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Secondo il neurologo la morte non cos male




Steven Laureys, dell’Università di Liegi, ha studiato una serie di esperienze di "pre-morte", evidenziando similitudini e punti in comune.

Cosa succede dopo la morte? Esiste davvero qualcosa dopo la fine dell’esistenza fisica?  Una domanda esistenziale, sulla quale si sono sempre confrontate religioni e filosofie, ma che sempre di più- negli ultimi tempi- sembra interessare la scienza, intenzionata a spiegare anche quel momento tanto temuto eppure inevitabile, per ciascuno di noi.

Il punto di partenza, ancora una volta, sono le cosiddette Near Death Experiences- le esperienze di premorte- sperimentate da una piccola, ma significativa percentuale di pazienti ricoverati nei reparti di rianimazione, spesso dopo un arresto cardiaco. I racconti dei redivivi sono molto simili: hanno provato la sensazione di uscire dal corpo- che a volte hanno osservato dall’alto mentre i medici tentavano il primo soccorso; si sono sentiti trascinati in un tunnel di luce; hanno ripercorso in pochi istanti i momenti salienti della loro vita;  si sono ritrovati in un luogo idilliaco insieme ai loro cari già defunti. Insomma, un’esperienza, dal punto di vista emotivo, molto complessa.
Tornare dai confini della morte, dopo essere rimasti privi di battito e di coscienza, e dimostrare l'esistenza ultraterrena dell'anima, non accade però solo ai giorni nostri. Già il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, lo aveva rappresentato attraverso il mito di Er. Il soldato dato per morto e risuscitato mentre già era sulla pira funebre pronta ad ardere era infatti stato testimone dell' Aldilà e lo aveva potuto raccontare. Una fantasia o una realtà?
La prima descrizione medica moderna di un evento del genere risale invece al XVIII secolo. Philippe Charlier, ricercatore dell'Università di Versailles a Montigny-le-Bretonneux, ha spiegato in un articolo pubblicato dalla rivista Resuscitation (Rianimazione) come si sia imbattuto in un caso di NDE tramandato da un testo medico, Anecdotes de mèdecine, scritto nel 1762.
In quel libro, l'autore Pierre-Jean du Monchaux, un medico militare francese, riferisce la vicenda di un paziente affetto da una forte febbre sottoposto a vari salassi e colpito da una sincope. L'uomo rimase privo di sensi a lungo, ma quando si riprese confessò di aver visto "una luce così bianca ed assoluta, da pensare di essere nel Regno dei Beati". Disse al dottore che ricordava una sensazione positiva; aggiunse persino di non aver mai vissuto nella sua intera vita un momento più bello.
Grande benessere, profonda pace: sarebbe proprio questa la caratteristica che si ripete più frequentemente durante una NDE. È la conclusione alla quale è arrivata l’ equipe guidata dal neuro scienziato Steven Laureys, dell’Università di Liegi. Esaminando un campione significativo, i ricercatori hanno scoperto che- indipendentemente da quanto doloroso possa essere stato il trauma subìto- chi sperimenta quell'esperienza straordinaria dice di non aver provato alcuna sofferenza. Anzi, quasi tutti coloro che sono ritornati miracolosamente alla vita affermano di essersi trovati in uno stato di perfetta serenità
Come scrive il sito New Scientist, il medico, a capo del Coma Science Group dell'ospedale universitario, ha iniziato a studiare le esperienze di pre-morte sulla base dei tanti racconti riportati dai suoi pazienti. “Ho cominciato ad ascoltare queste storie incredibili durante i miei consulti”- dice il professore. ”Sapendo quanto sia anormale l’attività cerebrale durante un arresto cardiaco o un incidente, era impressionante quanto questi ricordi fossero ricchi. Era molto intrigante.”
Naturalmente, il dottor Laureys conosceva la teoria maggiormente condivisa dalla comunità scientifica, ovvero che quelle immagini sono sarebbero altro che allucinazioni, create da un cervello in anossia (ovvero, senza ossigeno) oppure da un danno nell’area che controlla le emozioni. “Allora ci si aspetterebbe di vedere delle differenze, tra le NDE conseguenza di annegamenti e quelle invece prodotte da altri trauma”, sostiene il neuro scienziato.
Con i suoi collaboratori, ha confrontato 190 casi documentati di esperienza di pre-morte avvenute in seguito ad arresto cardiaco, affogamento, ferite alla testa e così via. Usando un’analisi statistica e un metodo di misura noto come la Scala Greyson per assegnare un numero ed un’intensità differente alle diverse tipologie di NDE, il team ha confermato che i racconti hanno numerose similitudini in comune.

La più diffusa, per l’appunto, è la sensazione di grande serenità. In secondo luogo, la sensazione di trovarsi al fuori del proprio corpo fisico. Molti, poi, hanno sentito un cambiamento nel modo in cui percepivano lo scorrere del tempo. Solo un gruppo ristretto ha affermato di aver avuto un flash back della propria vita o una visione di avvenimenti futuri. Infine, pochissimi hanno riportato sensazioni negative. “Ne risulta che sperimentare la morte non è poi così male”, ha detto Laureys.
Dalle ricerche dell'equipe belga,  è emerso anche che i ricordi legati alla NDE sono straordinariamente vividi. Per chi li ha provati sembrano molto più concreti non solo di qualsiasi sogno, ma persino di qualsiasi reale esperienza di vita, inclusi matrimoni e battesimi- due momenti che rimangono ben impressi. Dopo aver compiuto questo viaggio di andata e ritorno, inoltre, i soggetti rianimati o risvegliati dal coma non manifestano più alcuna paura della morte.
Ora l’equipe dell’Università di Liegi intende approfondire lo studio, cercando un metodo di misura obiettivo per tali esperienze mediante una scansione completa del cervello dei pazienti che riferiscono di aver appena avuto una NDE in seguito ad un infarto. I ricercatori andranno alla ricerca delle più piccole tracce o cicatrici che potranno riflettere i postumi dell’evento.
Il neurologo belga è conscio di quanto sia complesso indagare su fenomeni tanto soggettivi, ma intende affrontare la materia con mente aperta.“Dobbiamo accettare che ci sono tante realtà che noi non capiamo, ma è importante applicare il miglior metodo scientifico a nostra disposizione. È il primo passo per comprendere  qualcosa di davvero interessante e che potrebbe alla fine fornirci una maggiore conoscenza di quello che è la coscienza."  O se preferite, della nostra anima.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

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Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

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E come fa a capirlo?

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