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L'albero di Natale




L'albero di Natale e le sue origini

L'albero come simbolo di vita, e talvolta anche di morte, era diffuso
in tutte le culture, anche prima della nascita del cristianesimo.

L'albero come simbolo della vita

Il bronzo indiano in alto rappresenta un "Albero della Vita e della Conoscenza", è del 1400 circa e testimonia il fatto che l'albero come simbolo di vita (e talvolta anche di morte) era diffuso in tutte le culture, anche prima della nascita del cristianesimo.
Anche nella cultura cristiana l'albero e il candelabro spesso si mescolano. Portano le luci che illuminano e che si spengono. Il legno della croce di Cristo è anche il legno che fiorisce, che fruttifica come si vede in molte catacombe e battisteri paleocristiani. Il paradiso fu spesso descritto come un giardino ricco di alberi carichi di frutta.

Un quadro di Pacino di Bonaguida per il convento di Santa Croce a Firenze
(prima metà del Trecento).

La nascita dell'albero di Natale

Sembra che l'albero di Natale, così come viene usato oggi, sia nato a Tallinn, in Estonia nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell'anima gemella. Questa usanza venne poi ripresa in Germania: una cronaca di Brema del 1570 racconta di un albero che veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Anche la città di Riga (in Lettonia) è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale: vi si trova infatti una targa scritta in otto lingue, secondo cui il "primo albero di capodanno" fu addobbato in questa città nel 1510. Un'altra notizia sull'uso dell'albero di Natale viene dall'Alsazia: una cronaca di Strasburgo annota nel 1605: "Per Natale i cittadini si portano in casa degli abeti ('Dannenbaumen' nel tedesco dell'epoca), li mettono nelle stanze, li ornano con rose di carta di vari colori, mele, zucchero, oggetti di similoro".

Un'antecedente dell'albero potrebbe essere l'antico rito pagano di portare in casa, prima del nuovo anno, un ramo beneaugurante. Nel Medioevo si diffonde la tradizione degli "Adam und Eva Spiele" (giochi di Adamo ed Eva) che prevedevano la ricostruzione nelle chiese dello scenario del paradiso in terra, proprio il 24 di dicembre, vigilia di Natale, con tanto di alberi di frutta, simboli dell'abbondanza e del mistero della vita.

Poi, a questi alberi di frutta si preferirono sempre di più gli abeti. L'abete, il "Tannenbaum", ha la caratteristica "magica" di essere sempreverde, che, secondo una favola, ha avuto come dono da Gesù stesso, per avergli offerto rifugio mentre era inseguito dai suoi nemici. Così non stupisce che l'abete, con la sua sagoma triangolare che rispecchiava anche bene la struttura piramidale e gerarchica della società medievale, diventa nel folclore tedesco anche l'albero cicogna dal quale la levatrice scuote i neonati.

Per molto tempo, la tradizione dell'albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord delle Alpi. I cattolici la consideravano un uso protestante e solo nel '900 questa tradizione si diffuse anche nel mondo cattolico.

Illustrazione di Ludwig Richter (1800),
pittore e disegnatore del romanticismo

Grazie a Goethe l'albero di Natale trionfa a Weimar

Johann Wolfgang Goethe, pur non essendo propriamente di fede cattolica o protestante, amava moltissimo questa usanza e grazie a lui l'albero si impose a Weimar che era il centro culturale dell'epoca. Nella sua famosa opera "I dolori del giovane Werther" l'albero di Natale compare per la prima volta anche nella grande letteratura. Anche i romantici che cercavano di valorizzare le tradizioni popolari non potevano non apprezzare questa antica usanza. In quell'epoca nasce anche la famosissima canzone "Oh Tannenbaum, oh Tannenbaum" che fino ad oggi è la canzone natalizia più cantata in tutta la Germania.

Una foto del 1986: Natale in una famiglia della borghesia benestante

Oggi: l'albero è diventato una moda

Nel nostro secolo assistiamo a una diffusione massiccia e capillare di questa usanza. Ma anche la festa di Natale non poteva certo fuggire al crescente consumismo. Molte tradizioni natalizie sono ormai quasi sparite (p.e. la recitazione di poesie natalizie da parte dei bambini, il cantare insieme le canzoni di natale, il "Wunschzettel", un biglietto che i bambini dovevano inviare a Babbo Natale o Gesù Bambino - a seconda della regione della Germania - elencando i regali desiderati, la preparazione in famiglia dei dolci tipici di Natale, etc.). La domanda principale di Natale spesso non è più: "Come rendiamo felice il nostro prossimo?", ma piuttosto: "Quanto possiamo spendere quest'anno?".

Ma l'albero ha resistito, anzi, ha rafforzato la sua posizione, sembra proprio lui il vero simbolo di Natale. Nascono poi nuove usanze come i numerosi mercatini di Natale, che, oltre ad essere tipici, belli e accoglienti, hanno la simpatica caratteristica di essere molto utili agli affari. E l'albero, molte volte, non è più l'abete, ma un sostituto di plastica, più o meno verosimile (ringraziano le guardie forestali che protestavano da sempre - già all'epoca di Goethe - contro le devastazioni dei boschi nel mese di dicembre). Le candele di cera sono diventate delle luci elettriche (ringraziano i vigili del fuoco). Ma rinunciare all'albero? - Mai!

 

Autore: 1406 1406



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