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Il pasto in silenzio - istruzioni fondamentali




Di tanto in tanto potrà farvi piacere fare un pasto in silenzio a casa vostra, con la famiglia o con gli amici. Mangiare in silenzio ci permette di riconoscere la preziosità del cibo e la presenza degli amici che siedono insieme a noi, e anche la stretta connessione che abbiamo con la Terra e con tutte le specie viventi. Ogni boccone di verdura, ogni goccia d'acqua, ogni pezzetto di pane contiene in sè il sole e la vita dell'intero nostro pianeta. A ogni boccone possiamo assaporare il signifcato e il valore della nostra vita. Possiamo meditare sulle piante e gli animali, sul lavoro degli agricoltori, sulle molte migliaia di bambini che ogni giorno muoiono di denutrizione. Seduti a tavola in silenzio, insieme agli altri, abbiamo anche l'opportunità di riconoscere con chiarezza e in profondità la loro presenza e di comunicare loro, con un sorriso, amicizia e affetto autentici.

La prima volta che mangiamo in silenzio potremo sentirci a disagio ma, una volta abituati, mangiare i pasti in silenzio ci darà molta pace, gioia e visione profonda. Le seguenti gatha, recitate a mente, ci aiuteranno a osservare in profondità tutto ciò che è.

1. Guardando il piatto vuoto
Il mio piatto, che ora è vuoto,
presto si riempirà di cibo prezioso.
Vedo quanto sono fortunato
di avere abbastanza da mangiara
per proseguire nella pratica.


2. Servendo il cibo
In questo cibo
vedo chiaramente l'intero universo
che sostiene la mia esistenza.


3. Sedendo a tavola
Stare seduto qui
è come sedere sotto l'albero della bodhi.
Il mio corpo è presenza mentale,
libero da ogni distrazione.


4. Contemplando il piatto pieno prima di cominciare
Su tutta la Terra
gli esseri lottano per vivere.
Aspiro a praticare profondamente
affinchè tutti abbiano cibo a sufficienza.


5. Contemplando il cibo
Questo cibo, così delizioso e invitante,
contiene anche molta sofferenza.


6. Introduzione alle Cinque Contemplazioni
Il Buddha ci invita a mangiare in consapevolezza,
e a stabilirci nel momento presente,
così da essere consapevoli del cibo che abbiamo davanti
e della comunità intorno a noi.
Mangiamo in un modo che favorisca la pace, la gioia e la fratellanza
per tutta la durata del pasto.
Sorelle e fratelli, al prossimo suono di campana,
siamo invitati a meditare sulle Cinque Contemplazioni.


(CAMPANA)


7. Le Cinque Contemplazioni
(da recitare ad alta voce)
Questo cibo è un dono della terra, del cielo e di tanti esseri viventi, ed è frutto di molto duro lavoro fatto con amore.
Che noi possiamo amangiarlo in consapevolezza e gratitudine, così da essere degni di riceverlo.
Che noi possiamo riconoscere e trasformare le formazioni mentali non salutari, in particolare l'avidità, e imparare a mangiare con moderazione.
Che noi possiamo mantenere viva in noi la compassione, mangiando in modo da ridurre la sofferenza degli esseri viventi, proteggere il Pianeta e invertire il processo di riscaldamento globale.
Accogliamo questo cibo per coltivare la fratellanza, rafforzare il Sangha e nutrire la nostra aspirazione a essere al servizio degli esseri viventi.


8. Iniziando a mangiare
(i versi che seguono possono essere recitati lentamente mentre si masticano i primi quattro bocconi)
Con il primo boccone, pratico l'amore che porta gioia.
Con il secondo boccone, pratico l'amore che allevia la sofferenza.
Con il terzo, pratico la gioia di essere vivo.
Con il quarto, pratico l'amore equanime per tutti gli esseri.


9. Quando il piatto è vuoto
Il piatto è vuoto.
La mia fame è soddisfatta.
Sono determinato a vivere a beneficio di tutti gli esseri.


10. Bevendo il tè
Con la tazza di tè fra le mani,
mantengo salda la consapevolezza.
Mente e corpo
dimorano stabilmente nel qui e ora.


11. Lavando i piatti
Lavare i piatti è come lavare il Buddha bambino.
Il profano è sacro.
La mente quotidiana è la mente del Buddha.


Thich Nhat Hanh e la comunità di Plum Village, Il canto del cuore, pratiche cerimonie discorsi, Associazione Essere Pace

www.zenquieora.org

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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