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Il significato simbolico dell'Asino




L'asino da sempre sinonimo d'incapacità, incarna un significato molto più sottile....

Al di là dei luoghi 'comuni', affibiati di volta in volta a chi si dimostra incapace( 'sei un asino!'), o di chi ostina nelle proprie convinzioni("sei testardo come un mulo!"),tanto per citarne un paio, l'asino incarna un significato più sottile.Naturalmente bisognare usare un certo discernimento,che deriva dall'esperienza in una data materia,principalmente,per poter ravvisare in un contesto un preciso simbolismo(non tutto è esoterico!!). Del resto, è tipico della Scienza Ermetica indossare tante maschere,per celarsi agli avventori, essa è come un Camaleonte,si è detto parlando di Cattedrali...Troviamo pertinente questo passo: "Il dottor Baudoin offre un’interpretazione che è certamente l’espressione della verità.[...]Il mito di Oannes il dio-pesce dei Caldei, il quale, nascosto sotto una spoglia celeste, diviene il sole. Ed è là l’origine di tutte le pelli mitizzate, dal Toson d’oro fino a Pelle d’Asino, ecc., di tutte le maschere totemiche, di tutti i travestimenti e di tutti gli abbigliamenti (vesti, cappelli, scarpe) rituali, e anche messi a portata di tutti come i gioielli"...(La Vita.la Grande Opera-E.Danese,Ed.Italica).
 
Biologicamente,l'asino è un animale che vive in regioni quasi 'impossibili': quelli selvatici,di cui restano pochissime razze in Asia e forse solo una o due nell'Africa Orientale, sopravvivono nelle caldissime e inospitali regioni della Duncalia, dell' Abissinia e della Somalia.Dagli asini africani deriverebbero le razze domestiche, i ciuchi armati di pazienza destinati a trasportare merci e individui, in mancanza del più 'nobile'cavallo, in tempi antichi e,oggi,quando manca un mezzo a motore(in vari paesi è ancora sfruttato parecchio). Gioie e dolori per l'asino: è stato considerato con poca dignità, utile quando c'è da lavorare; ignorante, testardo, umile queste le sue caratteristiche 'popolari'. Eppure non tutti i popoli lo hanno considerato tale, ad esempio per gli Ebrei ha rappresentato per lungo tempo l'unica cavalcatura; rimane ancora oggi una cavalcatura economica e sicura per i paesi del Medio Oriente, mentre i piccoli asinelli sardi sono in grado tutt'oggi di inerpicarsi per gli erti monti dell'Isola.Si accontenta di un magro pasto e rimane accanto all'uomo, incurante del fatto che quest'ultimo ne ha fatto il simbolo del non sapere.
Asini selvatici come l'onagro,il klang,l'emione, sono originari dell'Asia. L'aspetto somatico (compreso orecchi grandi o meno),  varia da tipo a tipo. Il Mulo è l'incrocio tra un Asino(maschio)e una cavalla;il Bardotto è l'incrocio tra un'Asina e un Cavallo.Tra loro corre una notevole differenza fisica: si sono prodotti esemplari più robusti,altri più grandi e slanciati,altri ancora più piccoli e agili...
 
Simbologia: presso i Caldei era messaggero di morte, la divinità che vi si presiedeva si manifestava inginocchiata su un asino; i Greci lo collegavano a Saturno, in relazione con la materia, la terra, l'isolamento, la fine delle cose; godeva di venerazione perchè considerato coraggioso e lo attribuivano anche al dio Marte e a Dioniso.
 
L'asino potrebbe essere -simbolicamente parlando- la metafora impiegata per  indicare la materia grezza, ciò che deve subire un graduale processo di trasformazione affinchè si possa 'levigare',ovvero portare ad un livello di conoscenza (coscienza) Superiore. In poche parole, l'asino è l'allegoria di un rivestimento per qualcosa che attende di essere portato in superficie, che giace nascosto come i minerali nelle viscere della terra, come la sapienza celata, come il nostro Fuoco interiore. Ricordate la favola 'Pelle d'Asino', no?! La meravigliosa Fanciulla (principessa) è nascosta sotto le spoglie di un disprezzabile asino...Allo stesso modo la nostra Pietra Filosofale, è celata nella materia prima grezza, vile, chiamata con i nomi più degradanti che abbiamo visto parlando del linguaggio dell'Alchimia Canseliet (discepolo di Fulcanelli) scrive che «anche la focaccia di Pelle d’Asino, dei racconti di Perrault, o di Mamma Oca, appare come un simbolo della stessa sostanza in seno alla quale si sviluppa lentamente e pazientemente l’embrione minerale".
 
Apuleio, nelle sue 'Metamorfosi', un manoscritto in 11 libri, che nel medioevo verrà chiamato "L'Asino d'Oro" , descrive il 'viaggio avventuroso, le peripezie del protagonista', trasformato in asino e deve superare svariate prove (come Ercole,ad esempio)per giungere alla riconquista di se stesso e trasmutarsi(con l'aiuto della Sapienza) in un Essere Felice. Proprio una metamorfosi si deve compiere,per cambiare la nostra Natura (materiale in spiritualizzata).
 
Proseguendo l'indagine per conoscere meglio l'allegoria asinina, un graffito che è stato ritrovato tra i ruderi del Palatino a Roma e risalirebbe ai primi secoli dell'era cristiana. vede un personaggio dalla testa di asino ritratto in piedi che offre all'osservatore la parte dorsale del corpo,e pare che vi sia una croce disegnata o incisa dietro di lui.Si è discusso e si discute sul senso di questo graffito,perfino se la testa sia di un asino o meno, ma lasciando da parte le diatribe e concentrandoci sugli elementi che ci è dato di valutare,la cosa non appare tanto astrusa poichè l'asino(la nostra materia)subisce la sua 'traformazione'(trasmutazione/cambio di natura)proprio nel crogiolo,che in alchimia è simboleggiato dalla croce.
 
L'Asino è l'animale,insieme al bue,presente nel Presepe. Fulcanelli  spiega che «considerati dal punto di vista della pratica alchemica, il toro e il bue erano consacrati al sole», mentre, aggiunge Canseliet, «l’asino è il simbolo del soggetto bruto e fortemente sgraziato».(come la 'nostra materia prima).
 
Gesù non entra forse in Gerusalemme su un puledro d'asino?  (il figlio della scienza custodita: rivelazione).
Sembra che queste allegorie,metafore simboliche, abbiano conosciuto, proprio nel Medioevo(epoca in cui tutto doveva essere 'criptato'sotto le medesime) la loro massima espressione. 
"La supremazia che la scienza ermetica possedeva su tutta la cultura e attività umane, nel medioevo era espresso in un curioso e illuminante rituale che ci segnala Fulcanelli:
«C’era la festa dell’asino, con l’ingresso trionfale sotto i sacri archetti di mastro Aliboron, il cui zoccolo un tempo calpestava la pavimentazione giudaica di Gerusalemme. Si celebrava il nostro glorioso Cristoforo con una funzione speciale con cui si esaltava, dopo l’epistola, quella potenza asinina che ha procurato alla chiesa l’oro d’Arabia, l’incenso e la mirra del paese di Saba . Era questa una parodia grottesca che il prete, incapace di comprendere, accettava in silenzio, con la fronte china sotto il peso del ridicolo sparso in abbondanza, da quei mistificatori del paese di Saba o di Caba, i cabalisti in persona! È lo scalpello degli imaigiers del tempo, che ci dà la conferma di quelle strane feste. Infatti, scrive il Witkowski descrivendo la navata di Notre-Dame de Strasbourg, “il bassorilievo di uno dei capitelli dei grandi pilastri riproduce una processione satirica nella quale si distingue un maialetto che porta un’acquasantiera, seguito da alcuni asini vestiti in abiti sacerdotali e da scimmie che portano diversi attributi della religione e anche da una volpe chiusa in gabbia. È la processione della Volpe o della Festa dell’Asino”». È facile scoprire in questa bizzarra processione simbolica il significato degli animali allegorici. Il maialetto è il rappresentante dei “porci” e dei “cani” di cui si parla nel Vangelo; ossia, proverbialmente, tutta la gente di ogni ordine e grado: la gente comune che, nonostante tutto e suo malgrado, è costretta a portare il peso della tradizione, sebbene se ne ricorda soltanto in particolari festività o cerimoniali. Seguono immediatamente i ministri del culto, i veri custodi della tradizione esoterica, posti sotto il simbolo dell’asino che porta la sua soma; costoro sono seguiti, a loro volta, dagli imitatori che dedicano la loro vita all’accettazione cieca del simbolismo con grande scrupolo e dedizione, questi ultimi sono rappresentati da quei grandi imitatori naturali che sono, appunto, le scimmie. Chiude la processione la Verità, l’Idea prigioniera del dogma o dell’allegoria e che è simboleggiata dall’astuzia della volpe chiusa in gabbia".(da E.Danese-op.cit.)
 
Nella fiaba Allegorica Pinocchio,celeberrima,il burattino più famoso del mondo viene trasformato in asino e venduto al circo,dove dovette imparare a fare 'salti' e 'danze'di ogni tipo per far arricchire il proprietario.Sappiamo che Pinocchio alla fine ottiene la sua 'trasformazione'...
 
Nella Rocca dei Rossi a San Secondo (PR) (i Rossi erano imparentati con i dè Medici e i Gonzaga) vi è la Sala dell'Asino d'oro, originale e  unica rappresentazione a fresco(1530 circa) dell'ominomo romanzo di Apuleio (17 quadri).
 
Per concludere questo breve studio conoscitivo della simbologia incarnata dal nostro asino,  come non provare tenerezza ricordando l'infanzia,quando aspettavamo Santa Lucia che arrivava con i suoi doni in groppa al suo asinello? Lasciavamo il pane e l'acqua sul tavolo di cucina, perchè il povero ciuchino si ristorasse una volta che ci aveva lasciato i regali tanto attesi, doveva fare un giro lunghissimo...!
 
Una funzione più onorevole sembra venire nei tempi moderni per l'asino:quella della cosiddetta 'Pet-teraphy' cioè la terapia con gli animali,e nella fattispecie con il nostro simpatico quadrupede
 
 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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