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Significato e simboli degli Dei e delle Dee




I simboli erano normalmente assegnati e attribuiti agli Dei e alle Dee nell'antichità, ma essi stessi erano simboli importanti, perché ogni divinità possedeva delle caratteristiche dominanti specifiche, ad esempio, il dio Hermes era il signore incontrastato per quello che riguardava i viaggi e i commerci

Il dio Nettuno era identificato con l'immensità degli oceani e ogni creatura che vi viveva, Cernunno era il dio della fertilità e della volontà, Kwan Yin era una faro luminoso per la sua bontà, la compassione e la grazie. Così come quando siamo per strada un simbolo ci dice la direzione che dobbiamo tenere o le regole che dobbiamo rispettare finché ci troviamo su quella strada, allo stesso modo se vediamo, ad esempio, un paio di scarpe alate ci verrà in mente immediatamente il dio Hermes - Mercurio.

Definizioni dei simboli degli Dei e Dee

Prima di entrare ulteriormente nel regno dei simboli delle divinità, diamo uno sguardo alla definizione di ciò che un simbolo è in realtà. Alcune definizioni di un simbolo comprendono: una piccola rappresentazione di qualcosa di più grande; un emblema scritto che indica un concetto inebriante o un ideale; un marchio che si distingue per qualche immagine o rappresenta una persona, luogo, cosa, idea visiva; un aiuto visivo per esprimere il significato o l'identità di qualcosa. Con questa idea in testa, possiamo vedere come un semplice simbolo della natura possa avere un collegamento diretto con qualche divinità.

Definizione di Dei e Dee Archetipi

La definizione di archetipo è collegata a una rappresentazione di qualche concetto che ha radici antiche (archeos), in certi casi che fa parte della nostra interiorità più primitiva e antica, l'inconscio archetipo, di cui hanno parlato sia Freud che Jung nelle loro opere sulla psicoanalisi e la psichiatria. Gli antichi volevano richiamare alla mente gli attributi connessi con le loro deità, per cercare di aggiungere quegli attributi dentro loro stessi, come la saggezza, la forza fisica o interiore, il coraggio, eccetera.

 

Personalmente sono molto legato a quello che diceva Carl G. Jung, il quale parlava di archetipi psicologici chiamati anima, animus, persona, ombra o il Sé, infatti quando traduco i sogni uso molto il linguaggio dei simboli con gli aspetti psicologici, arrivando spesso a dire cose della persona che mi ha interpellato che non potrei conoscere.

Jung propone che esistano diversi tipi comuni di personalità, eventi della vita, e/o fattori ambientali che gli uomini e le donne incontrano più e più volte nel corso della propria vita e così è accaduto anche durante la storia dell'uomo, cose e avvenimenti che rappresentano un filo conduttore nella storia umana come: l'essere tentati, il bisogno di essere coraggiosi, la gioventù, la vita, la morte. Questi concetti sono rilevanti per la nostra ricerca sui simboli degli Dei e delle Dee perché le antiche divinità incarnano questi importanti temi di vita.

Ad esempio, esistono diverse dee madri e ciascuna di esse rappresenta il parto. Il parto è un tema ricorrente in tutto il genere umano: attribuire il processo del concepimento, la gestazione e la nascita a una dea è un atto per usare un archetipo (simbolico) per illustrare un evento della vita che è comune a tutta l'umanità. In sostanza, gli archetipi servono per umanizzare e deificare l'esperienza umana.

Jung ha delineato una dozzina di caratteristiche archetipiche così comuni che si possono trovare in quasi tutti i racconti mitologici, in altre parole, ogni dio o dea ha un tema archetipico che illustra, rispecchiandola, l'esperienza umana. Identificando ogni archetipo all'interno dei simboli di ogni dio o dea, siamo in grado di affrontare brevemente il significato simbolico interno a una divinità.

Alcuni degli Archetipi degni di nota di Jung

    madre
    padre
    imbroglione
    saggio
    eroe
    bambino
    guerriero

Questi sono tutti simboli di questioni che sperimentiamo nella nostra vita e che li rende degni della nostra attenzione.

Autore: 1406 1406



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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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