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Cosa succede dopo la morte?




Chi non si chiede cosa accade dopo la morte? Abbiamo studiato a questo proposito, molti casi di bambini molto piccoli, che ovviamente non potevano aver letto articoli o ascoltato racconti sulle esperienze di pre-morte. Tra questi ci fu il caso di un bimbo di due anni, il quale ci raccontò a modo suo quello che aveva vissuto e che definiva “il momento della morte”. Il piccolo ebbe una violenta reazione ad un farmaco e fu dichiarato morto. Dopo quella che parve un’eternità, mentre il medico e la madre si disperavano, il piccino improvvisamente aprì di nuovo gli occhi e disse: “Mammina, ero morto. Ero in un luogo bellissimo e non volevo ritornare. Ero con Gesù e Maria. E Maria mi ripeteva che per me non era ancora giunta l’ora, e che dovevo ritornare per salvare la mia mamma dal fuoco”.

Questa madre, purtroppo, fraintese quello che Maria aveva detto a suo figlio, quando affermò che avrebbe dovuto salvarla dal fuoco dell’inferno. Non riusciva a capire perchè mai fosse destinata ad andare all’inferno, dato che si riteneva una persona per bene. Tentai allora di aiutarla, spiegandole come secondo me avesse probabilmente frainteso il linguaggio simbolico di Maria. Le suggerii quindi di provare ad utilizzare il suo lato intuitivo piuttosto che quello razionale, e le chiesi che cosa avrebbe fatto se Maria non le avesse rimandato indietro suo figlio? La donna si mise le mani nei capelli e gridò: “Oh, mio Dio, mi sarei trovata fra le fiamme dell’inferno (perchè mi sarei uccisa)”.

Le “Scritture” sono piene di esempi di questo linguaggio simbolico, e se la gente ascoltasse di più il proprio lato intuitivo spirituale, incomincerebbe a capire che anche i moribondi usano spesso questo tipo di linguaggio quando vogliono farci partecipi delle loro necessità, o comunicarci qualcosa della loro nuova consapevolezza. Non occorre quindi spiegare perchè durante quei delicati ultimi momenti, un bambino ebreo probabilmente non vedrà Gesù o un bimbo protestante non vedrà Maria. Ovviamente non perché queste entità si disinteressino di loro, ma perché, in questi frangenti, ci viene sempre dato ciò di cui abbiamo maggior bisogno.

Ma cosa succede realmente dopo la morte? Dopo aver incontrato le persone che abbiamo amato e la nostra guida o angelo custode, passeremo allora attraverso un passaggio simbolico, spesso descritto come un tunnel, un fiume, un cancello. Ad ognuno toccherà ciò che per lui è simbolicamente più  appropriato. Dipende dalla nostra cultura e formazione. Dopo questo primo passaggio, ci si troverà al cospetto di una Fonte di Luce. Questo fatto viene descritto da molti pazienti come una esperienza bellissima e indimenticabile di trasformazione dell’esistenza, e di nuova consapevolezza chiamata coscienza cosmica. Alla presenza di questa Luce, che la maggior parte degli occidentali identifica con il Cristo o con Dio, ci si trova circondati da Amore, Compassione e Comprensione incondizionati.

E’ in presenza di questa Luce e fonte di pura energia spirituale, (cioè una condizione in cui non esiste negatività e in cui non è possibile sperimentare sentimenti negativi) che diverremo consapevoli del nostro potenziale e di come avremmo potuto essere e vivere. Circondati da compassione, amore e comprensione, ci verrà allora chiesto di esaminare e valutare la nostra vita appena conclusa e di giudicare noi stessi ogni nostro pensiero, ogni parola e ogni azione compiuta. Dopo questo auto esame abbandoneremo il nostro corpo eterico, ridivenendo ciò che eravamo prima di nascere e che saremo per l’eternità, quando ci riuniremo a Dio, che è la fonte di tutto.

In questo universo e in questo mondo, non vi sono e non vi possono essere due strutture energetiche uguali. Questa è l’unicità dell’essere umano. Ho avuto il privilegio di constatare con i miei occhi, in momenti di incredibile grazia spirituale, la presenza di centinaia di queste strutture energetiche, tutte diverse tra loro per colore, forma e dimensione. Ecco quindi come siamo dopo morti, e come eravamo prima di nascere. Non occorre né spazio né tempo per andare ovunque si voglia andare. Queste strutture energetiche possono perciò essere vicine a noi se lo desiderano. E se solo avessimo occhi in grado di vederle, ci renderemmo conto che non siamo mai soli e che siamo continuamente circondati da queste entità che ci amano, ci proteggono e tentano di guidarci verso la nostra destinazione. Purtroppo solo in momenti di grande sofferenza, di dolore o solitudine, riusciamo a sintonizzarci con loro e ad accorgerci della loro presenza.

Tratto da "La morte e la vita dopo la morte"
di Elisabeth Kubler-Ross

Fonte fisicaquantistica.it

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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