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Che cos' il Bon Ton?




La grazia del vivere e la semplicità di venire incontro agli altri

Ci fu un’epoca in cui virtù e contegno esteriore erano prerogative esclusive delle élite cortigiane e cavalleresche. L’armonia esteriore doveva essere espressione di un animo nobile ed elevato come tratteggiato nel Cortegiano, descritto dal conte Baldassarre Castiglione. All’inizio dell’epoca moderna la totale disciplina del comportamento, doveva infondere nell’individuo sicurezza affinché potesse affrontare qualsiasi situazione con disinvoltura. È in questo contesto Monsignor Giovanni Della Casa scrisse il trattato Galateo overo De’ Costumi. L’avvento dell’illuminismo sviluppò una nuova visione del comportamento e portò ad un profondo mutamento: la cortesia formale doveva cedere il posto al principio dell’apertura e della naturalezza. Con il declino dell’euforia illuministica, le buone maniere, sempre più prerogativa borghese, simboleggiavano padronanza di sé, stabilità, affidabilità e rettitudine; tutto ciò si traduceva nel manifestare e mantenere contegno, nel dominare il proprio corpo, i propri affetti e le proprie emozioni. Valeva in particolare per le donne, il cui comportamento e autocontrollo erano soggetti a norme più severe rispetto a quelle destinate agli uomini. Sebbene i libri di galateo aspirassero ad essere completamente aclassisti, apolitici e astorici, essi continuarono a mantenere il caratteristico indirizzo borghese ma rivendicavano validità universale. In Italia, a metà anni Cinquanta, erano divenute di moda le rubriche di galateo tenute dalle redattrici. Arnoldo Mondadori propone, così, a Colette Rosselli di tenere a sua volta una rubrica di bon ton sul settimanale Grazia, ma lei non gradiva nomi contenenti titoli così inventa lo pseudonimo di Donna Letizia. Tenne a lungo una popolare rubrica intitolata Il saper vivere prima su Grazia e in seguito, a partire dal 1978, sul settimanale Gente. La rivoluzione culturale degli anni 60, richiamandosi agli ideali di naturalezza e spontaneità, rese le tradizionali regole più flessibili aprì le porte alla pluralizzazione del comportamento esteriore. Nel corso dei secoli il bon ton è stato sinonimo di molto: a volte di ricchezza, altre di eleganza, altre di compostezza e onestà. Ma cos’è il bon ton? Lina Sotis, autrice de Il nuovo bon ton lo definisce “la grazia del vivere e la semplicità di venire incontro agli altri. E' un sogno,il sogno di vivere in un mondo che ti sorride”. Non è quindi un’antica raccolta di rigide regole ma un uno stile di vita caratterizzato dalla sobrietà, dall’armonia, e dalla raffinatezza. Nel corso dei secoli è stato capace di adattarsi ai cambiamenti della società senza tradire la sua essenza. Henri Bidou, nel novembre 1912, scrisse sul primo numero de La gazette du bon ton: “il bon ton non è per nulla compassato eppure resta discreto; non è affatto vistoso, tuttavia è libero, sembra del tutto semplice, di una semplicità raffinata, una grazia innata”. Il bon ton non fa riferimento unicamente all’abbigliamento ma influisce su ogni sfaccettatura della persona: dal portamento al modo di porsi verso il prossimo. Leopardi scrisse: “Dove il buon tono della società non v’è o non si cura, quivi la morale manca d’ogni fondamento e la società d’ogni vincolo,fuor della forza, la quale non potrà né produrre i buoni costumi né bandire o tenere lontani i cattivi”.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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