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Calderone




Significato del Calderone Celtico

Il calderone era un oggetto molto importante nella tradizione celtica, sia nella vita quotidiana che nel mito celtico, serviva infatti da fulcro dinamico della vita casalinga contenendo il cibo simboleggiando quindi la necessità che il mangiare non finisse, per avere una vita prospera. il calderono era usato nella maggiorparte delle case dei celti, così come anche di altre culture, sia per cucinare, che per lavare o per portare l'acqua (una volta si usavano altri modi di dire "igenico"...) ed era posseduto dalla maggior parte delle famiglie. Il calderone era usato anche per le divinazioni tramite l'uso di acqua e per i riti sacrificali dove esso doveva servire a raccogliere il sangue dell'animale ucciso ritualmente. il calderono, così come la coppa e tutti gli oggetti atti a contenere liquidi e simili, ha una valenza specificatamente legata all'elemento acqua, spesso questo oggetto veniva offerto in sacrificio gettandolo nei laghi per propiziarsi un nuovo inizio, ne sono stati trovati di meravigliosi sui fondali di laghi del nord. L'oceano stesso era considerato un grande calderone.

Il grande calderone dell'Otherworld

Nell'Otherworld celtico era situato un grande calderone che ispirò molti poeti e artisti celtici, che possedeva una grandezza pari alla statura che l'uomo deceduto aveva raggiunto in vita e che era stato nutrito (il calderone) dalle azioni che in vita aveva posto in essere, tutte queste cose donavano il flusso continuo o il rinsecchimento del calderone nell'aldilà, quando veniva posto a confronto con l'anima della persona trapassata, una sorta di giudizio personale (poiché non entravano in azione entità o simboli similari, nel giudizio del trapassato).  La dea gallese Cerridwen possedeva un grande calderone, da cui il bardo Taliesin illecitamente ottenne i suoi talenti leggendari. Per gli antichi Galli, il calderone era strettamente legato al dio Taranis, quindi molti sacrifici fatti al dio dai sacerdoti druidi venivano presumibilmente lasciati affondare nel calderone (si pensa che anche esseri umani fossero fatti affogare alla stessa maniera, oppure che oggetti rituali venissero sacrificati lanciandoli o lasciandoli affondare in laghi e simili), con l'idea che la vittima sarebbe rinata con maggiori possibilità. Molte leggende celtiche narrano di un calderone da cui guerrieri uccisi potevano essere resuscitati.

Dagda dea celtica calderone

Il grande calderone della dea Dagda venne riconosciuto come uno dei quattro tesori d'Irlanda, un oggetto magico che forniva una scorta infinita di cibi gustosi e bevande degne di Re: anche il calderone si trova (anche se con altro appellativo nella leggenda narrata e riportata poi nei libri) nelle leggende arturiane, dove conserva i suoi poteri ma viene definito calice di Cristo, quasi certamente perché a quei tempi, dopo il crollo dell'Impero Romano, la cristianità aveva ammorbato tutte le terre fino ad allora ritenute pagane, con simbolismi atti a sostituire l'antica religione. Anche in epoca cristiana il calderone celtico continua a catturare l'immaginazione dei celti anche se i suoi poteri vengono ora trasferiti al simbolo della "coppa di cristo" (vecchi stratagemmi per sostituire antichi simboli con "nuovi" per poter governare le menti deboli). Alla fine della storia, il calderone e la coppa del Cristo si fonderanno in un unico simbolo per divenire il Santo Graal sul quale molto è stato scritto, mischiando informazioni storiche a leggende "urbane" del tempo, per puri fini politico-religiosi, ma soprattutto per riuscire a guidare le menti che si sottomettevano alla nuova religione senza usare eccessivamente la vioeza (come invece venne comunque fatto, basta controllare quante persone vennero uccise o torturate nel periodo di massima espansione del cristianesimo prima del concilio di Nicea, che venne fatto seguire da una intensa epurazione paragonabile alle azioni demoniache attuate dal nazismo durante la seconda guerra mondiale che portò a milioni di morti.

 

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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