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Dea scorpione Serkhet




Serket "sɜrˌkɛt", nota anche come Selket, Serqet o Selcis "sɛlsɨs", è la dea della guarigione da punture e morsi velenosi nella mitologia egizia, in origine la deificazione dello scorpione

Le punture dello scorpione portavano alla paralisi e il nome di Serket descrive questo, in quanto significa "(colei che) stringe la gola", però, il nome di Serket può anche essere letto coem "(colei che) attiva la gola per respirare", e così, oltre ad essere vista come lo scorpione che punge impunemente e senza motivo, Serket veniva vista come una dea che poteva curare le punture da scorpione e gli effetti di altri veleni come i morsi di serpente.

Nell'antica arte egizia, Serket era rappresentata come uno scorpione (un simbolo riportato sui primi artefatti della cultura egiziana del periodo protodinastico), o come una donna con uno scorpione sulla sua testa. Anche se Serket non sembra avesse templi, aveva un numero considerevole di sacerdoti in molte comunità forse perché loro erano in grado di curare con appositi impacchi di erbe sacre gli effetti dei veleni, così come riuscivano (e per questo venivano interpellati) anche ad avvelenare su commissione persone influenti.

Le specie più pericolose di scorpione risiedono nel Nord Africa e i loro pungiglioni possono uccidere, così Serket era considerata una dea molto importante considerata a volte dai faraoni come loro patrona. La sua stretta associazione con i primi re implica che lei era la loro protettrice, addirittura due re egizi vennero anche nominati "re scorpione". Come protettrice dai morsi di serpente e scorpione oltre che da ogni veleno, Serkhet si dice abbia protetto anche la divinità Apep, il grande serpente, demone del male, a volte la dea veniva dipinta per proteggere dall'intrusione dei serpenti nelle case o nei templi.

Serkhet proteggeva anche i morti dalle entità negative che potevano bloccare il loro viaggio fino al cospetto degli Dei, ma anche per proteggere la mummia stessa dall'eccessivo irrigidimento del cadavere che poteva quindi rovinarsi, veniva quindi chiamata anche "la protettrice degli imbalsamatori", mentre nei vasi canopi dove si tenevano i visceri della mummia la dea scorpione era associata all'intestino, che fu divinizzato in seguito come Qebehsenuf uno dei quattro figli di Horus.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare



Cellule Psichiche: scienziati scoprono che le cellule possono comunicare oltre le barriere fisiche

Gli scienziati della UCLA e della Charles R. Drew University of Medicine and Science hanno scoperto un possibile metodo attraverso il quale le cellule tumorali e le cellule morenti comunicano con le vicine cellule nervose sane senza essere fisicamente collegate ad esse.

Il dottor Keith Norris, principale autore della ricerca e assistente decano per la scienza clinica e traslazionale presso la David Geffen School of Medicine presso la UCLA, ha detto che lo studio contribuisce alla comprensione della comunicazione cellulare, che fino ad oggi era nota per essere realizzata soltanto attraverso il diretto contatto o la stimolazione diretta dei recettori nelle cellule di molecole note come ligandi o in ormoni, fattori sintomatici, nervi e altri sistemi.

Sembra ora, affermano i ricercatori, che le cellule siano in grado di comunicare efficacemente attraverso le barriere fisiche. Il loro studio compare nel numero di Gennaio 2013 dell’American Journal of Translational Research, sottoposto a peer review. Per lo studio, Norris e i suoi colleghi hanno riferito di come normali cellule nervose isolate in un ambiente chiuso si comportano durante una nota funzione conosciuta come elaborazione dei segnali di calcio.

Il team ha scoperto che quando queste cellule nervose isolate erano circondate da altre cellule nervose sane al di fuori della barriera, avevano le stesse capacità di segnalazione di calcio. Tuttavia, quando le cellule nervose sane isolate erano circondate da cellule tumorali o cellule morenti, hanno elaborato i segnali di calcio diversamente, suggerendo che vi era comunicazione provenienti dalle cellule circostanti.



La barriera fisica tra le cellule ha impedito la comunicazione tra recettori ormonali, ligandi e altre tradizionali forme di comunicazione cellulare. Gli autori Dr. Christopher Reid e Victor Chaban del Life Sciences Institute della Drew University hanno osservato che questa nuova constatazione può rappresentare una forma potenzialmente più elevata di comunicazione cellulare. Scoprire che le cellule tumorali e le cellule morenti possono avere un metodo di comunicazione ancora sconosciuto con altre cellule può portare a nuovi trattamenti per il cancro, invecchiamento e altre malattie.

Sono necessari ulteriori studi per scoprire come si verifica la comunicazione non fisica. “Comprendere i molti modi in cui comunicano le cellule è un importante passo verso lo sviluppo di nuovi approcci per il trattamento della malattia”, ha detto il Dott. Steven M. Dubinett, direttore esecutivo della UCLA Clinical and Translational Science Institute (UCLA CTSI).

Fonte American Journal of Translational Research





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