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Camminare come un Buddha Thich Nhat Hanh




Nel Sutra del Loto il Buddha è descritto come la più amata e rispettata «fra le creature che camminano su due piedi»; gli volevano tanto bene perché sapeva godersi una bella passeggiata. Nel buddhismo, camminare è una forma importante di meditazione. In effetti può essere una pratica spirituale molto profonda.

Quando camminava, il Buddha lo faceva senza sforzo, semplicemente godere di camminare; non aveva bisogno di sforzarsi perché quando si cammina in presenza mentale si è in contatto con tutte le meraviglie della vita che si hanno dentro di sé e intorno a sé. È questo il modo migliore di praticare: praticare senza far vedere che stiamo praticando. Non si fa nessuno sforzo, non si lotta, semplicemente si gode di camminare – ma è qualcosa di molto profondo. «La mia pratica,» diceva il Buddha «è la pratica della non-pratica, la realizzazione della non-realizzazione».

A molti di noi riesce difficilissimo immaginare una pratica priva di sforzo, nel piacere rilassato della consapevolezza. Succede perché non camminiamo con i piedi: certo, fisicamente sono i nostri piedi a camminare, ma la mente è altrove, dunque non stiamo camminando con l’intero corpo e con l’intera coscienza. Consideriamo mente e corpo due cose separate: il corpo sta camminando in una direzione, la coscienza ci trascina in una direzione diversa.

Per il Buddha la mente e il corpo sono due aspetti della stessa entità. Camminare è semplice come mettere un piede davanti all’altro, eppure spesso lo troviamo difficile o noioso; invece di camminare prendiamo la macchina per percorrere pochi isolati, “per risparmiare tempo”. Quando capiamo quanto corpo e mente siano interconnessi, la semplice azione di camminare come faceva il Buddha può essere estremamente facile e piacevole.

Puoi fare un passo ed entrare in contatto con la terra in modo da stabilirti nel momento presente: così arrivi nel “qui e ora”. Non occorre fare alcuno sforzo: i piedi toccano la terra in consapevolezza, portandoti subito nel qui e ora. Sei libero, all’improvviso – libero da tutti i progetti, da tutte le preoccupazioni, da tutte le aspettative – sei pienamente presente, pienamente vivo, in contatto con la terra.

Quando pratichi da solo la lenta meditazione camminata puoi provare a fare così: inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita. Sono sicuro che sei capace di fare un passo di questo genere, perché in te c’è un buddha; è quella che si chiama “natura di buddha”, ossia la capacità di essere consapevoli di quello che sta accadendo. «Ciò che accade ora è che sono vivo e sto facendo un passo.» Una persona, un essere umano, un homo sapiens dovrebbe esserne in grado: in ognuno di noi c’è un buddha, dovremmo lasciare che sia lui a camminare.

Anche nella situazione puoi camminare come un Buddha. L’anno scorso, a marzo, durante il viaggio in Corea ci fu un momento in cui ci ritrovammo circondati e bloccati da centinaia di persone, ognuna con in mano una macchina fotografica, che ci chiudevano la strada. Non c’era spazio per camminare, tutti ci puntavano addosso l’obiettivo, una situazione difficilissima in cui fare una meditazione camminata! Allora dissi: «Caro Buddha, mi arrendo. Cammina tu per me!»; e subito arrivò il Buddha e si mise a camminare in totale libertà; la folla si aprì a fare spazio al Buddha che camminava senza alcuno sforzo.

Se vi trovate in una situazione difficile fate un passo di lato e lasciate che il Buddha prenda il vostro posto. Il Buddha è dentro di voi. Funziona in tutte le situazioni; l’ho sperimentato. È come al computer, quando ci si imbatte in un problema: sei lì che cerchi di uscirne senza riuscirci; arriva tuo fratello maggiore, che è molto bravo col computer, e dice: «Spostati un po’, ci penso io» e appena si siede va tutto a posto. È proprio così: quando ti trovi in difficoltà, ritirati e lascia che il Buddha prenda il tuo posto. È facilissimo e per me funziona sempre. Devi avere fede nel tuo buddha interiore e lasciare che sia lui a camminare, e lasciare anche che le persone che ti sono care camminino per te.

Per chi cammini, quando cammini? Certo, puoi camminare per arrivare da qualche parte; ma puoi anche camminare come una sorta di offerta meditativa. È una gran bella cosa camminare per i tuoi genitori o per i nonni che forse non conoscevano la pratica di camminare in presenza mentale. In vita loro, i tuoi antenati potrebbero non aver mai avuto l’occasione di fare passi felici, in pace, e di stabilirsi pienamente nel momento presente. È davvero un peccato; non è il caso di lasciare che accada anche a noi.

Puoi camminare con i piedi di tua madre; povera mamma, lei forse non ha avuto molte opportunità di camminare in questo modo. Puoi dire: «Mamma, ti va di venire a camminare con me?» e poi cammini con lei e ti si riempe il cuore d’amore. Ti liberi, e allo stesso tempo liberi anche lei. Perché tua madre è davvero dentro di te, in ogni cellula del tuo corpo. Anche tuo padre è presente in ogni cellula del tuo corpo; puoi dire: «Papà, ti va di venire con me?», ed ecco che all’improvviso ti ritroverai a camminare con i piedi di tuo padre. È una gioia, è una pratica che dà molto, e vi assicuro che non è difficile, che non occorre lottare o combattere: basta attivare la consapevolezza e tutto andrà bene.

Una volta imparato a camminare per le persone care, puoi camminare per le persone che ti hanno reso infelice la vita: puoi camminare per coloro che ti hanno attaccato, che hanno distrutto la tua casa, il tuo paese, la tua gente. Quelle persone non erano felici, non avevano abbastanza amore per se stesse né per gli altri, e hanno reso infelice la tua vita e quella della tua famiglia e della tua gente. Verrà il momento in cui sarai in grado di camminare anche per loro. Camminando in questo modo diventi un buddha, diventi un bodhisattva pieno d’amore, di comprensione e di compassione.

In questo libro Thich Nhat Hanh, celebre maestro zen, insegna ai lettori come creare l’abitudine alla felicità. Spiega come funziona la mente e come possiamo allenarla realizzando le condizioni per essere felici attraverso la creatività, le visualizzazioni, la meditazione.

Thich Nhat Hanh illustra inoltre alcuni esercizi pratici per migliorare la lucidità mentale e ripristinare l’armonia tra corpo e spirito, prendendo anche alcuni esempi dalla vita del Buddha o dalla propria esperienza diretta. Il risultato è un libro pieno di ispirazione, la cui lettura invita a raddoppiare gli sforzi a beneficio di tutti gli esseri senzienti, sapendo che questi sforzi sono l’unica via possibile per raggiungere la felicità personale.

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

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Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

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Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

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E come fa a capirlo?

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