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Le menti pi brillanti necessitano di solitudine




Lo stare da soli è un'imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative.

Così, esperti di psicologia e sociologia, spiegherebbero perché molti leader finiscano per condurre una vita da single e perché la maggior parte dei più grandi geni della storia abbiano partorito le loro scoperte nel chiuso di una stanza. In perfetta solitudine.
 
E’stato Thomas Mann a scrivere: “La solitudine fa maturare la creatività, l’arte, la poesia“. E basta pensare a quanti scrittori, poeti, filosofi e pittori sono stati grandi solitari, da Giacomo Leopardi a Emily Dickinson, da Reiner Maria Rilke a Friederich Nietzsche, per capire che l’autore di La morte a Venezia ha detto il vero. “Isolarsi offre l’opportunità di potenziare le proprie facoltà mentali, dalla concentrazione all’attenzione, alla capacità di risolvere i problemi e di mettersi alla prova” spiega Maria Miceli, ricercatrice del CNR. “La presenza di altre persone, inevitabilmente, tende a deconcentrarci. In più, ci impone il compito, che svolgiamo in modo spesso inconsapevole, di presentare di noi un’immagine accettabile. Basta pensare a quante volte ci è capitato di dire: “Non guardarmi, che non riesco a fare nulla”.
Ma quanto occorre stare soli per mettere a frutto il tempo per se stessi? Glenn Gould, famoso pianista canadese che visse quasi un’intera vita lontano da tutti tanto da decidere di non dare più concerti ma incidere solo dischi, sembra che un giorno abbia detto: “Non so dire quale sarebbe la giusta proporzione, ma ho sempre avuto una sorta di intuizione, che per ogni ora passata in compagnia di un altro essere umano si ha bisogno di un numero indeterminato di ore da soli”.
 
Senza andare agli estremi, è comunque nel silenzio che si può venire a creare la dimensione magica dell’ascolto del nostro ritmo interiore. Nell’isolamento è più facile ascoltare i propri pensieri ed elaborarli. “La solitudine confina con territori che possono aiutarci a esprimere meglio la nostra identità” spiega Antonio Lo Iacono, psicoterapeuta. “Pensiamo alla nostalgia e alla malinconia, segno di una particolare intelligenza e sensibilità. Entrambe possono produrre effetti stimolanti sulla creatività.
 
Uno dei risultati più sorprendenti è che la solitudine è alla base della creatività, dell’innovazione e della buona leadership. Uno studio del 1994 condotto da Mihaly Csikszentmihalyi (il grande psicologo della felicità) ha rilevato che gli adolescenti che non sopportano la solitudine non sono in grado di sviluppare talento creativo.
 
L’artista, che si ritira e si isola dagli altri, prova queste e altre sensazioni e cerca di comunicarle alle altre persone. Anche tu, se provi a immaginare giornate senza impegni e lancette dell’orologio ferme, quando di solito sei abituata a riempire tutti gli spazi e il tempo che hai a disposizione, potrai sentirti smarrita.
Ma se superi questo primo momento, a poco a poco, la capacità inventiva può mettersi in moto. Vediamo, allora, alcune situazioni che, proprio perché vissute in solitudine, possono aiutarti a esprimere le tue emozioni e a scoprire delle capacità inaspettate.
 
Susan Cain, autrice del libro “Quiet: The Power of Introverts in a World That Can’t Stop Talking” difende la ricchezza creativa che viene dalla solitudine e reclama, per il bene di tutti, la pratica dell’introversione. “Hanno sempre detto che dovrei mostrarmi più aperta, ma ho capito che essere introversi non è una cosa negativa. Così per anni sono andata in bar affollati, come molti introversi fanno, con una perdita di creatività […] Steve Wozniak ha inventato il primo computer Apple bloccato nel suo Hewlett Packard”.
 
 
Fai attività fisica
 
Una lunga passeggiata nei boschi, una corsa nel parco, una nuotata in piscina. Sono attività che puoi fare in piena solitudine. Troppo noioso? “In realtà si tratta di attività che possono rivelarsi davvero utili. Correre da soli, per esempio, è un buon modo per prendere consapevolezza del nostro corpo” spiega Daniela Marafante, psicoterapeuta. “Per sentire le ginocchia che si piegano, le gambe che si muovono e la fatica che aumenta progressivamente. E per scoprire i propri limiti, capire fino a che punto è possibile resistere prima di arrendersi e fermarsi”.
 
Il rapporto fra la volontà di andare avanti e la propria resistenza è utile per comprendere qualcosa di più anche sulle nostre capacità, fisiche e mentali. “Ma ci sono anche altri sport, insospettabili, che ci costringono a concentrarci su noi stessi” continua Anna Salvo. “La scherma, per esempio, è una disciplina estremamente individuale. Insegna molto sulle proprie paure e sulla propria aggressività. Sulla pedana, infatti, è più facile esprimere la propria personalità, senza le inibizioni o le maschere che ci frenano ogni giorno”.
 
Lavora con le mani
 
Se stai affrontando un periodo di solitudine e ti accorgi che tendi a rimuginare troppo su te stessa, approfitta del tempo libero che hai a disposizione per dedicarti a un’attività manuale. In questo modo fai riposare la mente, ti rilassi e, soprattutto, puoi scoprire una vena creativa che non pensavi di avere. “Modellare la creta o lavorare la ceramica sono attività utili a distogliere l’attenzione dalle difficoltà quotidiane” spiega Daniela Marafante, medico e psicoterapeuta. “Si evita, soprattutto, di soffermarsi troppo e in maniera ossessiva sugli stessi pensieri e sugli stessi problemi”. Il motivo? Il lavoro manuale ci porta a stabilire un contatto forte con la terra e con le cose concrete, a guardare in modo più pratico la nostra vita.
 
Sperimenta la pittura
 
Prendersi un momento di pausa e di silenzio, oggi, è quasi impossibile. Il rumore del traffico, lo squillo di mille cellulari, i messaggi pubblicitari e le immagini televisive rendono difficile staccare la spina e fermarsi a pensare. Perché, allora, non sfruttare un periodo di solitudine per creare uno spazio tutto tuo? “La nostra fantasia è affollata di immagini, pensate da altri, viste e riviste in tv e sui giornali. Prendere in mano colori e pennelli e dipingere aiuta a crearsi un mondo a parte” spiega la psicoterapeuta Anna Salvo. “La pittura è un “codice primitivo” che ci aiuta a entrare in contatto con la parte più profonda di noi. Scoprire che preferiamo un colore o una tecnica particolare è un segnale forte, esprime un aspetto della nostra personalità“.
 
“La solitudine è per lo spirito ciò che il cibo è per il corpo.”
Seneca
 
Fonte:dionidream.com
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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