Faredelbene.net



spiritualit ed esoterismo -> Psicoterapia e Spiritualit


Psicoterapia e Spiritualit




Il seguente bellissimo articolo della Dottoressa Clara Curtotti ci parla della nascente tendenza da parte della psicoterapia cognitivo comportamentale di occuparsi finalmente della dimensione “religiosa e spirituale” dell’individuo nuova linea adottata da una parte della psicoterapia cognitivo comportamentale, definita:  ”Acceptance and Commitment Therapy” (ACT) cioè “Psicoterapia basata sull’accettazione e l’impegno”.
La premessa di questo breve articolo nasce da una personale riflessione: sempre più frequentemente avviene, nel contesto della domanda alla psicoterapia, di raccogliere un bisogno esistenziale e spirituale più ampio in senso lato di ciò che lo specifico sintomo o la crisi in cui si è coinvolti,  sembrano portare.

Si chiede aiuto per un attacco di panico o una serie di questi, per una relazione di dipendenza affettiva di difficile soluzione, per un grave disturbo dell’umore o del comportamento legato all’incapacità avvertita di gestire emozioni come la paura, l’odio, la rabbia o la tristezza, oppure per il rimuginio costante legato al ripresentarsi di una idea fissa o più di esse, ma ciò che accade realmente è che la difficoltà critica conduce, quasi per mano, sulla soglia di quella località della geografia interiore in cui altre domande si impongono alla consapevolezza con il loro carico di angoscia inquietante: “Perché io, perché a me, perché ora…..ed infine qual è il senso di tutto questo?”

A mio avviso l’ “Epoca delle passioni tristi”, per dirla alla Benasayag e Schmit, non è mai stata così attuale.

Tali autori infatti hanno avuto il merito di sottolineare con efficacia, sulla base delle loro osservazioni cliniche effettuate in Francia, tale dato: le persone oggi portano un bisogno legato a sofferenze che non hanno una vera e propria origine psicologica, o meglio non solo, ma riflettono la tristezza diffusa che caratterizza la nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento permanente di insicurezza e di precarietà.

A loro avviso, tutto ciò è incominciato con la morte di Dio e francamente, mi sento molto vicina a questa lettura.

Questo non solo per le mie personalissime convinzioni o dei miei altrettanto discutibili riferimenti valoriali, ma anche come risultato del confronto costante con chi come me svolge la stessa attività professionale.
Mi sembra infatti doveroso prendere atto di quanto interesse ci sia e quanto desiderio per una vera dimensione spirituale nel percorso esistenziale delle persone impegnate in un percorso di cura.

Tale interesse, poi, è formulato in maniera sempre più esplicita e cosciente.

D’altra parte lo stesso Jung aveva affermato: «Sono stato contattato da clienti provenienti da tutte le parti del mondo e, senza eccezione, non ne ho trovato uno che non avesse un problema fondato sul suo atteggiamento personale nei confronti della religione, del rapporto con il trascendente e con la dimensione del trascendente. Tutti si ammalano per aver perso questo collegamento che in passato era assicurato dalla vita delle diverse religioni».

Si può senza dubbio discutere sul significato che ognuno attribuisce al termine “spiritualità”, ma il fatto indubitabile è che anche gli ambiti della psicoterapia si stanno sempre più rendendo conto dell’importanza di questa dimensione, forse troppo presto messa da parte in nome della scientificità dell’uomo moderno.

Scientificità che per molti ha oramai dimostrato la sua indiscutibile infondatezza.

Basta poi guardare quanto sia fiorente, non solo negli States ma in tutto il mondo, il mercato psicoterapeutico dell’editoria new-age e cogliere il bisogno di spiritualità che si tocca quasi con mano in ogni contesto delle umane attività.

Sullo sfondo di tale scenario dunque, a mio avviso, va contestualizzato l’affermarsi dellla , che viene collocata all’interno di quella che è indicata come la terza generazione (“third wave“) della terapia cognitiva e comportamentale.

Infatti se la prima fase della psicoterapia, in quest’ambito degli approcci teorico-clinici, fu caratterizzata dal comportamentismo e la seconda dal cognitivismo, la terza fase è un movimento che s’incardina su interventi che includono, in maniera differente, l’utilizzo dell’accettazione incondizionata, della meditazione, della relazione, dei valori e infine della spiritualità.

Più che focalizzarsi sulla riduzione dei sintomi, la finalità primaria della ACT consiste nell’aiutare i clienti ad accettare i propri pensieri ed emozioni e vivere in maniera coerente con i propri valori. Così, ad esempio, quelli che sono chiamati i sintomi dell’ansia non sono considerati come elementi problematici. La fonte principale della sofferenza è infatti il tentativo caparbio di controllare e gestire i sintomi.

Dunque si deve riconoscere come la filosofia soggiacente alla ACT, e in generale alle pratiche legate alla meditazione, mostri una modalità di considerare il dolore e il disagio opposta alla visione tradizionale occidentale, legata al controllo e alla riduzione dei sintomi.

In tale prospettiva, l’ACT è talora indicata più come una visione del mondo, una filosofia, una weltanschaung , che come una serie di tecniche terapeutiche.

In conclusione, la spiritualità rientra oggi, a giusta ragione, nello scenario della pratica clinica, anche cognitivista, e va intesa non solo come recupero di quella legittima esigenza dell’uomo di riconnettersi a se stesso, ma anche come bisogno ineludibile di ricollocare il dolore, la morte e Dio in quell’ orizzonte umano di senso credibile per tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, giungono nella stanza di uno psicoterapeuta.

Autore: 1 1



Ti piace il nostro sito ?

Ricevi gratuitamente gli articoli più belli via mail. Ci impegneremo ogni giorno per farvi conoscere notizie interessanti!

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!


MisterDomain.EU

Articoli Recenti

PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





Categorie

lingua italiana
lingua italiana
scienza
scienza
artisti
artisti
arte
arte
diete
diete
fisica quantistica
fisica quantistica
psicologia
psicologia
amore e dintorni
amore e dintorni
pedagogia
pedagogia
popoli e culture
popoli e culture
storia
storia
mamme
mamme
numerologia
numerologia
astrologia
astrologia
significato dei colori
significato dei colori


design & developed by impulsiva.net
All Right is Reserved © faredelbene.net - Condizioni Privacy - Obiettivi
 
 

Non mostrare piú / Sono gia iscritto

Ti piace il nostro sito ?

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!