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Decalogo del bon ton contemporaneo




“Il fascino composto”, voglia di buone maniere ispirandosi alle donne degli anni Cinquanta. Ecco come essere «perfette» 

IL DECALOGO:
 
1) Una lady non utilizza il cellulare e non tiene gli occhiali da sole a tavola
 
2) Una signora si comporta in modo discreto con empatia e tolleranza con i colleghi soprattutto quando lavora in open space
 
3) Una gentildonna non dimentica di mandare almeno una parola di ringraziamento dopo una festa
 
4) Una signora non lascia alcuna traccia su Internet di comportamenti moralmente reprensibili
 
5) Una lady non opprime gli altri con i suoi problemi di salute e sessualità
 
6) Una ragazza cura il suo aspetto quando è invitata
 
7) Una lady non si dimentica mai di dire buongiorno e grazie
 
8) Una gentildonna preferisce leggere un romanzo che un giornale di gossip
 
9) Una gentildonna non alza la voce al cellulare
 
10) Una lady non si dimentica mai di fare le presentazioni.
Vi sono alcune parole o formule che sono entrate ampiamente nel parlar comune ma che il Galateo aborre. L’etichetta andrebbe a mio avviso sempre conosciuta, poi delego alla discrezione di ognuno se applicarla o meno.
 
Ecco a voi anche le frasi-orrore del Galateo:
 
Non si dovrebbe mai dire
 
“SALVE”, è il saluto che innervosisce di più e per cui mi sono più battuta, un saluto approssimativo che ha anche un connotato fascista. “Buongiorno” e “Buonasera” sono perfetti sostituti.
“SALUTE”, quando qualcuno starnutisce.
“CIN CIN”, al momento del brindisi.
“BUON APPETITO”
“PIACERE”, al momento delle presentazioni: non lo sapete ancora se sarà un piacere, basterà un bel sorriso e ripetere il vostro nome (si sa che è tremendamente difficile ricordare un nome la prima volta)
Ricordarsi sempre che un gentiluomo ed una gentildonna son tali soprattutto quando sanno mettere le persone a proprio agio: qualora qualcuno pronunciasse queste parole non si guarderà sdegnati con aria snob ma si farà finta di nulla. Soprattutto in previsione di sontuosi pranzi natalizi, evitate di infliggere lezioncine di Bon Ton ai poveri vecchi zii.
 
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Chakra, come si muove la nostra energia interiore

Ogni chakra è legato ad un elemento, vibra con un determinato colore e suono. Presiede alcune funzioni fisiche. Vengono visualizzati come fiori di loto con i petali rivolti in basso. Li tratteremo cercando di approfondire il significato di ognuno
I principali sono sette e nel nostro percorso li incontreremo spesso. Ciascun chakra è composto da un differente numero di petali, questo numero corrisponde agli organi del nostro corpo a cui si relaziona. Ogni chakra è legato ad un elemento, vibra con un determinato colore e suono. Presiede alcune funzioni fisiche. Vengono visualizzati come fiori di loto con i petali rivolti in basso. Li tratteremo cercando di approfondire il significato di ognuno. Il primo chakra è Muladhara e significa ” il sostegno della base”, è situato nel pavimento pelvico (zona inferiore del bacino – perineo), è il chakra dell’origine; da qui parte sia il cammino dello yoga che quello del nostro viaggio terreno. Il colore che lo rappresenta è il rosso, l’elemento la terra che viene rappresentata da un quadrato agli angoli del quale si trovano quattro petali a simboleggiare i quattro punti cardinali. Fisicamente governa il plesso coccigeo e le parti del corpo sono le ossa, le gambe e i piedi. Gli elementi legati al chakra Muladhara sono raffigurati come serpenti, draghi e il fuoco sacro. Quando il chakra è armonico infonde coraggio e ci fa sentire stabili e ben radicati. Al centro di questo chakra, siede Kundalini, l’energia evolutiva addormentata. Il secondo chakra è Svadhishthana, dolcezza, centro delle emozioni e della creatività. E’ il simbolo della vita essendo legato agli organi addominali e al sistema riproduttivo femminile. Lo troviamo tra la prima e la seconda vertebra sacrale, alla radice degli organi genitali. Il suo colore è l’arancione, l’elemento l’acqua; viene rappresentato con un cerchio, l’immagine della goccia, con sei petali che si schiudono dalla circonferenza a dimostrarci l’unione tra terra e acqua, tra luce e tenebre e tra conscio e inconscio. E’ in stretta relazione con la luna e, come questa agisce sulle maree, cos’ Svadhishthana può muovere oceani di energia. Fisicamente è correlato a tutto ciò che nel nostro organismo ha a che fare con i liquidi ed è considerato il centro della sessualità. Governa le nostre ghiandole surrenali e il gusto. Gli elementi che lo raffigurano sono gli animali e gli elementi acquatici. Quando il chakra è in equilibrio, tutte le nostre paure si risolvono ed aumenta la fiducia in noi stessi e negli altri. Le pratiche dello yoga che lavorano sul secondo chakra inviano energia ai fianchi e alla parte iferiore dell’addome. Il terzo chakra è Manipura ” gemma lucente” , centro del potere, è il nostro luogo dei processi decisionali. E’ posto a livello della quinta, sesta e settima vertebra toracica, al centro del nostro corpo, dietro l’ombelico. Il suo colore è il giallo, l’elemento il fuoco; viene raffigurato come un loto a dieci petali, all’interno troviamo un triangolo con la punta rivolta in basso, indica l’energia del sole. Questo punto possiede la forza di tramutare l’energia universale in energia individuale. Rappresenta l’azione, la volontà e la nostra vitalità. Connesso al plesso epigastrico e alla ghiandola pancreatica, è il regolatore del nostro processo metabolico trasformando la materia (il cibo) in energia (calore e azione). Nello yoga, tutto quello che spinge l’energia a muoversi rapidamente, va bene per Manipura.   Namasté

Fonte omniamagazine.it





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