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Significato e simbologia degli animali




Gli animali rappresentano il tramite tra il mondo celeste e il mondo terreno.

Gli animali vengono utilizzati per rappresentare determinate caratteristiche degli dei e degli uomini, la simbologia degli animali permette una visione microcosmica dell’universo e dell’essere umano.

Gli animali esprimono la dimensione istintiva e pulsionale dell’uomo, sia nella sua natura positiva sia nella sua natura negativa, a seconda se sono assoggettati o no ai sensi e alle passioni.

Inoltre sono da tramite tra il mondo celeste e il mondo terreno, unione tra la dimensione materiale e quella spirituale. 

ALLODOLA

Il simbolismo dell’Allodola è stato ispirato dal suo comportamento: canta fin dai primi giorni della primavera sollevandosi quasi verticalmente sino a una altezza tale che il suo corpicino quasi scompare nel cielo. Dall'alto lancia una cascata di suoni simili a un crescendo musicale. Poi, chiuse le ali, si lascia cadere a perpendicolo come corpo morto fin presso il suolo; infine risorge ricominciando a cantare. Per questo suo rapido volo ascensionale e discendente ispirò la correlazione tra il cielo e la terra e infine il messaggero tra l’umano e il divino. Nella tradizione greca l’Allodola era l’emblema di Artemide. Anche presso i Galli era un animale sacro, considerato un uccello augurale. 
 
 
L'Anatra è un uccello migratorio; è la personificazione del viaggio iniziatico. Per la migrazione che compie ogni anno simboleggia la difficile ricerca spirituale e il ciclo delle rinascite. Negli antichi egizi è associata alla dea Iside. Nell’ebraismo è il simbolo dell’immortalità.
 
 
L'Ape ha un valore simbolico ricollegato alla sua operosità. La capacità dell’Ape di trasformare il polline in miele si può accomunare al lento lavoro iniziatico. Al frutto del lavoro è attribuito un grande valore esoterico, per via del miele che serve alla preparazione dell’ambrosia, bevanda sacra presso i Celti, i Germani e i Greci, o della cera, per la composizione dei ceri, oggetti rituali e sacri.
 

È emblema dell’eterna rinascita e del rinnovarsi della natura a causa della sua sparizione nei mesi invernali e del ritorno in primavera.

 
Nell’antico Egitto l’Ape, paragonata all’anima, riportava in vita il defunto qualora entrasse dalla sua bocca. Per gli egizi la sua appartenenza divina era dovuta alla sua nascita dalle lacrime di Ra. Nella cultura greco-romana, le sacerdotesse di Eleusi erano chiamate “le Api”. La statua della Diana di Efeso mostra la dea circondata da diversi animali tra cui le Api, per esprimere la ricchezza della natura. 
 
 
In tutte le tradizioni l’Aquila incarna la potenza cosmica.
 

È il re di tutti gli uccelli, avendo il dominio assoluto dell’aria; è l’equivalente celeste del leone.

Dalle sue qualità reali o presunte deriva la sua simbologia. Il suo librarsi verso l’alto nel cielo, fino ad altezze significato simbologia impossibili per l’uomo, lo rende simbolo di qualsiasi movimento ascensionale, dalla terra al cielo, dal mondo materiale al mondo spirituale, dalla morte alla vita. Elevandosi verso l’alto, può alimentarsi del fuoco superiore, presente in massima misura nel sole, con un conseguente ringiovanimento. È infatti considerato un uccello solare, detto anche “uccello di fuoco”, per la sua capacità di sfidare il sole guardandolo senza bruciarsi e assimilando la potenza dai suoi raggi. 
L’Aquila viene associata al serpente, che contribuisce al suo significato, formando una coppia di opposti complementari, dove l’Aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze superne, mentre il serpente è l’oscurità, la terra, le forze ctonie. L’Aquila nutrendosi di serpenti incarna idealmente il trionfo del bene sul male. Universalmente, gli dei, i grandi eroi, i re o capi si appropriano della sua forza scegliendola come loro attributo. Nelle tradizioni antiche vediamo ripetersi come una costante l’analogia dell’Aquila come vittoria del bene sul male, dell’elemento olimpico su quello titanico. Un mito ellenico ci tramanda la leggenda dell’Aquila, inviata dal dio olimpico Zeus a divorare il fegato del titano Prometeo, come castigo per aver rubato il fuoco agli dei per farne dono agli uomini. 
Nell’antica Grecia l’Aquila è l’animale sacro a Zeus, che tradizionalmente è rappresentato seduto in un trono con al suo fianco un aquila dalle ali spiegate. In India, Garunda è l’Aquila che serve da cavalcatura a Vishnu e illustra la vittoria del bene sul male. Nella tradizione irano-aria l’Aquila è l’incarnazione della “gloria” dello hvarenò, come forza mistica e un potere dall’alto, che scende sui sovrani e sui capi, li fa partecipi della natura immortale e li testimonia con la vittoria. Infatti negli Arii, che vivevano ogni combattimento come lotta metafisica fra forze olimpiche e forze titaniche, considerandosi come milizia delle prime avevano come loro simbolo l’aquila
Circa il concetto dell’immortalità è anche proprio degli antichi egizi. Solo una parte dell’essere umano è destinata ad una esistenza eterna celeste in stati di gloria, il cosiddetto Ba. Questa parte nei geroglifici egizi è raffigurata come Aquila
Presso gli Irochesi, Oshadagea, la “grande Aquila della rugiada”, è al servizio del dio del Tuono, Hino. Porta sulle spalle un lago di rugiada, con la quale innaffia regolarmente la terra, per permettere alla natura di proseguire la sua opera, anche dopo essere stata attaccata dagli spiriti maligni. Animale psicopompo, accompagna le anime nel loro viaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. È anche un uccello augurale, di cui gli antichi interpretavano il volo. 
 
 
L’Ariete rappresenta la primavera, il rinnovarsi della natura. Associato all’elemento fuoco, incarna le qualità della forza, della potenza e dell’energia creatrice. Nella simbologia egizia il di del sole Ra è rappresentato con una testa di Ariete. Il carattere solare dell’Ariete è illustrato anche nel mito del Vello d’oro (altro non è che una pelle d’ariete), conquistato da Giasone, che lo consegna a Pelia in ricordo della gloriosa spedizione degli Argonauti, l’Ariete fu assunto in cielo, dando il nome ad una costellazione. L’Ariete è uno dei simboli maggiori dell’energia, del dinamismo e della rigenerazione. Presso i celti un corpo di serpente con il capo d’Ariete rappresentava la magia della nascita e dell’origine della vita. 
 
 
La simbologia dell’Asino è svariata e da luogo a interpretazioni discordanti. L’Asino partecipa delle due nozioni, pur contraddittorie, di sapere e ignoranza. L’Asino compare in varie mitologie. Nella mitologia egiziana, l’Asino animale sacro a Seth (assassinio di asinoOsiride) è simbolo ctonio (che abita nel regno degli inferi, in particolare riferimento alle divinità) e malvagio. Mentre per i popoli indoeuropei è simbolo di regalità e saggezza, in special modo per gli Ittiti. Cavalcatura di entità celesti, di principi e di eroi in India e Cina, in tale veste il ruolo dell’Asino emigrò dal mondo asiatico a quello greco e a tutto il bacino del mediterraneo. Infatti nella mitologia greca era collegato a Sileno, il precettore di Dioniso, sempre rappresentato a cavallo di un Asino. Nella tradizione persiana l’Asino giusto protegge l’Albero di tutte le semenze. 
 
 
 
L’Avvoltoio incarna la morte, ma nella misura in cui si fa garante della resurrezione delle anime. Sotto questo aspetto in Egitto è collegato alla dea Iside nella sua funzione di conduttrice delle anime dei defunti nel regno dei morti. 
 
 
La Balena è un grande mammifero marino. Per la sua forma rotonda, l’immensità della balenasua bocca e la sua natura pacifica, partecipa del significato di matrice (nella terminologia esoterica la matrice simboleggia un luogo originale e sacro da dove ha inizio la vita; essa forma un universo chiuso e protetto, sede simbolica della fusione prima della sua distruzione con la nascita del mondo). Quindi la Balena entra nell’universo simbolico come agente trascendente e vettore di iniziazione.
 
BRUCO
 
Il Bruco simboleggia la gestazione, l’essere in divenire, il risveglio del candidato all’iniziazione spirituale. Incarna la trasformazione, il passaggio dal profano al sacro, da una condizione terrena ad una condizione celeste. 
 
CAMALEONTE
 
Il Camaleonte, grazie alla sua capacità di cambiare colore, incarna la lenta evoluzione, trasformazione o sublimazione della materia e dello spirito. L’etimologia della parola, dal greco khamaileon, “leone che si trascina per terra”, crea un punto di contatto con il leone. Infatti nell’antichità il Camaleonte è paragonato ad un leone in miniatura, dando l’impressione di forza e di potenza per le sue capacità di adattamento e dissimulazione. Il Camaleonte è anche un animale psicopompo, incaricato di guidare le anime nel regno dei morti. 
 
 
Un legame simbolico molto stretto unisce il Cane alla morte, in molte tradizioni antiche: sia nella sua funzione di guardiano delle porte dell’ade, sia come animale psicopompo, nella sua funzione di guida che accompagna i morti nell’aldilà. In Egitto, Anubi il dio dei morti, è rappresentato con una testa di Cane o di sciacallo. Garm, Cane mostruoso, della tradizione germano-scandinava, è il guardiano del regno dei morti.
 
 
 
Il Cavallo è un animale solare; a causa della sua potente muscolatura e del suo carattere focoso simboleggia la forza dell’energia pulsionale: pericolosa quando è libera e mossa dal significato dei sensi, utile per la realizzazione spirituale quando è controllata e dosata. Domare un Cavallo equivale a padroneggiare le pulsioni interiori. È la cavalcatura dei messaggeri divini, dei cavalieri o dei guerrieri spirituali. Ha talvolta una funzione psicopompa, come guida delle anime alla sede ultraterrena. Anche il colore del suo manto ha un valore simbolico: il Cavallo bianco, al servizio del bene, il Cavallo nero, del male. Nell’antichità era praticata l’ippomanzia, attribuendo così al Cavallo un valore profetico. Secondo una credenza, attraverso l’interpretazione del suo nitrito, del movimento degli orecchi o della coda, si potevano prevedere gli eventi futuri. Anche presso i Germani e i Celti il cavallo assumeva un ruolo importante nell’arte augurale. Praticavano la cefalomazia, che consisteva nell’utilizzo di teste di animali, soprattutto del Cavallo, per trarne messaggi profetici. Dopo aver lavato e pulito le teste degli animali, utilizzate per dei rituali di sacrificio, i vaticini venivano pronunciati in base al suono prodotto dalle mascelle. 
 
 
Il Cervo è il simbolo della rigenerazione vitale, per il rinnovarsi periodico delle sue corna, che sono paragonate anche ai rami degli alberi per il loro valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori. Quindi le corna sono il simbolo della longevità e del ciclo delle rinascite successive. Nella leggenda greca di Ciparisso, la morte del cervo è all’origine del cipresso, simbolo dell’immortalità e dell’eternità. Da tempi antichissimi nell’area circumpolare il Cervo è associato al simbolismo del sole e della luce, incarnandone gli aspetti di creazione e civilizzazione. Il Cervo è contrapposto nel simbolismo al toro, elemento della forza cieca generatrice e tipico delle precedenti civiltà matriarcali. Il Cervo in questa contrapposizione assume l’emblema di animale tipico della civiltà indoeuropea. È il principio paterno che si scontra con la “civiltà della madre”; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità. In Grecia era consacrato a dei della purezza e della luce, come Apollo e Atena. Nella tradizione germano-scandinava, il cervo riveste un carattere negativo, visto come principio malefico poiché tenta di distruggere l’albero originario. Secondo una leggenda quattro Cervi brucano incessantemente i nuovi germogli del frassino Yggdrasil, per indebolirlo e impedirgli di crescere rigoglioso.
 
 
La Chiocciola evoca il lento percorso spirituale, infatti il processo di iniziazione esige tempo e pazienza. L’iniziato, nel suo cammino deve muoversi con prudenza, con pazienza, economizzando le sue forze: tutte qualità che ritroviamo nella Chiocciola. Il guscio o conchiglia della Chiocciola rappresenta il contenente, il ricettacolo, per analogia la matrice, che esprime la fecondità, la gestazione. La forma a spirale della sua conchiglia esprime l’evoluzione ascensione, indicando il moto universale di aspirazione verso l’alto. Una credenza popolare vuole che la Chiocciola sia un indovina e conoscesse il futuro; come tale sia l’incarnazione della saggezza della precognizione e dell’intelligenza intuitiva.
 
CICALA
 
La Cicala per il suo canto regolare e ininterrotto, rappresenta l’immortalità. Nella tradizione greca, la Cicala era un attributo di Apollo, conferma del suo carattere solare
 
 
 
La Civetta insieme al gufo rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la Civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. Infatti troviamo un riscontro di questo significato positivo della Civetta nella mitologia antica. Il geroglifico egiziano della Civetta simboleggiava la morte, la notte e la passività, e anche indicava il sole al di sotto dell’orizzonte quando si tuffava nel mare per lasciare il posto all’oscurità. Nella mitologia degli aztechi la Civetta caratterizzava Techolotl il dio dell’oltretomba. Nella mitologia greca e romana la Civetta era sacra alla dea della sapienza Atena-Minerva. 
 
 
 
La Colomba è associata alla purezza incontaminata, all’innocenza e alla pace del cuore e dello spirito. 
A livello esoterico rappresenta la ricerca di un punto fermo dal quale far ripartire un nuovo ciclo vitale. 
Infatti la Colomba è l’incarnazione del principio sottile, etereo, utile per l’elevazione spirituale dell’uomo. 
In associazione con il corvo, principio del male, la Colomba rappresenta in modo emblematico il principio del Bene.
 
 
 
Il Corvo è considerato in molte civiltà un uccello portatore di malaugurio. E' al servizio delle forze oscure. È anche considerato un uccello profetico e annunciatore di sventura e di morte. È in netta contrapposizione con al simbologia della colomba, che incarna le forze del bene. 
 
 
 
Il Delfino ha acquisito importanza per la sua benevolenza. Nella mitologia e nelle leggende di tutto il mondo è considerato un amico dell’uomo uno strumento delle forze del bene contro le potenze occulte del male. Il Delfino incarna la purezza, l’innocenza e la bontà naturale, molti miti gli attribuiscono come dote anche l’intelligenza. 
 
GALLO
 
Il Gallo strettamente legato al sole, di cui annuncia il sorgere, è il simbolo della rinascita ed è un alleato delle forze benefiche e protettrici. Svolge la funzione di sorveglianza scacciando gli spiriti del male. Sacro al dio solare Apollo, nella mitologia greca è associato anche a Persefone, il principio luminoso degli inferi, e a Ermes il messaggero degli dei. Il Gallo è legato alla leggenda del frassino Yggdrasil, in quanto è un gallo appollaiato su di esso che avverte gli dei delle minacce da parte delle forze del male. In oltre al suo simbolismo solare il Gallo incarna il principio maschile, la virilità e l’aggressività del combattente. In molte civiltà il combattimento dei Galli è l’allegoria delle lotte cosmogoniche.
 
GATTO
 
Il Gatto racchiude in se il lato istintivo della Natura, è un animale libero e indipendente. Perciò è un essere privilegiato per il suo lato criptico e segreto. Lo compresero gli Egizi che fecero del Gatto una divinità che siede nell’Olimpo degli dei. L’origine del Gatto risale al periodo terziario, circa 50 milioni di anni fa, discendente del Felis sylvestris libica, il Gatto africano. Ed è proprio in Africa nell’antico Egitto che si è istaurato il sottile legame esoterico tra l’uomo e il Gatto. Nell’antico Egitto il Gatto era considerato la manifestazione terrena di Bastet, la dea della salute e divinità protettrice della fertilità, della maternità e delle gioie terrene (danza, musica e sessualità), rappresentata con il corpo di donna e la testa di Gatto. 
Infatti dalle immagini dipinte o scolpite nelle raffigurazioni di tombe e templi è possibile vedere come la dea Bastet era considerata: dea del canto e della danza, della prolificità degli uomini e degli animali, protettrice della maturazione delle messi e dei frutti e dea dell'amore. Nella sua mano sinistra, spesso veniva raffigurato un amuleto sacro a forma di occhio di Gatto, l'utchat, che aveva poteri magici. 
Questo amuleto veniva riprodotto nelle decorazioni delle case, dove proteggeva da furti, malattie ed incidenti, nei templi e nei gioielli. Tenuto al collo proteggeva i viaggiatori e regalato agli sposi era auspicio di molti figli. Il Gatto era venerato come un essere sacro, chi uccideva questo animale era punibile con la morte. Quando un Gatto passava a miglior vita veniva imbalsamato e la sua tomba era posta in un necropoli destinata esclusivamente a questo animale. 
Il Gatto è un essere lunare, è l’umido, il femminile, la terra, il notturno, contrapposto al maschile, a tutto ciò che è solare. Il Gatto è ritenuto un animale empatico per le sue capacità sensitive tra le quali quella di captare le energie negative dell’ambiente e di catalizzarle su di sé, per questo motivo viene considerato terapeutico per l’uomo. 
Il Gatto conosce istintivamente i segreti del benessere e dell’armonia, infatti i monaci zen ritenevano che era in grado di “mostrare la Via”. Gran parte delle sue eccezionali qualità dipendono dai sensi. 
Un udito superfino, un olfatto prodigioso, una vista che funziona anche al buio, sono “strumenti” talmente sofisticati da permettere al Gatto di “vedere” una realtà molto più ampia di quella che è alla nostra portata. Per questa ragione in passato il Gatto era considerato un essere soprannaturale e c’era chi lo venerava come un dio, come gli antichi egizi, e chi invece lo riteneva diabolico e infernale come accadeva nel Medioevo.
 
GUFO
 
Il Gufo, insieme alla civetta, rappresentano la chiaroveggenza, associati spesso a maghi e indovini, simboleggiando la comprensione, la luce dopo la soluzione di un problema. Essendo animali notturni evocano l’oscurità come sinonimo di tenebre e di morte, ma mentre la civetta, con il suo sguardo acuto penetra il buio, personificando la luce come uscita dalla tenebre indicando la rivelazione, al Gufo spetta un significato negativo, come uccello del malaugurio, annunciatore di morte. 
 
LEONE
 
Il Leone è un animale solare, esprime la luminosità e la luce, caratteristiche dell’energie celesti, inoltre è sinonimo di regalità, essendo per antonomasia il re degli animali, simbolo di forza, di coraggio e di saggezza. Il Leone, come animale solare, rappresenta anche gli istinti selvaggi oltre alla forza vitale della natura. Il Leone ha una simbologia ambivalente negativa e positiva. Nella sua valenza negativa il Leone è il simbolo degli istinti non domati in preda alla concupiscenza, come desiderio sfrenato di possedere tutto ciò che cade sotto i sensi. Nella valenza positiva è sinonimo di regalità e di sapienza. In un percorso iniziatico il leone simboleggia l’ardore e la forza con cui l’iniziato riesce a dominare il suo lato istintivo, che lo condurrebbe nelle tenebre, per intraprendere un cammino verso la luce. 
 
TIGRE
 
Nella visione esoterica di William Blake, poeta e artista inglese del XVII secolo, la Tigre è l’archetipo allegorico dell’immagine originaria, in quanto creata da un potente demiurgo, che ha proiettato in essa un complesso di forze “titaniche” e terrificanti, e la stessa capacità creatrice. Ecco perché la tigre evoca una forza energetica sovrannaturale poiché partecipa della facoltà divina di accedere all’Assoluto. 
In un visione generale simbolica la Tigre assume sia connotazioni positive sia negative: nel suo aspetto positivo è il simbolo della forza accrescendo la potenza di colui al quale si accompagna, nel suo aspetto negativo rappresenta le potenze infernali, la natura selvaggia e distruttrice. Nella mitologia greca la Tigre è associata al dio titanico Dioniso, il carro del quale è trainato da quattro tigri. Mentre nell’inferno cinese, la Tigre ha una funzione purificatrice e di guardiano, in quanto divora le anime di coloro che tentano di oltrepassare la porta dei ritornanti. 
 
 
 
 
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

I tra cardini da valutare per una postura corretta  sono gli occhi , l’occlusione e l’appoggio plantare , ragione per cui è sempre necessaria per una corretta valutazione una visita odontoiatrica  che valuti gnatologicamente  il corretto  bilanciamento delle arcate dentarie  durante la masticazione e non solo, ma anche una visita ortottica e posturale con attenzione alla dinamica dell'appoggio plantare





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