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Karma e Reincarnazione




Ogni effetto deve avere una causa, non può sorgere dal niente, questo è il Karma, la legge di causa-effetto. Quando noi vediamo una pianta sappiamo che è nata da un seme, sappiamo che non è sorta dal nulla e la logica ci dice che così è per tutte le cose, anche se a volte questo nesso causale ci sfugge, perchè non è così ovvio. Nel '600 i naturalisti dell'epoca erano convinti che i pesci e tutti gli animali inferiori nascessero dal fango inanimato, cioè dal nulla. Se uno sosteneva il contrario veniva bruciato sul rogo, ci vollero due secoli per dimostrare la vera causa e cioè che la vita nasce dalla vita e non dal nulla. Oggi sono ancora in molti a credere che l'anima nasca insieme al corpo e che nasca con tutte le sue caratteristiche personali dal nulla, cioè senza nessun passato o causa precedente. Lo spirito è il prodotto di tutto il suo percorso passato.

Tutto quello che ci accade è per una ragione precisa. Non esistono errori. Non esiste il caso. Non esistono capricci divini. Il motivo risiede in qualcosa che abbiamo fatto in precedenza, o in questa vita o in qualcuna delle precedenti esistenze terrene. E non ci accade per punizione, ma per darci la possibilità di cambiare e migliorare, ossia di evolverci. E siamo noi stessi ad aver scelto le nostre prove, ben prima di nascere, proprio per questa finalità. In realtà, subiamo tanti condizionamenti da chi ci circonda, spesso senza neanche accorgercene, ma la scelta è sempre e solo nostra.

Ogni qual volta una persona ci fa del male siamo noi ad aver creato quella situazione e quella persona, inconsapevolmente, ci sta in realtà regalando l’opportunità di cambiare, di vincere il nostro orgoglio, i nostri cattivi sentimenti. Se noi reagiamo male abbiamo fallito la prova, la prova che noi stessi ci siamo messi davanti, abbiamo sprecato un’opportunità per evolverci. La prova dipende esclusivamente da noi, la responsabilità è sempre e solo nostra se vogliamo o non vogliamo cambiare, sbagliamo se ce la prendiamo con chiunque altro.

Ogni qual volta noi soffriamo per un qualunque motivo è perché non abbiamo compreso qualcosa e la sofferenza è l’ultimo rimedio che ci viene dato quando non vogliamo proprio capire la lezione, data la nostra incapacità di non averla voluta capire con “le buone”.

L’esistenza terrena è esattamente una scuola, un corso di studi, il mondo è una palestra dove ciascuno viene per imparare, fare esperienze, evolversi. Quasi sempre, sono le esperienze più dure e difficili, quelle che ci fanno soffrire di più, proprio quelle da cui impariamo di più, quelle che ci fanno cambiare maggiormente. Quando tutto è rose e fiori, quando tutto è facile e in discesa allora è molto difficile che una persona si sforzi di cambiare, è probabile anzi che si divenga viziati, proprio come le persone che hanno tutto, il vizio le rende peggiori, non migliori. Quando invece una persona nasce in mezzo alle difficoltà è costretta a rimboccarsi le maniche e a migliorare. Ecco perché gli individui, quando pianificano il loro karma, cioè il programma del loro viaggio terreno, prima di incarnarsi, scelgono spesso vite difficili e piene di ostacoli, altrimenti sarebbe una passeggiata ed è probabile che si finisca con il non imparare nulla e questo viaggio sia inutile e che debba essere ripetuto. Paradossalmente la prova più difficile è proprio quella di chi ha tutto, perché è rarissimo che si resista alle forti tentazioni del vizio e si diventi una persona semplice, con grande umanità e altruismo.

Quello che accade può avere un legame anche con il futuro, non solo con il passato. Un esempio accaduto realmente può chiarire il concetto. Un uomo nacque mentalmente ritardato. Visse una vita intera dove subì emarginazione e mancanza di carità da parte degli altri. Questo handicap non gli accadde perchè aveva fatto qualcosa di male in una vita precedente, ma in preparazione di un'esistenza futura. Infatti quell'uomo si reincarnò in una vita successiva dove fu un uomo di grandissima carità. Lui stesso scelse quella dura vita di handicap per imparare ad essere caritatevole.

Gesù disse: "Tommaso, non ti lamentare, se tutto ti va di traverso. In fondo, queste prove che tu devi superare, le inventasti tu stesso. Quanti dal cielo, si affacciano per vedere se cadi nelle trappole che tu stesso ti sei preparato! Felice l'uomo che supera queste prove perchè, al di là, egli trova la Vita" (Vangelo di Tommaso)

“Le anime vengono assegnate al loro luogo o regione o condizione in base alle loro azioni prima della vita presente. Dio ha organizzato l'universo sul principio di una retribuzione assolutamente imparziale, Dio non creò secondo alcun favoritismo ma diede alle anime un corpo secondo i peccati di ognuno. Se l'anima non ha avuto una pre-esistenza, perchè alcuni sono ciechi dalla nascita, non avendo peccato, mentre altri nascono senza alcun difetto? È chiaro che alcuni peccati erano stati commessi prima che l'anima entrasse in un corpo e, come risultato di tali peccati, ogni anima riceve una ricompensa in proporzione a ciò che merita. Ogni anima viene in questo mondo rafforzata dalle vittorie o indebolita dalle sconfitte della sua vita passata”. (Origene, uno dei più importanti Padri della Chiesa Cristiana)

Il paragone seguente può aiutare a far capire le peripezie della vita dell’anima.

Immaginiamo una lunga strada sulla quale, ad intervalli irregolari, si trovino foreste da dover attraversare; all’entrata di ognuna di queste, la strada, larga e comoda, si interrompe per continuare poi all’uscita. Un viaggiatore segue la strada ed entra nella prima foresta; ma non trova nessun passaggio battuto: solo un dedalo inestricabile in cui si perde. La luce del sole è sparita, nascosta dai rami fitti e folti; il viandante vaga senza sapere dove va; infine, dopo innumerevoli fatiche, arriva ai margini della foresta: ma è allo stremo delle forze, le spine lo hanno ferito ed i sassi stordito. Ritrova così la strada e la luce, e prosegue il suo cammino tentando di guarire dalle varie ferite che ha subito. Proseguendo, incontra un’altra foresta dove lo attendono difficoltà simili; ma, poiché ha già un po’ di esperienza, ne esce con contusioni minori. In una di queste foreste, trova un boscaiolo che gli indica la direzione da seguire affinché non si perda. Ad ogni nuova foresta, la sua abilità aumenta, cosicché gli ostacoli sono di volta in volta superati con maggiore facilità; cosciente di ritrovare la strada buona all’uscita, ha il conforto di questa fiducia; e poi, sa orientarsi per trovarla più facilmente. La strada termina sulla cima di un’alta montagna, da cui scopre tutto il percorso seguito fin dal punto di partenza; vede anche le diverse foreste attraversate e ricorda allora le vicissitudini che ha dovuto superare, ma questo ricordo non ha nulla di pesante, poiché egli è arrivato alla meta. E’ come il vecchio soldato che, nella calma del focolare domestico, si sovviene delle battaglie cui ha preso parte. Le foreste disseminate lungo la strada si presentano ai suoi occhi come punti neri su un nastro bianco; e dice tra sé e sé: «Quando mi trovavo in quelle foreste, soprattutto nelle prime, mi sembravano lunghissime da traversare! Mi sembrava che non sarei mai arrivato alla fine; intorno a me, tutto appariva immenso e invalicabile. E quando penso che, senza quel bravo boscaiolo che mi ha indicato la retta via, potrei essere ancora là... Ora che considero queste stesse foreste dal punto in cui mi trovo, mi sembrano piccolissime! Mi sembra che avrei potuto superarle con un solo passo; dirò ancora di più, la mia vista le penetra tanto da farmene distinguere i più piccoli dettagli; vedo perfino i passi che ho fatto».

Allora, un vecchio gli dice: «Figlio mio, eccoti arrivato alla fine del viaggio; ma un infinito riposo sarebbe per te causa di noia mortale, e cominceresti allora a rimpiangere le vicissitudini provate e che davano attività alle tue membra ed al tuo spirito. Puoi vedere da qui un gran numero di viaggiatori sulla stessa strada che tu hai già percorso e che, come te, corrono il rischio di smarrire la via; tu hai ormai l’esperienza, non hai più paura di nulla; va’ loro incontro e prova a guidarli grazie ai tuoi consigli, perché arrivino più presto».

«Ci vado con gioia», risponde il nostro uomo; «ma perché non esiste una strada diretta che arrivi qui dal punto di partenza? questo risparmierebbe ai viaggiatori l’attraversamento di quelle terribili foreste».

«Figliolo», riprende il vecchio, «guarda attentamente e ne vedrai molti che ne evitano un certo numero; sono quelli che, avendo acquisito prima l’esperienza necessaria, sanno prendere un cammino più diretto e più breve per arrivare; ma questa esperienza è il frutto del lavoro di cui hanno avuto bisogno durante i primi attraversamenti; cosicché, anche loro arrivano qui soltanto in ragione del loro merito. Cosa sapresti tu stesso se non le avessi attraversate? L’attività che hai dovuto svolgere, l’immaginazione di cui hai avuto bisogno per crearti un sentiero hanno aumentato le tue conoscenze e sviluppato la tua intelligenza; senza questo, saresti sprovveduto come al momento della partenza; e poi, cercando di trarti d’impaccio, hai tu stesso contribuito al miglioramento delle foreste che hai attraversato; ciò che hai fatto è certamente cosa piccola ed impercettibile; ma pensa alle migliaia di viaggiatori che fanno altrettanto e che, pur lavorando per loro stessi, lavorano, senza saperlo, per il bene comune. Non è forse giusto che ricevano il premio per la loro pena e fatica con il riposo di cui godono qui? Quale diritto avrebbero a questo riposo se non avessero fatto nulla?».

«Padre mio», riprende il viandante, «in una di queste foreste ho incontrato un uomo il quale mi ha detto che al margine della foresta si trova un baratro che deve essere superato con un salto; ma, su mille che ci provano, uno solo ci riesce; tutti gli altri cadono in una fornace ardente e sono perduti senza possibilità di ritorno! Questo baratro io non l’ho mai visto».

«Figliolo, non esiste, altrimenti si tratterebbe di una trappola abominevole tesa a tutti i viaggiatori che vengono da me. So bene che devono sormontare diverse difficoltà, ma so anche che prima o poi le sormonteranno; se avessi creato un’impossibilità per uno solo sapendo che avrebbe dovuto soccombere, sarebbe stata crudeltà pura, e lo sarebbe stato ancor di più se lo avessi fatto per la maggioranza. Questo baratro è un’allegoria di cui vedrai ora la spiegazione. Guarda la strada, nell’intervallo tra le foreste; tra i viaggiatori, ne vedi alcuni che camminano lentamente con aria felice; vedi quegli amici che si sono persi di vista nei labirinti della foresta e che sono felici di ritrovarsi all’uscita; ma vicino a loro ce ne sono altri che si trascinano con fatica; sono storpi e implorano la pietà dei passanti, perché soffrono molto a causa delle ferite che per colpa loro si sono procurati attraverso i rovi; ma ne guariranno, e questa sarà per loro una lezione di cui si ricorderanno alla prossima foresta che dovranno traversare e da cui usciranno meno straziati e contusi. Il baratro rappresenta i mali che devono sopportare, e affermando che, su mille, un uomo solo lo supera, quell’uomo ha avuto ragione, perché il numero degli imprudenti è grande; ma ha avuto torto nel dire che una volta dentro non se ne esce più; c’è sempre un modo per arrivare fino a me. Và, figliolo, và a mostrare questo modo a quelli che si trovano in fondo al baratro; và ad aiutare i feriti sulla strada e mostra il cammino a quelli che attraversano le foreste».

La strada è l’immagine della vita spirituale dell’anima, sul cui percorso si è più o meno felici; le foreste rappresentano le esistenze fisiche in cui si lavora al proprio avanzamento ed al tempo stesso al bene comune; il viaggiatore arrivato al termine e che ritorna ad aiutare quelli che si trovano indietro è l’immagine degli angeli custodi, dei missionari di Dio, che trovano la loro felicità nel vederlo, ma anche nell’attività che svolgono per fare il bene ed obbedire al Maestro supremo.

da “Opere Postume”, Allan Kardec.

Fonte vitaoltrelavita.it/

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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