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Il significato simbolico del delfino




Il delfino, un animale con un significato simbolico antico e profondo: da scoprire.

Le radici del simbolo "delfino", sono molto antiche, nascono nella mitologia greca, continuano nella cultura scientifica antica ed arrivano all'immaginario religioso cristiano, fino ai tempi moderni. Sicuramente si può collocare il delfino tra i grandi animali simbolici: l'aquila, il leone, l'unicorno, l'elefante, la fenice, l'orso, il lupo, il cavallo e l'ape. 
 
Le culture orientali, pure rappresentano il delfino come simbolo: compare nella cultura indico-vedica, dove però viene fatta confusione, per questioni lessicali, tra delfino e ricci di mare. 
Il mito inizia nel Mediterraneo, nel mare tra la Grecia e Creta, durante la cultura minoica e greco-arcaica, dalle quali vengono le prime rappresentazioni del delfino. In quel periodo c'era una identificazione tra il pesce ed il delfino, non si era ancora riconosciuto che quest'ultimo fosse un mammifero. Solo Plinio, nelle sue citazioni delle caratteristiche dei delfini, inizia ad intuire la loro essenza di mammiferi. Plinio, inoltre, descrive la loro capacità  di emettere dei suoni simili a quelli della voce umana, riportando anche il fatto che amassero la musica e fossero chiamati simon: i greci ed i latini chiamavano così i delfini a causa del loro profilo camuso (simìs in greco e simus in latino).
 
Le raffigurazioni di questo animale sono complesse da analizzare, in quanto vi è difficoltà  nel poter distinguere la realtà  dalla fantasia: vi è un continuum di rappresentazione della metamorfosi tra umano e divino e tra umano e ferino, attraverso essere metà  uomini e metà  animali, oppure dei che si trasformano in delfini. Le leggende omeriche narrano di Apollo che balzò su una nave di mercanti cretesi, sotto forma di delfino, dirottandola verso Crisa, luogo dove sorse in seguito il tempio di Delfi (Delfoi -> Delfi deriva quindi da delfis -> delfino). Altra leggenda narra di Dioniso catturato da pirati, i quali lo legarono all'albero della nave; da qui si scatenò la vendetta del dio: dopo aver manifestato la sua potenza, trasformò i pirati in delfini, che per farsi perdonare della loro empietà , hanno da quel momento mostrato costante pietà  verso i naufraghi.
 
Questa amicizia verso l'uomo rese naturale il passaggio verso il simbolismo cristiano, dove viene designato a rappresentare il Cristo Salvatore degli uomini nell'oceano della vita. Anche qui il delfino viene identificato come pesce, in greco la parola "pesce" si scrive ????? e si pronuncia Icthys, che sono le iniziali dell'acrostico latino "Iesus Christos Theou Yios Soter" ossia "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore". A causa di questa raffigurazione di animale che aiuta e che salva, lo si trova spesso raffigurato sui sarcofagi e le tombe paleocristiane. Inoltre il delfino è un animale che vive nell'acqua e quindi ricorda all'uomo che ha ricevuto la salvezza attraverso l'acqua del battesimo.
 
Su questa radice cristiana si innesta l'origine storica della parola, nei credi pagani Ichthys era figlio dell'antica dea Atargatis, conosciuta nelle varie mitologie come Tirgata, Afrodite, Pelagia o Delfine; la parola assume anche il significato di "utero": "delfino", in certe lingue, declina proprio la rappresentazione dell'utero. Quindi, prima che il Cristianesimo adottasse il simbolo del pesce, lo stesso personificava la "Grande Madre" e l'utero. Era disegnato verticale (girato a sinistra di 90°) e rappresentava la vulva della grande madre. Il legame alla fertilità , alla nascita e alla naturale forza delle donne era condiviso anche dai Celti e dalle altre culture pagane nel nord Europa, e comunque di origine indoeuropea. Si ricorda che le prime ipotesi scientifiche sulla natura di mammifero del delfino si devono a Plinio, quindi in un periodo posteriore alle civiltà che diedero origine al nome e che confondevano il delfino ed i pesci in generale. 
 
Nell'epoca moderna è proseguita la fama del delfino come animale "buono" ed "intelligente", tanto che spesso si assegnano le stesse caratteristiche ai cetacei in generale. Ciò probabilmente trascura il vero significato del delfino, impoverendolo. Gli antichi, del resto, guardavano la realtà  con un approccio certo meno scientifico, ma con maggiore capacità  di recepire i simboli ed i significati allegorici.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

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Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

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Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

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E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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