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Il dovere di essere felici di Omraam Mikhael Aivanhov




Perché è così difficile trovare la felicità? Perché la si attende.
Osservatevi e vedrete: vi aspettate di incontrare il grande amore, vi aspettate di incontrare il successo, vi aspettate la fortuna, la gloria, e non arrivano, e siete scontenti. Alcuni andranno perfino a consultare i chiaroveggenti, gli astrologi che gli diranno: “Ma si, l’amore arriverà, il successo arriverà.. Tra sei mesi o un anno, quando ci sarà il transito di tale pianeta, una certa congiunzione, vedrete tutto cambierà”. Allora ecco che si rassicurano, riprendono la speranza e continuano ad aspettare.
    Eh no, la felicità non è qualche cosa che arriva o non arriva, così, dall’esterno. La felicità è uno stato di coscienza che dipende dalla nostra buona comprensione delle cose. Non bisogna immaginarsi che si sia venuti sulla terra per vivere nella facilità, nei piaceri, nell’abbondanza. Siamo venuti sulla terra per imparare e perfezionarci. Ora, come perfezionarsi se non si hanno ogni giorno dei problemi da risolvere? Ecco, deve essere ben chiaro: la terra è una scuola e, come tutte le scuole, solo chi apprende e progredisce può essere felice. Allora, non vi aspettate che la felicità venga dall’esterno sotto forma di incontri o di condizioni favorevoli. La felicità reale, definitiva, non può che venire da noi, dal nostro modo di considerare le cose.
Fate un esperimento: andate a chiedere alle persone che possiedono i vantaggi materiali che voi tanto desiderate, vi confideranno che non sono poi così tanto felici, o allora se sono contente è perché possiedono già nel loro cuore, nella loro anima degli elementi che permettono loro di apprezzare la loro situazione e che sarebbero altrettanto contente in situazioni che vi sembrino meno desiderabili. D’altra parte quante volte si è constatato che messe in situazioni identiche, persone diverse non reagiscono tutte nello stesso modo.
    Prendiamo un esempio banale della vita quotidiana, un imbottigliamento. Guardate le reazioni degli automobilisti: uno si spazientisce, si mette a suonare il claxon e prende a male parole i vicini; un altro sfoglia il giornale o ascolta la radio; un altro chiacchiera con il suo passeggero, o l’abbraccia se è la sua fidanzata. Infine un altro – ma è evidentemente molto più raro – approfitta di questo momento di sosta per calmarsi, armonizzarsi, rientrare in sé stesso, legarsi al Cielo e inviare il suo amore e la sua luce a tutti gli esseri sulla terra.
    È la stessa cosa nella maggior parte di circostanze della vita. È dunque nella nostra testa che dobbiamo fare ordine. È il nostro pensiero che agisce sui nostri stati di coscienza. Con un buon ragionamento, con una buona filosofia si può diventare padroni della propria felicità; e dove gli altri si irritano, si fanno il sangue marcio e avvelenano la vita delle persone che hanno intorno, voi vi rinforzate, vi arricchite e grazie alle vostre esperienze potete in seguito aiutare le persone che vi sono vicine con i vostri consigli, la vostra attitudine, il vostro irraggiamento, e alle volte con la sola vostra presenza, grazie alla forza, alla luce, alla pace che emanano da voi.
    Allora, che sia ben chiaro, non vi aspettate passivamente che la felicità vi venga dall’esterno. Al contrario sta a voi agire e applicare i metodi che vi permetteranno di trasformare le tristezze in gioie, le sconfitte in successi.

Omraam Mikhael Aivanhov,  "Le devoir d'ètre hereux"  Ed. Prosveta
 

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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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