrene. Precisamente, mi ero disfatto in un sol colpo, non solo della mia carcassa ma di tutto ciò che opprime lo spirito: il peso dell’esistenza. La 2° Rivelazione: Così la vita in sé come il corpo umano, rappresentano per lo spirito un gravame opprimente: “ il peso dell’esistenza”. Osservavo mio padre mentre si stava  vestendo. Poi, parandomi davanti a lui, mi preparavo per farmi notare. Si alzò di colpo e ignaro della mia presenza mi attraversò, o piuttosto passò oltre il mio spirito. Non entrò nella mia stanza ma andò in bagno. Lo vidi sciacquarsi il viso; lo osservai indossare gli scarponi per poi uscire di casa. Fu mia madre ad accorgersi della mia morte, molte ore dopo.

Devo dire che appena la vidi, in un certo senso, ne fui stravolto. Avevo bisogno di fare qualcosa, di comunicare con lei, di anticiparle che stavo bene, prima ancora che si accorgesse che fossi morto. Cercai di farlo attraverso le solite grida e gesti, ma ogni tentativo fu vano. Andò in cucina e cominciò a svolgere le solite incombenze. Sul tardi, nel notare che  ero a letto, entrò nella mia stanza. Fu lì che avvenne la triste scoperta. Mi chiamò: non risposi. Mi palpò la fronte: era gelata. Mi chiamò di nuovo: risposi istintivamente ma lei non mi udì. Cominciò a scuotermi: nulla. Strazianti grida si librarono nell’aria. Cercai di calmarla, di mostrarmi a lei. Urlai con tutte le mie forze per rassicurarla. Ma lei continuava a gridare per conto suo, ignara dell’altro me, quello che adesso le stava vicino e la teneva per mano.

In poco tempo l’intero vicinato fu scosso dalle sue grida. In breve arrivò anche il dottore. Mi ero piazzato di fronte a lui, lo infastidivo, cercavo di strattonarlo, di sgambettarlo… Volevo impedirgli che desse a mia madre la conferma della mia morte. Dopo che il dottore ne costatò il decesso, mia madre cadde, inesorabile, dentro il baratro di una più profonda disperazione. Ecco che per un istante fui come interessato da un lieve senso di dispiacere. L’unica cosa che m’infastidiva era il non poter comunicare a mia madre che in realtà stavo bene, molto più di quanto lei potesse immaginare. Intanto fui avvolto da un intenso senso di pace. Fu allora che, istintivamente, capii che era giunta l’ora del trapasso. Riconobbi dunque di dovermi affidare a  quel tal senso di pace, seppure fino a quel momento ignota, (ora) quanto mai riconoscibile. E come attraverso l’orgasmo si trasmette il fluido vitale che dà origine alla vita e che attraverso essa, si forma il corpo che successivamente ospiterà l’anima, la stessa cosa avviene dopo la morte ma in senso inverso. Nel momento in cui lo spirito abbandona il corpo si verifica una vera e propria esplosione di vitalità. L’anima che lascia il corpo si abbandona a uno stato d’orgasmo spirituale. Il raggiungimento dell’estasi così come avviene nel momento della concezione. In altre parole, noi all’inizio della vita siamo entità spirituale che matura dentro il corpo, man mano che scorre la vita e fino all’elaborazione che porta all’identificazione finale. Dunque il corpo è uno strumento dove l’anima matura (in libero arbitrio) la sua vera natura, benefica o malefica che sia. E in quel caso io, talvolta avendo raggiunto l’ultimazione, talvolta per errore, talvolta facente parte di un preciso disegno,  stavo, per così dire, ritornando a casa: la dimensione di Luce.

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La 3° Rivelazione: Il corpo ospita lo spirito  affinché esso maturi la sua vera natura, benefica o malefica,  fino “all’identificazione finale”. Di colpo, in cielo si aprì un varco: una luce intensa, accecantissima ma straordinariamente pacificante e piacevole da contemplare. Di un bianco fortissimo, cosmico. Il mio spirito che, per forza di conseguenze dovette abbandonarsi a essa, veniva in essa e da essa risucchiato. Fu un attimo eterno per me. Un attimo che mi permise di dare un senso alla vita oltre e prima della morte. Un attimo che mi fece capire che tutto inizia proprio laddove sembra che tutto finisca. Mi girai per dare l’ultima occhiata a quelli che in vita erano stati i miei genitori, mia sorella, i miei zii, i miei parenti tutti… Erano lì, che si disperavano al canto di mia madre. Gettai uno sguardo al mondo, l’ultimo, poi un lieve grido di addio a tutto ciò che, in un certo senso, aveva fatto parte della mia vita, infine l’imbocco dentro il tunnel. Lo squarcio in cielo si trasformò in un immenso vortice di luminosità ed io venni come aspirato in esso. Man mano che vi entravo la luce si faceva più intensa e gradevole; l’estasi della mia anima raggiungeva livelli eccelsi. Il tunnel lentamente m’introdusse in una dimensione di luce. Fu dopo aver raggiunto quel posto che, con tanto di stupore, potei osservare esseri fatti di luce, che radunatosi tutti attorno mi sfioravano, mi accarezzavano, mi tenevano per mano. Da loro emanava un profondo senso di beatitudine. Vi era qualcosa, qualcosa difficile da comprendere, che in un certo senso li rendeva simili a noi, seppure fossero fatti di luce. Erano quelli che noi molto superficialmente chiamiamo angeli: i nostri fratelli in Spirito e in Luce.

La 4° e ultima Rivelazione: In origine siamo solo delle invisibili particelle di luce, trasmesse al corpo attraverso gli spermatozoi. Essi generano il corpo e all’interno dello stesso lo spirito. Durante la vita avviene la maturazione dello spirito, una volta raggiunto l’obbiettivo, esso lascia il corpo per unirsi, in base all’identificazione, nella dimensione assegnata. Ciò avviene anche negli esseri animali. Una Forza Cosmica regola i trapassi, decidendo sulle sorti del corpo. Tale Forza viene comunemente definita dall’uomo: Destino.

Di colpo, per qualche inspiegabile ragione, l’incantesimo si spezzò ed io, nonostante avessi tentato in tutti i modi d’impedirlo, fui rispedito da una forza Suprema dentro il mio corpo. Nulla potei fare né mi bastarono le energie per impedire che ciò avvenisse. Balzai velocissimo tra le braccia di mia madre. Rapidamente, quasi in un lampo, riacquisii la pesantezza del corpo, il gravame della vita, la stanchezza dello spirito: ero di nuovo io e tra gli esseri materiali. Mi sentivo triste e disperato, forsennatamente irritato, tanto che non potei sottrarmi al pianto. Il sapore delle lacrime mi ridiede coscienza e mi fece riassaporare l’amaro gusto della vita! Ora ero di nuovo un ragazzo, vivo! Perso nell’immensità del mondo. Nella malvagità del mondo! Da quel giorno  duellai con la morte con estrema indifferenza: essa (ora) non era più un segreto per me. Ora non più! Non mi faceva più paura! Io e la morte eravamo diventati amici. Eravamo una cosa sola. Io ero in lei e lei era me. Sapevo tutto di lei! Lo so ancora. E anche se il tempo ha un po’ indebolito la mia certezza, tuttavia mi sento di poter dare un senso (un senso vero) alla vita. Ma di questo vorrò certamente parlar, in una prossima occasione.

Raccontai l’episodio ai miei genitori solo vent’anni dopo. Fino allora mi tenni tutto dentro, seppellito nel più profondo (dell’anima) come il più prezioso dei tesori. Per lungo tempo credetti di essere stato l’unico essere al mondo ad aver vissuto una simile esperienza. E questo, devo ammetterlo, mi aveva reso malinconico. Poi seppi che ci furono altri prima di me, e altri ancora dopo. Finalmente mi sentii appagato. Nonostante si sia trattato di un momento bellissimo, per motivi che non occorre spiegare, sarebbe stato davvero triste pensare di essere il solo a possedere una simile consapevolezza.

Fonte http://luciogiordano.wordpress.com/





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