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Le dimensioni del pene




Quando le dimensioni sono un'ossessione

 Le normali misure del pene

 
Chiariamo subito che le dimensioni dei genitali non giocano un ruolo importante ai fini del procacciamento del piacere alla nostra partner, a meno che queste non siano riconducibili alla patologia definita come micropenia, nella sua forma più grave: anche in questo caso però, l'atto sessuale non viene inficiato, in quanto la struttura della vagina permette alla donna di ottenere piacere anche nel caso in cui non vi sia una penetrazione completa.
 
Ad ogni modo, volendo cercare di definire quando la misura del nostro pene rientra nella media, dobbiamo prendere in considerazione, tra due stadi in cui si può trovare il nostro organo genitale, lo stato di erezione. Le misurazioni si effettuano, infatti, anche sul pene "a riposo", ma come vedremo,si tratta di misurazioni poco attendibili, delle quali diamo conto ai fini di un'informazione completa.
 
Allo stato flaccido, tenendo conto delle grandi differenze intercorrenti tra una persona e l'altra, (differenze che nello stato di erezione tendono a venire meno) il pene misura tra gli otto e gli undici centimetri. Secondo alcune ricerche scientifiche la lunghezza media del pene a riposo, nell'uomo moderno, è di circa nove centimetri e mezzo.
 
Nel momento dell'erezione, un pene deve misurare, normalmente, tra i nove e i ventidue centimetri. Secondo gli studi scientifici la maggior parte dei maschi in età fertile, hanno un membro la cui misura, in stato d'erezione, è tra i tredici e i diciotto centimetri.
 
Lo stato del pene da tenere in considerazione per valutare se si è affetti dalla micropenia è comunque, come detto, sempre quello di erezione. La risposta sul perché la misurazione effettuata sull'organo "a riposo" non sia affidabile è che i risultati possono essere estremamente variabili e diversi a seconda di fattori esterni, come, ad esempio, le condizioni climatiche o psicologiche, uno spavento improvviso. Inoltre nell’apparato genitale possono essere presenti, quantità di sangue maggiori o minori in momenti diversi della giornata. Queste sono alcuni tra i motivi per cui, una misurazione per stabilire se si è affetti da patologie, fatta dal medico o da noi in totale autonomia, va fatta sempre e solo a pene in stato eretto.
 
B) Come misurare la lunghezza del pene
Appurate quali siano le dimensioni che dobbiamo riscontrare nel nostro pene, per poterci definire nell'alveo della normalità anatomica, bisogna ora capire come deve avvenire la misurazione. Per compiere in modo corretto questa operazione, vanno tenuti in considerazione due parametri: la lunghezza e lo spessore del nostro membro. Il problema è che la "circonferenza" (ossia lo spessore di cui abbiamo parlato poc'anzi) non è identica in ogni punto del pene, in quanto, ad esempio, quella alla base potrebbe essere diversa rispetto a quella riscontrabile sulla punta.
 
E quale punto della circonferenza è più importante ai fini della misurazione?
 
Ma la risposta alla domanda "come si misura la lunghezza del pene?", oltre ad avere tutte queste implicazioni concernenti i parametri da prendere in considerazione ne ha una ancora più importante: come detto, il pene è misurabile in due diversi stati, ossia, come spiegato nel punto A, in quello flaccido, o più comunemente "a riposo" e in quello eretto. Ribadiamo che la misurazione da tenere in considerazione è sempre e solo quella fatta sul pene non a "riposo".
 
Ma come come si effettua la misurazione della lunghezza del pene?
Solitamente gli andrologi, per compiere questa operazione, utilizzano un righello rigido, avente una lunghezza di poco superiore a quella massima del pene. Il righello deve essere posizionato lateralmente rispetto al pene, più precisamente nel punto che unisce la base dello stesso con l'osso pubico. Il righello va posto all’esatto centro laterale dell'asta: in altri termini non va posizionato sulla parte superiore e nemmeno su quella inferiore.
 
E' inoltre preferibile, perché la misurazione sia corretta, effettuarla in piedi, mantenendo il membro in posizione perpendicolare rispetto al resto del corpo. Ovviamente è consigliabile far effettuare l'operazione da uno specialista, per avere dei risultati certi e sicuri. Se invece, la misurazione è fatta in autonomia, è buona regola annotare i risultati e fare più misurazioni, per arrivare ad avere un risultato il più possibile vicino a quello esatto.
 
C) Quando è corretto parlare di pene piccolo e quindi di micropenia? 
Quali sono le cause? 
Come si manifesta? 
Quali le cure?
Definite le misure che deve avere il nostro pene per poterlo considerare non affetto da micropenia, vediamo ora in cosa consiste nello specifico questa patologia.
 
Detto che il membro deve misurare "a riposo" tra gli 8 e gli 11 centimetri e in erezione tra gli 8 e i 22, la micropenia sarà diagnosticata, ad un semplice esame esterno, se il pene in erezione misura dai 7 centimetri in giù.
 
Le cause della micropenia possono essere le più disparate. Tra le più frequenti ricordiamo: 
 
1) insufficiente produzione di alcuni ormoni maschili, tra cui il testosterone e gli androgeni.
 
2) la scarsa sensibilità dei tessuti agli ormoni.
 
3) Malattie di tipo genetico, come quelle causate da alterazioni dei cromosomi. Un esempio è la sindrome di Klinefelter, che prende il nome dall'endocrinologo che la scoprì. La sindrome, che si caratterizza per la presenza nell'essere umano di sesso maschile, di un cromosoma X di troppo, comporta,a volte, tra le altre conseguenze, uno sviluppo del pene ridotto.
 
Sviluppo molto ridotto del pene che si può manifestare associato anche ad altre malattie di tipo funzionale, come l’ipospadia e l’epispadia, consistenti in uno sbocco non nella norma del meato uretrale, che se non risolte con un intervento chirurgico, possono incidere sul normale sviluppo dell'apparato genitale e comportare un ridotto sviluppo del pene. La micropenia è spesso presente anche in soggetti affetti da un ritardo mentale.
 
La diagnosi, come abbiamo detto, è fatta prevalentemente tramite misurazione. E' possibile valutare la sussistenza o meno di questa patologia fin dai primi anni di vita. Come vedremo, scoprire il prima possibile di essere affetti da micropenia è importante perché le cure iniziate in giovanissima età portano dei risultati molto più soddisfacenti rispetto a cure il cui inizio avvenga nel periodo che va dall'adolescenza in poi.
 
Un'altra strada che viene percorsa, per valutare la presenza di questa patologia è quella della diagnosi differenziale con altre patologie, come ad esempio la sindrome del pene nascosto, una patologia che colpisce i soggetti affetti da obesità, il pene palmato e la dismorfofobia peniena.
 
Analizzate le principali cause dell'insorgenza della micropenia, scopriamo insieme le modalità attraverso cui è possibile intervenire su di essa.
 
Se la patologia viene diagnosticata nei primissimi mesi o anni di vita e sia conseguenza di un'altra patologia legata ad ipogonadismo, le cure che vengono poste in essere sono di tipo ormonale. Se il trattamento ormonale è iniziato in questa fase, le probabilità di risultati molto positivi sono ovviamente alte. Altrettanto intuitivamente, se il trattamento ormonale, per un qualsiasi motivo, anche una diagnosi tardiva, è avviato nell'adolescenza, la crescita del pene sarà molto ridotta e l'unica strada davvero percorribile sarà l'intervento chirurgico. Intervento chirurgico da cui però non è lecito aspettarsi risultati strabilianti, in considerazione del fatto che l'anatomia della zona dei genitali è comunque ormai definita e, più nello specifico, la zona del pene a cui è riconducibile l'erezione, ossia i corpi cavernosi, non è modificabile.
 
Le tecniche utilizzabili sono diverse: la più usata è quella che prevede, come riportato su diverse riviste scientifiche,la sezione del legamento sospensore del pene, seguita da quella che prevede l'aspirazione del grasso presente nella zona del pube che circonda la base della porzione pendula del pene e,più recentemente,dalle iniezioni endopepiene di acido ialuronico.Va da se che tali procedure debbano essere condivise anche dal Paziente,considerando che le aspettative del medesimo sono,quasi sempre,molto maggiori rispetto alle reali possibilità della chirurgia estetica.
 
D) La dismorfofobia peniena, detta anche Sindrome da spogliatoio: 
 
Cause, manifestazioni cliniche, terapie e prevenzione
Moltissimi uomini, di tutte le età, sono spesso convinti di essere affetti da micropenia o comunque di avere dei genitali non consoni al loro immaginario.
In realtà le statistiche dimostrano come questa sia una patologia molto rara. 
 
Perché allora molti uomini sono convinti di soffrire di questo disturbo?
 
I motivi sono molteplici e svariati e soprattutto correlano al momento storico che stiamo vivendo:  
 
La maggiore attenzione rivolta dai mass-media alla chirurgia plastica dei genitali femminili e maschili, con la promozione di  tecniche, spesso dannose e non risolutive di un disagio psicologico,  di allungamento dei genitali maschili.
2- La massiccia diffusione della pornografia che contribuisce a far passare un messaggio inadeguato e falso che correla le dimensioni  dei genitali maschili con la  soddisfazione femminile.
3- L’assoluta assenza di programmi adeguati di educazione emozionale/sessuale, che formino ed informino i ragazzi sull’importanza di una sessualità che vada ben oltre qualche centimetro in più. 
 
I ragazzi e gli uomini che vivono nella convinzione di avere un pene piccolo, non sono spesso affetti da micropenia, ma da un disturbo chiamato “dismorfofobia peniena”.
 
In linea generale la dismorfofobia, termine derivante dal greco, è la fobia che trae origine da un'errata visione e percezione relativamente a quello che è il nostro aspetto esteriore. 
Molte ragazze anoressiche per esempio, pur essendo magrissime, si vedono  e percepiscono in sovrappeso e continueranno a dimagrire, spesso fino alla morte.
 

La dismorfofobia peniena consiste nella paura di avere  un pene anomalo, di dimensioni chiaramente inferiori alla media o addirittura troppo piccolo o curvo, poco adatto per un’adeguata vita intima, relazionale e sessuale.

 
Le statistiche hanno dimostrato come, nella stragrande maggioranza dei casi, la dismorfofobia peniena si manifesti nella convinzione di avere un pene piccolo, ma non realmente piccolo. 
 
  In questo caso, distinguiamo due tipi di dismorfofobia peniena: 
 
quella di natura esteriore, detta anche Sindrome da spogliatoio e quella invece che è relativa al momento del compimento dell'atto sessuale, quest’ultima solitamente correla con una bassa autostima sessuale ed un’ansia da prestazione ed impreparazione.
 
Quali sono le cause della dismorfofobia peniena, detta "Sindrome da spogliatoio"? 
 
L’etiologia è spesso poliedrica e correla con un’infinità di cause psichiche, con un quadro di  analfabetismo sessuale e con cause  relazionali, vediamone alcune:
 
1-  L’errore di confrontare il proprio pene (ed anche i testicoli) con quelli degli attori dei film porno. 
 
Pochi sanno infatti che le misure dei peni degli attori, decisamente esagerate e poco veritiere, sono ottenute attraverso studiate e collaudate tecniche ottiche. 
 
2-   La conclusione di un amore. Spesso la fine di una relazione, obbliga a fare i conti con altre donne ed esperienze, talvolta ansiogene; ansie che se il paziente fosse rimasto sempre con la stessa donna, forse non sarebbero mai emerse.
 
3-   La presenza di alcuni  disturbi nella sfera sessuale, come ad esempio il deficit erettivo o l'eiaculazione precoce, che se non diagnosticati e trattati, contribuiscono a conferire al paziente, la percezione di un pene brutto, piccolo e poco potente sessualmente.
 
4-   I messaggi spesso ricevuti e veicolati  dai media,  molto spesso velatamente, altre volte chiaramente: sono messaggi esaltanti il "mito della virilità”, intesa nell'accezione di virilità  esclusivamente a livello genitalico, nel pensiero generale è spesso ricondotta alla lunghezza del pene.
 
5-   La falsa correlazione tra dimensione dei genitali e risposta orgasmica femminile e l’assoluta non conoscenza da parte dei giovani della risposta sessuale della donna, enfatizzando due variabili false e poco veritiere come la “dimensione” dei genitali e la “durata” del coito. 
 
Il disturbo si presenta sotto forma di una costante paura e ansia per l'anomalia che i nostri occhi e il nostro cervello percepiscono, ma che in realtà sono inesistenti.
 Come è facilmente prevedibile, la Sindrome da spogliatoio si presenta durante l'adolescenza, un periodo che per la stragrande maggioranza dei ragazzi è molto problematico ed ha un pessimo rapporto con se stesso, ma spesso si protrae nel tempo e nelle relazioni, danneggiandole e compromettendole.
 
Considerando che, secondo le statistiche, questa sindrome è in costante aumento, il modo migliore per capire se una persona ne è affetta o se le sue sono paure ed ansie giustificate, perché effettivamente colpito dalla più grave micropenia, è la diagnosi differenziale.
 
Una volta stabilito che una persona è affetta da dismorfofobia peniena, a seguito di visita andrologica, come curarla?
 
La terapia da porre deve essere  stabilita sulla base della gravità dei sintomi e della situazione personale e sociale del soggetto che ne è colpito. 
 
I casi più gravi, che sono comunque un numero ridottissimo, possono portare all'insorgenza di istinti suicidi, disturbi di natura ossessivo-compulsiva, varie altre tipologie di disturbi della personalità, incapacità a relazionarsi con il mondo esterno, ovviamente  anche con il proprio partner e vanno curati con un'adeguata  informazione psico-sessuologica, mediante un counselling psicologico  oppure, nei casi più severi, mediante una  psicoterapia o terapia combinata (farmacoterapia e terapia psicologica)
 
Solitamente la psicoterapia, nei soggetti che presentano la dismorfofobia peniena in forme estremamente grave, si accompagna con la somministrazione di farmaci specifici, somministrati dallo psichiatra o dal neurologo.
 
In conclusione, trattandosi di una malattia di natura psicologica è consigliabile cercare di evitarne l'insorgenza, con un'adeguata opera di prevenzione. 
 
Opera di prevenzione che deve partire dalla famiglia e dalla scuola, gli ambienti che gli adolescenti, i più colpiti da questa patologia, frequentano in modo continuativo.
 
Per chi invece ne è colpito in un'età successiva, quindi si può parlare di un “disturbo secondario”, è fondamentale, come azione di prevenzione, recarsi dall’andrologo,  il quale sarà il primo ad effettuare una diagnosi clinica di tipo differenziale e stabilire le cause dell’insorgenza delle paure e del disagio sessuologico/esistenziale.
 
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PROBLEMI ALLA VISTA E POSTURA

I problemi alla vista e la postura

Sembrerebbe improbabile una correlazione fra denti e occhi, ma ricerche effettuate dimostrano il contrario. Un esempio classico è la capacità di accomodamento, ovvero la minima distanza di messa a fuoco di una matita. Fate questo semplice test.

Nella posizione eretta, con i piedi in posizione per voi comoda provate a vedere quanto riuscite ad avvicinare la matita al vostro naso senza far sdoppiare l'immagine e misurate la distanza fra naso e matita. Poi convergete il più possibile i piedi l'uno verso l'altro in modo da metterli in posizione per voi molto fastidiosa e riprovate: molti noteranno che non potranno avvicinare la matita come prima!

La contrazione muscolare anomala degli arti inferiori si è ripercossa per collegamento fra catene muscolari, fino ai muscoli oculari impedendone il normale funzionamento. In questi pazienti si può sospettare un affaticamento dei muscoli oculari indotto da alterazioni posturali

Si è visto che l'affaticamento alla visione e le forie, ovvero i piccoli strabismi compensati, risentono molto di tali contrazioni che possono benissimo essere indotte dal combaciamento dentale.

 

Se a ciò si aggiungoni i cosiddetti "torcicolli oculari" ossia atteggiamenti inclinati e/o ruotati del capo indotti dagli strabismi, ecco che il quadro si complica, ma soprattutto interagisce con i settori vicini, a.d esempio i denti e le cefalee

Gli occhi e la postura

Cosa c'entrano gli occhi con la postura?

C'entrano perché anche attraverso la vista il nostro cervello sa cosa è dritto e cosa è storto, e quindi quanto siamo dritti e quando siamo storti. In particolare il cervello confronta le informazioni visive che vengono dagli occhi con le informazioni che arrivano dai muscoli degli occhi, quindi quello che vediamo e la direzione del nostro sguardo. Queste informazioni, insieme a quelle che provengono da altre parti del corpo (muscoli, articolazioni, denti, orecchie, solo per citare le principali) servono appunto al cervello per capire quanto siamo dritti e quanto siamo storti e quindi, se necessario, mettere in atto delle manovre per correggere la postura. E' evidente quindi come sia importante controllare anche gli occhi quando siamo in presenza di una patologia posturale.

Come si fa?

Si fa una visita con un oculista o un ortottista che controllerà anche la situazione dei muscoli degli occhi e, soprattutto il loro rapporto con la postura.

Serve sempre fare un controllo visuo-posturale?

No, solo se il medico che sta valutando il nostro problema posturale avrà il sospetto che gli occhi possano avere un ruolo nella patologia.

E come fa a capirlo?

Con un test molto semplice: valuterà la nostra postura ad occhi aperti e ad occhi chiusi: normalmente la postura ad occhi chiusi peggiora, se dovesse migliorare si può sospettare che siamo in presenza di un problema del sistema visivo. In altre parole gli occhi, anziché migliorare il nostro assetto posturale lo disturbano.

E se c'è qualcosa che non va?

Allora l'oculista valuterà una eventuale modifica della correzione degli occhiali o, magari, ci consiglierà di fare qualche esercizio di ortottica: un po' di ginnastica per i muscoli degli occhi.

E chi porta gli occhiali?

Deve dirlo al medico che sta studiando la sua patologia posturale (e portare gli occhiali quando va a farsi visitare!). In questo modo sarà possibile effettuare la visita con e senza occhiali e valutare se questi ultimi possano condizionare il problema della postura.

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Coffea cruda

Il coffea per le sue proprietà in omeopatia è indicato per risolvere diverse proplematiche come l' ipersensibilità al dolore e insonnia ed inoltre risulta efficace contro i disturbi della menopausa ed ipereccitazione tuttavia un sovradosaggio può causare nervosismo, accompagnato da tachicardia, desiderio continuo di urinare e disturbi del sonno, oltre che maggiore sensibilità al contatto.





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