Faredelbene.net



spiritualit ed esoterismo -> Vedere cuori ovunque ha un significato


Vedere cuori ovunque ha un significato




Vedere cuori è bellissimo ed è indice di prossima apertura del cuore.
Aspetta e vedrai che meraviglia quando tutto si unisce nell'Uno.

Simbologia del cuore

Il cuore è stato a lungo utilizzato come un simbolo riferito alla spiritualità, emotività, moralità, insita nell'essere umano. Un tempo si riteneva il cuore sede della mente umana e le rappresentazioni stilizzate di cuori sono molto diffusi in simboli che rappresentano l'amore.


Nel folklore europeo il cuore viene tradizionalmente disegnato in una forma stilizzata, in genere di colore rosso, che indica sia sangue sia, in molte culture, la passione. La forma è solo vagamente simile al cuore umano, tanto che alcune persone sostengono che in realtà rappresenti il cuore di una mucca, mentre secondo altri è la rappresentazione di un monte di Venere di una vulva (come nel simbolo tantrico del "Yoni"). Altre fonti hanno suggerito che il simbolo si riferisca a dei seni femminili, o delle natiche di una donna piegata in avanti.


Alcuni storici ritengono che questo simbolo derivi dalla forma del geroglifico egizio utilizzato per indicare il concetto del cuore (ỉb): a sua volta, questo carattere potrebbe derivare dal seme di silfio, una pianta con virtù anticoncezionali estinta. Questa relazione potrebbe essere giustificata dal significato sessuale del simbolo egizio, combinato con l'ampio uso del silfio nell'antico Egitto per il controllo delle nascite.

Due libellule durante l'accoppiamento:
i loro corpi sono disposti a forma di cuore

La simbologia del cuore e la leggenda del Graal

di Vito Foschi


Per gli antichi egizi il cuore era la sede dell’anima; alla morte il cuore veniva pesato dal dio Anubi e da questa pesa veniva decisa la sorte dell’anima del defunto.
Il testo da cui inizia la leggenda del Graal è il "Perceval", di Chrétien de Troyes. In tale racconto, il Graal non ha ancora una forma definita. Viene descritto come preziosissimo, fatto in oro e tempestato di pietre preziose. Non si accenna alla sua forma, si intuisce che è un contenitore perché: "il giovane non domanda a chi lo si serva" e poco dopo: "ma non sa a chi lo si serva".

Il geroglifico egizio che indica il cuore è costituito da un piccolo vaso.

Il Graal viene portato in processione e viene preceduto da altri oggetti simbolici, tra cui la lancia sanguinante.

Già in questo primo racconto si fa accenno al sangue. In un passo successivo Perceval incontra lo zio Eremita che gli spiega il significato del Graal. Il Graal serve l’ostia, unico nutrimento da dodici anni, al padre del Re Pescatore. Da questo riferimento eucaristico è quasi immediato pensare al Graal come ad un calice.

Dopo pochi anni dalla diffusione dell’opera di Chrétien, Robert de Boron con il suo "Giuseppe d’Arimatea" spiega l’origine del Graal identificandolo con il calice dell’Ultima Cena che poi serve a Giuseppe d’Arimatea per raccogliere il sangue sgorgato dalle ferite di Cristo in croce.

Questa versione del calice contenente sangue fa tornare in mente il geroglifico egizio del cuore, ed è facile identificare il Graal al cuore.

Il calice di Cristo contiene il sangue di Cristo in due modi diversi: nel corso dell’Ultima Cena, quando il vino è il Suo sangue e successivamente quando è raccolto dal Suo corpo sulla croce.

Ricordiamo anche il simbolo del Cristo come un pellicano che si strappa il cuore per nutrire o ridare vita ai figli. Il collegamento col simbolo cristiano del Sacro Cuore di Gesù è evidente.


Citiamo un passo di un articolo in cui si discute sul significato simbolico del cuore: "Il simbolo del cuore indica il centro dell’essere, il luogo in cui si svelano i significati profondi, al di là delle connessioni stabilite dalla razionalità."

E ancora un passo di un librino dedicato al Sacro Cuore di Gesù, che mette in evidenza come anche nella tradizione cattolica il cuore è associato al centro dell’essere:

"È il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo o conoscerlo. È il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. È il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. È il luogo dell’incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell’Alleanza".

E ribadisce al n. 368: "La tradizione spirituale della Chiesa insiste anche sul cuore, nel senso biblico di ‘profondità dell’essere’, dove la persona si decide o no per Dio."

Dio parla al cuore dell’uomo, il centro dell’essere, non al suo orecchio, non alla sua mente.

Si legga il seguente passo della Bibbia: "Anzi, questa (sua) parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore" (Dt 30,14).

Si noti lo stesso significato nella seguente citazione: "Il termine arabo per indicare il cuore è 'Qalb', che indica l’atto di ricevere ‘da bocca ad orecchio’ (da cui Qabbalah), e significa un’intuizione intellettuale, che è prima di tutto un ascoltare."

Un’altra assonanza tra cuore e coppa si ritrova nella tradizione islamica quando paragona il cuore dell’arif (il saggio, l’iniziato) ad una coppa contenente potenza e sapienza.

 

Il simbolo del cuore ha quindi un profondo significato spirituale. Rappresenta il centro dell’essere, la sua anima ed il luogo dell’"incontro" e dell’"Alleanza".

In questa accezione la cerca del Graal è una ricerca eminentemente spirituale e i luoghi che attraversa il cavaliere non sono luoghi fisici, ma luoghi dell’anima.

Alcuni episodi delle avventure dei cavalieri partiti alla ricerca del Graal, sono palesemente delle prove dello spirito perché si trovano ad affrontare demoni o sortilegi approntati dal Demonio. Il pericolo di perdersi prima del raggiungimento della meta, è il pericolo di perdere la via che porta a Dio. Non a caso gli eroi si muovono senza un’apparente via da seguire come se fossero in un labirinto, quei labirinti che ricoprono il pavimento di alcune cattedrali medievali che stanno lì a simboleggiare il percorso dell’anima deve affrontare per raggiungere la grazia di Dio.

Inoltre il simbolo del cuore è equivalente a quello del sole. Il primo, centro dell’essere ed il secondo, centro del cielo. Tutti e due simboli positivi della vita.

Il sole ha un ulteriore aspetto: è il simbolo della regalità. Il re come centro del regno da cui dipende tutto. I suoi raggi arrivano ovunque a portare la sua presenza. È naturale pensare a Luigi XIV, detto Re Sole, ed al suo motto: "Io sono lo Stato".

Nel "Perlesvaus", romanzo anonimo ma di area cistercense, Parsifal recupera il Graal diventando Re del Graal e divenendone custode. I due significati si sommano: il cuore puro permette la conquista del centro.


Note:

1. "...Thoth aveva la testa di un ibis perché l’uccello, quando piegava l’ala, assumeva la forma di un cuore, la sede della vita e della vera intelligenza." Peter Tompkins - "La magia degli obelischi" - Marco Tropea Editore 2001.

2. La stessa funzione nella tradizione ebraica è attribuita all’angelo Mikael, divenuto il nostro S. Michele arcangelo. Un suo attributo è proprio la bilancia; anche nell’iconografia cristiana del Giudizio Universale è raffigurato con spada e bilancia, attributi della giustizia.

3. J. L. Borges e M. Guerriero - "Manuale di zoologia fantastica" - Einaudi 1998.

4. G.C. - "Il simbolo del cuore", da Massoneria Oggi - n. 2 - luglio 1994 - Soc. Erasmo Roma; reperibile nel sito di Esoteria.org

5. Ibidem.

Vedere cuori ovunque,cosa può significare?


Nelle varie ricerche che un essere umano è portato a compiere nella vita per la riscoperta del suo sè e per la ricongiunzione del suo essere all'amore universale,spesso non riesce a soddisfare le sue curiosità o non riesce a comprendere il significato delle risposte che "casualmente" gli vengono poste davanti.
Questa della manifestazione di cuori che prendono forma ovunque,in qualsiasi oggetto o circostanza sta iniziando a far domandare molte persone.Sono molte le persone in tutto il mondo,che hanno iniziato a far caso a questo "evento" ripetitivo e non più casuale nella loro vita. L'amore è ovunque?la risposta è: SI!

Queste manifestazioni avvengono spesso quando una persona sta attraversando un periodo difficile della sua vita,cerca risposte profonde dentro se stesso,ha intrapreso un percorso evolutivo interiore o ha perso una persona cara. In molti casi,sono i bambini ha vedere questi cuori materializzarsi davanti a loro,non a caso poi anche i membri più sensibili della famiglia iniziano a visualizzarli in ogni dove.
Come le visualizzazioni dei numeri doppi che riempiono la vita di molte persone donando risposte e conforto,cosi questa dei cuori ha uno scopo ben preciso.

Il cuore è il simbolo per eccellenza dell'amore,come abbiamo visto poco sopra,il suo significato è legato all'amore Cristico,al risveglio della coscienza che giace in noi e che vuol esser riscoperta grazie alla potenza suprema dell'amore incondizionato.

Quando iniziamo a vedere ripetutamente il simbolo del cuore,vuol dire che siete circondati dall'amore universale e che gli Angeli desiderano mettersi in contatto con voi. Sono li ripetutamente nelle loro manifestazioni di amore per voi,per aiutarvi,per farvi capire che non siete mai soli. Vogliono offrirvi il loro sostegno,è il loro modo di comunicare con voi.


Gli angeli sono splendidi esseri di luce, nostri compagni di sempre.

Etimologicamente la parola "angelo" deriva dal greco "angelos" che vuol dire "messaggero".
Essi sono i messaggeri di Dio,in quanto Amore supremo e il loro Cielo è sulla Terra perchè è qui che ciascuno di essi compie il lavoro che Dio loro affida.

Ognuno di noi è abituato a vivere in un mondo materiale ed è facile dimenticare quello spirituale che ci vive attorno.Non riusciamo e "vedere", a "sentire" ma Loro esistono.
Gli Angeli non ci abbandonano mai,sta a noi riattivare i canali di comunicazione sepolti dal fragore della nostra quotidianità, pervasa dalla brama e dai desideri inutili.


Ecco perché molto spesso,questo evento della visualizzazioni di cuori ovunque,viene percepita dai bambini,loro hanno un animo puro,non hanno ancora inseriti in loro i meccanismi sociali e culturali del sistema che tende a dirigere le nostre menti e il nostro essere per poter governare in tutta tranquillità e gli Angeli riescono a comunicare facilmente con loro,per poter offrire il loro amore attraverso di essi.

Quando vedete questi cuori,siate felici e consapevoli che il percorso che state facendo è quello giusto per voi. Vedere cuori ovunque non è un caso,è una conferma.
Ringraziate il cosmo,l'amore universale che è in voi e fuori di voi e un'altro tassello di consapevolezza vi si svelerà. Abbiate fiducia in voi e affidatevi in quella sensazione di felicità e benessere che provate quando li vedete,la vostra anima sa ,non cercate risposte fuori di voi e la risposta che cercavate vi si manifesterà,in questo caso,anche con un cuore.La sensazione che provate quando notate questi cuori è la risposta della vostra anima,un aiuto del cosmo,degli Angeli.

Essi sono i nostri amici, i nostri protettori, coloro che ci aiutano nella battaglia contro il "male". Gli Angeli sono puri spiriti, intelligentissimi, con ognuno una personalità ben distinta.Si può dire che l'angelo è l'Io nel suo più pieno significato, la completa coscienza di sè; più reale, di ogni realtà materiale, esso è concentrazione, nucleo, vetta suprema.

Sono creature delicate e sottili, dotate della stessa potenza degli Arcangeli. Sono pura essenza d'amore, invulnerabili, incorruttibili e privi del decadimento che caratterizza l'uomo.

Vivono in un'altra dimensione e sono dotati di libero arbitrio. Comunicano con noi attraverso il linguaggio dei simboli, dei sogni, delle emozioni e , se previsto dal nostro Karma, si rivelano con manifestazioni eclatanti.

La mentalità moderna sembra incontrare una notevole difficoltà ad ammettere l'esistenza e la missione degli Angeli. In genere è portata a vedere in essi la creazione di una mentalità religiosa piuttosto primitiva, che sentì il bisogno di introdurre questa credenza per un senso esagerato della trascendenza divina e per un bisogno di protezione di fronte a forze oscure (naturali, demoniache) da cui l'uomo si sentiva minacciato.

Questa concezione mitica del mondo Angelico sembra esercitare un certo influsso anche sui credenti, e ciò in due direzioni opposte. Talora essa alimenta una credenza eccessiva negli spiriti celesti (specie per quello che riguarda i demoni), che tende a forme superstiziose o morbose. Altre volte invece la mentalità moderna blocca ogni forma di credenza e, conseguentemente, di devozione. Nel rapporto con Dio gli Angeli finiscono quindi con l'apparire del tutto superflui, se non addirittura di ostacolo.


Gli Angeli, sono messaggeri di un potere superiore. Anche se, fino a questo momento, non tutti sono stati consapevoli della loro esistenza, del loro influsso benefico determinante sulla nostra vita, essi hanno sempre cercato di aiutarci a trovare le soluzioni migliori ai vari problemi che abbiamo incontrato. Gli Angeli non possono forzare la nostra volontà, possono soltanto suggerirci i comportamenti da seguire,poi sta a noi captare questi messaggi e agire col cuore.

Gli Angeli, quando prendiamo coscienza della loro presenza, pur lasciandoci liberi di agire, intervengono nella nostra vita pratica quotidiana in modo evidente e reale. Taluni, attraverso l'orazione e la meditazione, sono persino giunti a udire le loro voci o vederli sotto forma di globi di cristallo che emanano un'intensa Luce Dorata, arricchita dalla sfumatura di colore caratteristica di ognuno di Essi,altri con la presenza di simboli.

Fonte ragazzaindaco.blogspot.it

 


 

Autore: 1406 1406



Ti piace il nostro sito ?

Ricevi gratuitamente gli articoli più belli via mail. Ci impegneremo ogni giorno per farvi conoscere notizie interessanti!

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!


MisterDomain.EU

Articoli Recenti

PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Differenti visioni sulla vita e la morte secondo le religioni

COM'E' NATO IL MONDO?

Per le tre grandi religioni monoteistiche (Ebraismo, Cristianesimo, e Islam), Dio (che è infinito) ha creato l'universo (che è finito).
Il racconto biblico del Genesi (il primo libro della Bibbia) narra di come Dio diede origine al mondo in sei giorni, creando cielo e terra e separando la luce dalle tenebre (primo giorno), dividendo il cielo dal mare (secondo giorno), separando la terra - sulla quale fece crescere le specie vegetali - dalle acque (terzo giorno), creando il sole, la luna e le stelle (quarto giorno), dando vita a tutti gli uccelli e ai pesci (quinto giorno) e, il sesto giorno, facendo gli animali terrestri e gli esseri umani, questi ultimi creati a propria immagine e somiglianza affinché dominassero sulle altre sue creature.


Per l' Induismo l'universo è eterno e il cosmo non è stato creato, né sparirà, ma attraversa fasi cicliche in cui esso si fa e si disfa. Dopo un periodo di espansione progressiva, che dura milioni di anni, l'universo (o l'Essere) si contrae per altri milioni di anni, fino a tornare a un Non-Essere che non è propriamente un Nulla, ma è Caos (o assenza di organizzazione). Dopodiché, da questo Non-Essere, che è un residuo di Essere virtuale o potenziale, si passa a un'altra fase di espansione, e dunque a un'altra fase ciclica dell'universo. È in questa concezione di universo infinito che vanno inquadrati i racconti vedici circa le origini del mondo. Nei Rigveda (X, 129), la domanda sulle origini dà luogo a una riflessione filosofica molto perplessa sul mistero della connessione tra l'essere e il non-essere.


In un altro inno vedico (Rigveda, X, 90) si narra di come il Purusa, un gigante dalle mille teste, dai mille occhi e dai mille piedi, fu sacrificato come offerta, e di come dalle sue parti ebbero origine tutte le cose.


Il motivo della creazione come smembramento di un essere enorme si ritrova anche in un racconto tradizionale cinese, secondo il quale tutto ha origine dal gigante Pangu, il primo essere vivente, che alla nascita si frappose come un pilastro tra il cielo e la terra per evitare che essi si riunissero. Alla sua morte, le diverse parti del suo corpo diedero origine ai fenomeni naturali e a tutte le forme di vita: il vento e le nuvole nacquero dal suo respiro, il tuono e i lampi dalla sua voce, il sole dal suo occhio sinistro, la luna dall'occhio destro, i punti cardinali e le montagne dagli arti e dal tronco, i fiumi dal suo sangue, le strade dalle sue vene, la terra dalla sua carne, le stelle dai capelli, i metalli e le pietre dalle ossa e dai denti, la rugiada dal suo sudore e gli esseri umani dai parassiti sul suo corpo.


L'azione creatrice può assumere diverse forme: talvolta essa è concepita come il gesto di modellare una sostanza primordiale. Così, gli indiani yakima raccontano di come il Grande Capo Lassù abbia creato le montagne con manciate di fango, e con lo stesso materiale abbia plasmato i primi esseri umani.


Per lo Shintoismo l'origine del mondo (che coincide con l'origine del Giappone) si ebbe quando il dio Izanagi, con la sorella Izanami, mescolò con una lancia la massa informe della terra fino a farla coagulare: dalle gocce che si formarono sulla punta della lancia nacquero le principali isole giapponesi. Poi Izanagi e Izanami crearono le isole minori e le divinità della natura. Infine, Izanagi salì in cielo - affidando il dominio del cielo alla dea del sole Amaterasu, il dominio della notte al dio della luna Tsukiyomi e il dominio del mare al dio della tempesta Susanoo - mentre Izanami scese agli inferi.

In altre tradizioni, l'atto della Creazione coincide con l'azione di dare un nome alle cose, chiamandole all'esistenza.
Questo motivo si ritrova presso le Religioni tradizionali australiane, secondo le quali all'inizio tutte le forme di vita (gli "Antenati") giacevano nel sonno sotto la superficie terrestre, nascosti nelle loro buche di fango. Un giorno il sole uscì dalla sua buca e, riscaldando la terra, svegliò gli Antenati, i quali emersero dalle buche e cominciarono a camminare, cantando. Con le loro canzoni gli Antenati chiamarono tutte le cose alla vita, lasciando dietro di sé scie di musica che avvolsero il mondo in una rete di canto.


Secondo filosofi antichi, come Platone, l'universo non è stato creato direttamente dalla divinità ma da un suo servo, il Demiurgo. Questa idea ha poi dato origine, durante i primi secoli del Cristianesimo, a spiegazioni (ritenute eretiche dalla Chiesa) come per esempio quella dei Neoplatonici e degli Gnostici: Dio è qualcosa di inaccessibile e inconoscibile, ma si è "emanato", e cioè si è trasformato via via negli stati inferiori dell'universo, da alcuni esseri spirituali come gli Angeli e altre divinità minori sino alla materia. Una di queste emanazioni intermedie è il Demiurgo, che ha costruito il mondo, ma lo ha costruito male. Questo spiegherebbe la presenza del male nel mondo. Il compito dell'uomo giusto è allora quello liberarsi dalla tirannia della materia (che in sè è cattiva) e ritornare all'assoluta purezza di Dio.

Ma non tutte le religioni hanno una cosmogonia. A volte la domanda degli inizi viene lasciata volutamente aperta: secondo il Buddhismo, l'origine dell'universo (se esso sia finito o infinito) è una questione destinata a rimanere senza risposta. Così come un uomo ferito da una freccia inizialmente non ha bisogno di sapere chi l'ha tirata e com'è fatta l'arma che lo ha ferito, ma piuttosto di essere medicato e liberato dal dolore, così gli esseri umani hanno bisogno di una via che li liberi dalla sofferenza, e non di risposte a quesiti insolubili.

COSA SUCCEDE DOPO LA MORTE?

• L'aldilà: inferno e paradiso
Secondo le tre religioni monoteiste, al momento della morte l'anima della persona abbandona definitivamente il corpo e, con esso, la vita terrena, per ricongiungersi a Dio. Le concezioni dell'aldilà variano da una religione all'altra, e si modificano anche all'interno della medesima tradizione religiosa.


Il Pentateuco (l'insieme dei primi cinque libri della Bibbia) non precisa cosa succede alle persone dopo la morte, ma fa menzione di una resurrezione collettiva dopo il Giudizio. Solo in alcuni testi successivi viene elaborata la nozione dell'inferno. Così, per l' Ebraismo antico, l'anima del defunto raggiunge tutte le altre anime che riposano nel regno delle tenebre (o sheol). L'idea che la sorte ultraterrena degli individui si possa differenziare in base alla condotta che essi hanno tenuto in vita si afferma più tardi, quando - nel I secolo e.v. - alcune scuole di pensiero cominciano a sostenere che, dopo un soggiorno comune nello sheol, le anime dei giusti vengano condotte nei giardini dell'Eden, mentre quelle dei malvagi vadano all'inferno. Certe scuole ritengono che le pene dei dannati siano temporanee e purificatrici e che, una volta scontate, l'anima venga ammessa in paradiso. Vi sono tuttavia dei peccati la cui gravità condanna l'anima del colpevole alla dannazione eterna - almeno fino all'epoca del Giudizio finale.


Secondo il Cristianesimo i buoni vanno in paradiso, dove godono di uno stato di eterna beatitudine, mentre i malvagi vanno all'inferno, dove sono sottoposti a supplizi indicibili. I cattolici nel medioevo aggiungono un luogo intermedio, il purgatorio, dove i peccatori che si sono pentiti in vita subiscono dei castighi per espiare le proprie colpe e entrare in paradiso. I protestanti e gli ortodossi rifiutano il purgatorio.


L' Islam afferma che coloro che non credono in un unico Dio sono destinati a bruciare all'inferno. Quando una persona muore, la sua anima viene interrogata da due angeli, che le chiedono di recitare la professione di fede (shahada): se non è in grado di farlo, viene dannata. Nel giorno del Giudizio (l'ultimo giorno), gli esseri umani saranno giudicati da Dio: i meritevoli avranno la grazia di contemplare il volto di Dio.

• Il ciclo delle rinascite
Molte religioni ritengono che l'anima debba passare attraverso una lunga catena di reincarnazioni prima di raggiungere la liberazione, ovvero la cessazione del ciclo delle rinascite. La credenza nella trasmigrazione delle anime caratterizza le religioni di ceppo induista.


Gli induisti e i giainisti credono che alla morte ogni creatura si reincarni in un altro corpo, vegetale, animale, o umano. Lo scorrere delle esistenze è visto come un dramma dal quale si desidera liberarsi. La liberazione - o moksha - consiste nella scoperta dell'illusorietà della propria identità individuale (atman), per ricongiungersi con il brahman, che è l'Uno indivisibile.
Secondo i buddhisti, per 49 giorni dopo la morte l'individuo va errando tra il mondo dei morti e quello dei vivi; dopodiché il meccanismo del karma decide in quale corpo si reincarnerà. Come per gli induisti, l'obiettivo ultimo dei buddhisti è di porre fine al ciclo ininterrotto delle rinascite per raggiungere l'estinzione delle sofferenze, o nirvana.
Anche i sikh credono nella reincarnazione, tranne che per loro la liberazione non consiste nell'annullamento di sé, bensì nella ricongiunzione dell'anima con Dio.

• Gli antenati
In alcuni sistemi religiosi, la morte è vista come il passaggio dell'individuo allo stato di antenato. Gli antenati si inseriscono nella vita dei propri discendenti comunicando direttamente con loro, proteggendoli (o, in certi casi, ostacolandoli), approvando o disapprovando le loro azioni, e intervenendo quando la famiglia li invoca con riti propiziatori.


Per le religioni tradizionali cinesi non vi è una separazione netta tra il mondo dei vivi e quello dei morti: i morti non abbandonano il mondo dei vivi, ma diventano antenati e, come tali, continuano a partecipare della vita quotidiana della propria famiglia d'origine, proteggendo e guidando i discendenti. Nella società cinese tradizionale, ogni casa ha una nicchia nella quale vengono conservate le tavolette con su iscritti i nomi e le principali azioni compiute dagli antenati. Le decisioni importanti (ad esempio, la scelta di una sposa) vengono sottoposte agli antenati, e il dovere principale dei vivi è di assicurare la continuità della progenie per mantenere viva la memoria degli avi. Cinque generazioni di antenati vengono accolte in casa: quando muore un capofamiglia, la tavoletta dell'avo più antico viene bruciata per essere sostituita con quella del nuovo antenato. Ma l'energia del vecchio progenitore non viene dispersa: quando nascerà un nuovo bambino in casa, porterà il suo nome.


Secondo le religioni tradizionali africane, i morti non si ritirano in una sfera ultraterrena, ma continuano a intervenire nella vita dei discendenti sotto forma di "spiriti protettori". Non tutti i defunti, però, accedono al ruolo di antenati: ne sono esclusi i bambini, i "matti", gli "anormali", e coloro che con le loro azioni hanno arrecato danno alla comunità. In molte società africane, inoltre, spesso non diventano antenati coloro che sono deceduti di morte violenta, circostanza sospetta di stregoneria. Essi rimangono degli spiriti erranti, spesso pericolosi per la comunità.
Gli antenati sono dotati di personalità distinte: possono essere benevoli o astiosi, miti o irascibili, e così via. Gli anziani sono in diretto contatto con gli spiriti degli avi che, tramite essi, comunicano i propri consigli e divieti alla comunità. Se il volere degli antenati viene trasgredito, o se ci si dimentica di onorarli, essi si adirano e manifestano la propria collera provocando disgrazie (malattie, siccità, ecc.).
La nascita di un bambino può essere l'occasione per onorare un antenato. I genitori possono infatti decidere spontaneamente di assegnare al nuovo nato il nome di un avo a loro particolarmente caro. Altre volte è l'antenato stesso che può manifestare ai genitori il desiderio che il bambino venga chiamato con il suo nome. L'attribuzione del nome è molto importante in Africa, perché determina l'identità di un individuo. Assieme al nome dell'antenato, si pensa infatti che il bambino ne acquisisca i tratti della personalità.
Gli antenati sono i guardiani delle tradizioni della comunità e continuano ad occupare il loro posto in seno al gruppo di appartenenza, esercitando la loro autorità sui discendenti. La comunità li onora medianti numerosi rituali destinati a mantenere in vita la relazione con il mondo spirituale.

• Il nulla
Coloro che non credono nell'esistenza di un Dio trascendente negano che vi sia un'anima che sopravvive al corpo e ritengono pertanto che, dopo la morte, non vi sia nulla. Il che non impedisce ai viventi di coltivare la memoria dei defunti in modo che almeno il loro ricordo possa perdurare oltre la morte. Nell'antica Grecia, Epicuro osservava che: "Finché io ci sono, la morte non c'è, e quando la morte c'è, io non ci sono più". Quindi non dovremmo avere paura della morte.

Leggi anche Sognare di morire o la morte

PERCHE' SI SOFFRE?
Gli esseri umani scoprono molto presto che vivere è, anche, soffrire. Per tutte le religioni, il problema fondamentale non è come evitare la sofferenza, ma come renderla sopportabile. Uno dei modi per fare i conti con la morte, con la malattia, con il dolore fisico, con la perdita di ciò che è caro, e con la mancanza di ciò che è fortemente desiderato, è di trovare una spiegazione che giustifichi la sofferenza.


Secondo la religione ebraica, ad esempio, il male del mondo è prodotto dall'uomo e dipende dalla sua mancanza di fiducia nei confronti di Dio, ovvero dalla rottura dei suoi rapporti con Lui: la salvezza dipende dalla capacità dell'uomo di ristabilire l'Alleanza con Dio, obbedendo alle Leggi divine. Questa spiegazione, tuttavia, non chiarisce del tutto il motivo per cui tante persone innocenti debbano affrontare grandi dolori, mentre vi sono uomini e donne che, pur essendo egoisti o disonesti, conducono un'esistenza relativamente tranquilla. Per rispondere alla questione della sofferenza dei giusti la tradizione talmudica ha elaborato varie risposte possibili (forse il giusto non è completamente giusto: ma come giustificare la sofferenza dei bambini? Forse il giusto sconta i peccati dei suoi avi; forse la sua sofferenza terrena verrà premiata nell'aldilà). Nessuna interpretazione appare interamente adeguata, per cui l'Ebraismo - sulla scorta del Libro di Giobbe - accetta di non comprendere il senso del male e della sofferenza degli innocenti, rimettendosi alla saggezza e al volere di Dio.


La risposta dell' Induismo, invece, è che il dolore che si prova nel corso della vita attuale è dovuto alle azioni che si sono compiute nell'esistenza precedente (è questo il senso del principio del karma). Una simile spiegazione rende meno intollerabile l'idea che il male si possa abbattere anche su creature innocenti.


Il Buddhismo situa la sofferenza (dukkha) nella nostra stessa condizione di esseri umani (desideriamo ciò che non abbiamo e rimpiangiamo ciò che abbiamo avuto): l'origine di questa sofferenza è in noi e nella nostra incapacità di abbandonare ciò che è transitorio per consolidare ciò che è permanente, ed è di lì che va strappata.


La filosofia taoista, fondata sulla complementarità dei contrari (yin e yang), vede la sofferenza come l'altro aspetto, opposto ma necessario, del benessere: così come non c'è luce senza tenebre, il bene non avrebbe senso se non ci fosse anche il male.

• La religiosità laica
vi sono persone che o non credono in alcuna religione o pensano che sia impossibile decidere se le varie religioni dicono la verità (atei e agnostici). Anche costoro tuttavia si interrogano su che cosa sia il bene e che cosa sia il male, e come si possa affrontare la morte (dopo la quale, ritengono, non vi è alcuna forma di continuazione della vita). Molti tra costoro pensano che, se non c'è un Dio che ci abbia insegnato cosa siano bene o male e che ci possa consolare in un'altra vita per i dolori che abbiamo subito in questa, a maggior ragione bisogna trovare delle ragioni per cui gli uomini possano vivere senza danneggiarsi a vicenda, e si possano giustificare sentimenti come l'amore e il rispetto per gli altri. Costoro elaborano quindi quella che si chiama una morale laica.

Fonte parodos.it





Categorie

fisica quantistica
fisica quantistica
sesso
sesso
beneficenza
beneficenza
mamme
mamme
musica
musica
miti e leggende
miti e leggende
significato sogni
significato sogni
cucina
cucina
stile & bon ton
stile & bon ton
letteratura
letteratura
arte
arte
storia
storia
artisti
artisti
salute
salute
itinerari
itinerari


design & developed by impulsiva.net
All Right is Reserved © faredelbene.net - Condizioni Privacy - Obiettivi
 
 

Non mostrare piú / Sono gia iscritto

Ti piace il nostro sito ?

Indirizzo E-mail

Voglio ricevere la mail*

Ogni Giorno

Ogni Settimana

Ogni Mese

Interesse specifico?

Acconsento al trattamento dati *
Acconsento invio pubblicità*

* = campo richiesto!