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Il significato simbolico dell'ape




L'Ape e il suo più profondo ed inspiegabile mistero

Agli occhi degli antichi era una messaggera, che “viaggiava sui sentieri della luce” portando con sé i messaggi che gli uomini inviavano agli Dèi.
 

Le api sono allevate da migliaia di anni per la produzione del buon miele,

 
ma i loro favi venivano depredati già da tempi molto più antichi dell' avvento dell' apicoltura come fonte primaria di cera assai usata nella fabbricazione di candele. Nell' antico Egitto i rimandi simbolici alla luce e al colore dorato del miele fecero dell' ape un insetto solare, nato dalle lacrime del Dio Sole "Ra". Quando le sue lacrime caddero a terra, vennero trasformate in api che costruirono arnie e produssero miele. Ciò fece sì che la cera d'api venisse onorata come sacra e che le candele fatte con la cera d'api venissero usate unicamente dai capi spirituali.. E' noto che la cera era usata dagli  egizi anche per la mummificazione. E' curioso, però, notare che il termine "mummia" non è di origine egizia; esso deriva dall'arabo "mum" o "moum", cioè la cera con cui i figli del Nilo impregnavano le fasce nelle quali avvolgevano i cadaveri, ma che pure i Persiani e gli Sciiti adoperavano per ricoprire i loro morti, al fine di impedirne la decomposizione. Non solo gli egizi, ma svariati popoli trassero lezioni dall' organizzazione sociale delle api, dove le operaie provvedevano al reperimento e trasporto del nettare e del polline, alla costruzione e pulizia del favo, alla nutrizione dei giovani e alla difesa dell' alveare. Emblemi della diligenza e del coraggio, incarnavano virtù spirituali e politiche meno evidenti.
 

La loro regina (allora scambiata per il Re) era il simbolo della regalità, e loro, in quanto "esseri di fuoco" alati,

 
erano associate alla purezza e rappresentavano l' anima in molte culture mediorientali ed in tutta la zona che si estendeva dalla Siberia all' Asia centrale e al golfo del Bengala.
 
Gli antichi Babilonesi ( 1600 a. C. circa) veneravano il dio Mithra che era rappresentato come un leone che teneva nelle sue fauci un’ape. Ape infatti, nella lingua locale, si pronunciava “Dabar” e “Dabar” era anche il termine per indicare la “Parola” (divina). Questo termine verrà utilizzato successivamente anche dagli antichi ebrei per invocare il Messia. In ebraico, la parola che indica l'ape, "Dbure", ha origine dal termine "Dbr", ossia discorso, e perciò, tra i primi credenti ebrei,
le api simboleggiavano l'eloquenza e l'intelligenza. La Torah afferma: "Lo spirito dell'uomo è la candela del Signore", la stessa Terra promessa era descritta come il “Paese ove scorre latte e miele". Nel mondo cristiano le api erano spesso un simbolo di Cristo, con il loro miele e pungiglione a rappresentare la sua misericordia e giustizia. L' alveare divenne metafora cristiana della vita casta, caritatevole e regolata dalle comunità monastiche. L' errata credenza secondo cui le api (che in realtà si accoppiano in imponenti sciami volanti) si riproducono costantemente come i fiori che impollinano, le rese emblemi della Vergine Maria. L 'alveare simboleggiava anche le celle dei monasteri dove i monaci vivevano e lavoravano. Anche abitazioni preistoriche comuni scoperte sull' isola di Creta sono di struttura ad alveare.
 
Una ricerca effettuata in Canada conferma che il numero di api e l'attività d' impollinazione si riducono enormemente nelle coltivazioni OGM, l’effetto distruttivo degli OGM sulle api è provato. Tale effetto è dovuto alle tossine che gli OGM emanano, causa della morte già avvenuta di molte famiglie di api nel mondo. Se vedete un’ape che muore, preoccupatevi. Albert Einstein (che i conti si suppone li sapesse fare bene) disse: “Se l’ape scomparisse, all’uomo resterebbero quattro anni di vita”. Forse qualche forma di intelligenza a noi ancora sconosciuta ha già cercato di darci un segnale anche su questo argomento ? Il 25 giugno del 2004, una formazione crop circle (cerchi nel grano) è stata segnalata a Milk Hill, Wiltshire, in Inghilterra. Sembrava un po 'come un'ape sull' alveare, infatti hanno chiamato questo crop circle "the Bee" ovvero l' Ape. Non solo le api, ma tutti gli animali, se hanno la possibilità di scegliere, evitano il cibo OGM  e preferiscono il cibo biologico al cibo convenzionale con pesticidi. Solo l’uomo sembra non distinguere tra cibo puro e cibo avvelenato. Per proteggere la nostra salute e la salute di coloro che amiamo, è oggi di vitale importanza non credere passivamente alle informazioni date dai media, ma cercare informazioni corrette e complete, leggere le etichette e scegliere il nostro cibo con consapevolezza.  
 
L’ape, in diverse culture - seppur tra loro lontanissime - simboleggia la parola e l'eloquenza. Nella cultura ebraica, per esempio, l'ape è associata al linguaggio, e il suo nome - dbure - deriva dalla radice dbr che significa parola, da cui il rapporto stabilito tra l'ape e il verbo. Nella cultura greca è il simbolo dell'eloquenza, della poesia e dell'intelligenza. E a tale riguardo la leggenda narra che delle api si posarono sulle labbra di Platone quand'era ancora nella culla. La stessa cosa accadde a Pindaro e a Sant'Ambrogio di Milano. L'ape possiede anche altri significati simbolici: essa è uno dei simboli della resurrezione e di sobrietà (lo stesso Platone sosteneva infatti che le anime degli uomini sobri si reincarnano sotto forma di api). Nella cultura celtica l'ape è simbolo di perfezione, mentre per le popolazioni della Siberia e dell'Asia centrale rappresenta l'anima che ha lasciato il corpo umano.
 
L’intero catino absidale della basilica di Sant’Apollinare in Classe, presso Ravenna (consacrata nel 549), è decorato con uno splendido mosaico che rilegge in chiave simbolica l’episodio evangelico della Trasfigurazione, riconosciuto “patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO. Al centro di questo si erge solenne la figura di Sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, con le braccia aperte in atteggiamento orante: è ritratto nel momento di innalzare le sue preghiere a Dio perché conceda la grazia ai fedeli affidati alla sua cura. La sua veste, o “casula”, è ricamata con numerose (per la precisione 207) api.
 
L'ape è simbolo di regalità in Caldea e nella Francia dell'Impero a causa del fatto che la regina, a lungo, fu considerata un re alla testa di una comunità industriosa e prospera. Il simbolismo dell'ape, però, non era sconosciuto nemmeno nell'Antico Egitto, dove l'animaletto è associato ad un segno, forse un fulmine, ad indicare il faraone. Nell'arte e nella tradizione dell'Egitto essa è simbolo dell'anima ed è di origine solare: sarebbe nata dalle lacrime di Ra, il dio-sole, cadute sulla terra. In Cina l'ape ha un ruolo associato agli aspetti terribili della guerra. In Africa l'ape è un personaggio favoloso, rappresenta l'uomo e la sua organizzazione sociale, come presso i sudanesi dell'ansa del Niger. L'ape è spesso associata all'anima che lascia il corpo di un uomo, come in Siberia, nell'Asia centrale e presso gli Indiani dell'America del Sud. Per i Nosairi, eretici musulmani di Siria, Alì, "leone di Allah", è il "principe delle api". Api che sarebbero degli angeli o dei credenti. Nel linguaggio metaforico dei Bektashi, l'ape rappresenta il derviscio ed il miele è la realtà divina che egli cerca. I Celti si rifocillavano con vino mielato ed idromele. Quest'ultimo era ritenuto la bevanda dell'immortalità e le api dalle quali si ricavava erano strettamente controllate dalla guardia reale. Il gallese cwyraidd, da cwyr, "cera", significa "perfetto, compiuto" e l'irlandese moderno céir-bheach, che vuol dire "cera d'api", indica anche la perfezione. Ad Eleusi ed a Efeso, le sacerdotesse avevano il nome di api. Virgilio celebra le virtù di questi operosi animaletti che si trovano raffigurati sulle tombe come segni di sopravvivenza dopo la morte. Nella religione greca l'ape rappresenta l'anima discesa tra le ombre che si prepara al ritorno, talvolta viene identificata con Demeter.
 

L'ape è simbolo di eloquenza, poesia ed intelligenza.

 
Il Sagramentario gelasiano allude alle straordinarie qualità delle api che suggono i fiori sfiorandoli senza sciuparli. Per il suo miele e il suo pungiglione, l'ape è considerata l'emblema del Cristo: dolcezza e misericordia unita alla giustizia. Anche la forma del corpo dell'ape è significativa. Il corsaletto è l'immagine dell'uomo spirituale, la parte inferiore è considerata carnale. Nella gola del leone straziato da Sansone, si forma uno sciame di api e cola il miele. L'ape è anche simbolo di vittoria e di ricchezza. Secondo Origene dopo l'acqua che ha dissetato il pellegrino durante la traversata nel deserto, si trova il miele, il nutrimento dei mistici, ricchezza e vittoria dello spirito. L'ape rappresentava le sacerdotesse del tempio, le Pitonesse, le anime pure degli iniziati, lo spirito, la parola. Sul piano sociale, rappresenta il signore garante dell'ordine e della prosperità, re od imperatore che fosse, ma anche l'ardore guerresco ed il coraggio.
 
In Grecia, lo stesso Zeus sarebbe stato nutrito dalle api, o meglio nutrito di solo miele da sua madre Melissa. Il nome di Melissa deriva dal greco meli, “miele” e significa letteralmente “colei che è datrice di miele”, “colei che offre il miele”. Melissa, in origine, era dunque considerata un’ape mellifera, ed al contempo la regina di tutte le api. Nelle leggende greche, ella ci viene descritta come una bellissima principessa cretese, certe volte come una materna Ninfa del Miele, che aveva nutrito il piccolo Zeus nel tempo in cui il grande dio patriarcale non era ancora l’onnipotente padre degli Dei, ma il grazioso figlio della "vergine Dea".
Melissa fu definita proprio "vergine Dea" perchè aveva la facoltà di essere autogenerativa, proprio come le api che possono riprodursi senza l' unione sessuale con il maschio. Quando Zeus crebbe, per ringraziare la principessa delle sue dolci cure, decise di liberarla del suo semplice corpo di donna mortale e la trasformò in ape. Si racconta anche che le api chiesero a Zeus (quando divenne un dio) di poter avere un pungiglione per potersi difendere dagli uomini che le rubavano il miele. Zeus non gradì la loro richiesta, ma le accontentò, avvertendole che qualora avessero usato il pungiglione avrebbero pagato con la vita. Secondo un’altra leggenda, Melissa era una Sacerdotessa dedicata a Demetra, depositaria delle segrete conoscenze e dei sacri riti misterici della Dea, sui quali aveva giurato di mantenere l’assoluto silenzio. Infastidita da un gruppo di curiose, che la istigavano a rivelare i suoi saperi, ella negò senza mai cedere, fino a quando le donne, deluse ed infuriate, la uccisero facendola a pezzi. La Dea vide ciò che era accaduto e trasformò il corpo straziato della sua amata figlia in uno sciame lucente di api, che si levò leggero e volò verso l’infinito per ricongiungersi a Lei. Le sacerdotesse della grande dea madre Demetra a Eleusi erano proprio chiamate "api". I greci antichi ritenevano che le api fossero nate spontaneamente da cadaveri di animali, e che perciò simboleggiassero la resurrezione e la rinascita. Le veneravano in quanto sacre messaggere che portavano le preghiere dalla Terra al Cielo, ogni cosa creata da queste sacre creature, come il miele o la cera, era considerata un dono degli dei. Secondo le leggende nordiche esse affioravano sulla terra da un sotterraneo mondo incantato, dove vivevano insieme alle fate. Si riteneva che possedessero virtù profetiche, per questo se ne osservava il volo per divinare e determinare il futuro, e che fosse portatrice del fuoco divino.
In un' immagine poetica di bruciante desiderio, Kama, il dio hindu dell' amore, appare con una corda d' arco fatta di api. Nell' arte indu, Vishnu viene anche ritratto come un' ape posata su un loto e Shiva come un' ape sopra un triangolo. Le antiche dee mediterranee delle api in Egitto, Mesopotamia, Grecia e Roma sono connesse con la dea indiana Hindu: Brahmari Devi, la dea delle api, nelle sue connessioni con gli insegnamenti inerenti i chakra. Questi sette reami della coscienza emanano dal primo suono - il pulsare del tamburo cosmico - il battito del cuore della Dea. La Maha Devi (o Grande madre), la Kundalini, si manifesta in forma di suono come un'ape regina (Brahmari Devi) circondata da nuvole di api ronzanti. In ambito rituale nel mondo celtico e in Mali, con il miele fermentato e acqua consumata, si ricavava una bevanda chiamata "il vino degli dei" conosciuta con il nome di idromele. Nella mitologia indo-europea, l’idromele è la bevanda tipica dell’aldilà, nel mondo celtico come in quello germanico, è simbolo di immortalità. Questa bevanda unisce la sacralità dell'ape, quale animale messaggero celeste che trasforma il sole in miele, e la sacralità dell'acqua vista come la linfa vitale che scorre nelle vene della madre terra, rendendo l’idromele sacro presso i Celti, come essenza del divino nell’unione fra cielo e terra.
L’ape è, fra gli insetti, quello cui è stata dedicata maggiore attenzione. Le api sono un bioindicatore dell’ambiente, oltre a produrre il pregiatissimo miele, trasportano il polline e trasformano il mondo in cibo. Esse rappresentano gli imenotteri sociali per eccellenza, in quanto occupano uno dei livelli evolutivi più elevati tra gli insetti, soprattutto per quanto riguarda la trasmissione d'informazioni.
 
In un' immagine poetica di bruciante desiderio, Kama, il dio hindu dell' amore, appare con una corda d' arco fatta di api. Nell' arte indu, Vishnu viene anche ritratto come un' ape posata su un loto e Shiva come un' ape sopra un triangolo. Le antiche dee mediterranee delle api in Egitto, Mesopotamia, Grecia e Roma sono connesse con la dea indiana Hindu: Brahmari Devi, la dea delle api, nelle sue connessioni con gli insegnamenti inerenti i chakra. Questi sette reami della coscienza emanano dal primo suono - il pulsare del tamburo cosmico - il battito del cuore della Dea. La Maha Devi (o Grande madre), la Kundalini, si manifesta in forma di suono come un'ape regina (Brahmari Devi) circondata da nuvole di api ronzanti. In ambito rituale nel mondo celtico e in Mali, con il miele fermentato e acqua consumata, si ricavava una bevanda chiamata "il vino degli dei" conosciuta con il nome di idromele. Nella mitologia indo-europea, l’idromele è la bevanda tipica dell’aldilà, nel mondo celtico come in quello germanico, è simbolo di immortalità. Questa bevanda unisce la sacralità dell'ape, quale animale messaggero celeste che trasforma il sole in miele, e la sacralità dell'acqua vista come la linfa vitale che scorre nelle vene della madre terra, rendendo l’idromele sacro presso i Celti, come essenza del divino nell’unione fra cielo e terra.
 
Dalla sua preziosa cera si modellavano le candele, strumenti di luce nel buio, ovvero ciò che permette di vedere anche nella più fitta oscurità, e di riconoscere sempre la verità al di là dell’illusione. La cera ha sempre costituito un elemento prezioso ed in stretto rapporto con le energie vitali. Il suo rilevante uso nei riti magici di vari paesi sta a indicare certamente la grande considerazione ch'essa ebbe. Si ritiene che le candele di cera d'api puliscano e purifichino l'aria,  oltre ad emettere salutari ioni negativi. La cera d'api produce una luce molto più intensa, con una bellissima aura dorata e minor tremolio. Essa è inoltre naturalmente aromatica e ha il profumo dolce del miele. Le candele di cera d'api ardono più a lungo, non gocciolano né producono sostanze nocive come fuliggine e fumo. Negli insegnamenti cinesi del Feng Shui, le candele di cera d'api portano in una stanza l'energia (ch'i) del fuoco, cosa che si ritiene alimenti la passione e l'espressività.
 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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